D’estate con i “Cantieri della solidarietà” e lungo l’arco dell’anno con giovani volontari in servizio civile.
Il nostro partner è la Diocesi di Cochabamba, una piccola “colonia” italiana, con un Vescovo friulano, msg. Tito Solari e per direttore della Caritas un sacerdote bergamasco, p. Eugenio Coter.
Da tempo la Diocesi di Cochabamba, costituita principalmente da territorio andino che arriva a oltre 5.000 metri, si sta impegnando a sostenere il “movimento dei senza terra” che opera in modo non violento affinché venga fatto prevalere il principio della tradizione indigena secondo cui la “madre terra” non può essere privilegio di pochi e non può diventare merce di scambio. In occasione del Grande Giubileo del 2000 la Conferenza dei Vescovi boliviani aveva pubblicato una lettera pastorale dal titolo “Terra, madre feconda per tutti”, a dire che la terra è un bene comune e deve svolgere una funzione sociale. La storia boliviana ha invece visto la maggior parte della popolazione relegata sugli altipiani andini dove a 4.000 metri il territorio produttivo è solo il 7% del paese. Per contro, le immense estensioni della zona amazzonica, sono state assegnate dai dittatori che si sono succeduti ai grandi latifondisti loro sostenitori.
Per sostenere il principio che animava la riforma agraria del ’53 - peraltro mai attuata pienamente - “la terra è di chi la lavora”, Caritas Ambrosiana lancia il progetto “Madre Tierra” finalizzato a trasferire 100 famiglie dalla zona andina nei territori non coltivati e di proprietà demaniale, attivando lo scavo di pozzi e la costruzione di nuovi insediamenti abitativi, nonché l’accompagnamento dello sviluppo economico successivo.
Scriveva l’autore del Levitico, uno dei cinque libri fondamentali di tutto l’Antico Testamento: “Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini” (Lev 25,23). Un monito che i grandi possidenti boliviani non potranno ignorare ancora troppo a lungo!
L'intervista a Mons. Tito Solari Vescovo di Cochabamba
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