“E se anche voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”. Suonava così il ritornello di una canzone che Fabrizio de Andrè scrisse nei lontani anni 70. La possiamo utilizzare come incipit di questa riflessione che rimanda all’appuntamento di sabato 7 novembre, al Convegno che precede la Giornata Diocesana della Caritas Ambrosiana e che quest’anno ha come titolo-slogan “Sobrietà – Solidarietà - Stili di vita”.
È sul tema degli stili di vita che vorrei soffermarmi: c’è un post-crisi da progettare e questo post-crisi deve comprendere in modo preciso una dimensione di impegno individuale. Contro due rischi: quello della retorica del “non è successo niente, continuiamo a fare come prima”; ma anche quello non meno pericoloso del “ciò che deve cambiare è l’economia mondiale, le grandi politiche monetarie, gli stipendi dei super manager, ...”.
Dunque la retorica del “non è successo niente”. Assecondarla è pericoloso, perchè significa che stiamo sprecando la crisi. Così ci ammoniva Luciano Manicardi nella sua relazione a Triuggio: “Di fronte alle crisi il rischio che corriamo facilmente è di negare o di rimuovere, o di fuggire ed evadere, o di darsi da fare per chiudere la breccia, o per mutare solo la superficie e non la sostanza, il fondo delle cose, o per cercare di riparare ciò che non può più essere riparato. Il rischio è che si combattano battaglie di retroguardia per paura. Ma forse ... si può osare anche uno sguardo altro sulla crisi. La crisi è occasione di intelligenza e di azione responsabile. La crisi sollecita e attende la nostra responsabilità. A noi la risposta.”
Ma poi c’è anche il pericolo della tentazione di scaricare solo sul piano istituzionale la responsabilità della crisi e del post-crisi. Il che significa non lasciarsi coinvolgere e rinunciare a mettersi in discussione a livello individuale. Allora parlare di stili di vita significa avere l’umiltà di riconoscere che il nostro modo di consumare, di acquistare, di fare le ferie, di risparmiare, ... hanno a che fare con la possibilità di pensare ad un futuro diverso. Ma significa anche riconoscere che la ricerca di un autentico benessere, di una vita serena, di una sicurezza non solo gridata, devono passare attraverso una graduale revisione delle nostre priorità e la capacità di mettere al centro il tema della sobrietà.
Sobrietà è un concetto ricco di significati che evocano la semplicità, l’equilibrio, l’essenzialità, il senso della misura, l’armonia, la delicatezza, la sensibilità verso l’altro.
Sobrietà è disponibilità alla condivisione dei beni, senza egoismo e senza sprechi; è collocarsi nel solco della tradizione francescana, riscoprendo la virtù cardinale della temperanza.
Sobrietà è soprattutto vedere il mondo con lo sguardo degli altri e in particolare dei poveri, cioè dalla parte di chi già vive in una sobrietà, o addirittura ristrettezza, non scelta, ma imposta da squilibri economici ingiusti. La sobrietà di oggi è un investimento sul futuro di tutti, un segno di rispetto per le generazioni future e per la terra, l’habitat umano da coltivare, custodire e consegnare a chi verrà dopo di noi.
È solidarietà nel tempo, protesa verso il futuro. È prossimità con i poveri del mondo che impegna ad analizzare le proprie abitudini di vita, a improntarle allo stile di essenzialità, risparmiando nel consumo dell’energia, accontentandosi dell’acqua del rubinetto ... Si deve risparmiare, naturalmente, non per accrescere il nostro conto in banca, ma per condividere fraternamente i doni che Dio ci ha elargito.
Dal momento che la sobrietà comprende importanti dimensioni culturali, antropologiche e politiche, occorre evitare di banalizzarla in una casistica quantitativa. Il cambiamento parte dalla coscienza personale, è prima di tutto una scelta interiore, che poi si traduce in comportamenti, gesti, stili di vita. Si tratterà spesso di piccoli gesti collocati in grandi orizzonti perché accompagnati da una coscienza “politica” (come costruzione della città e del mondo), dalla partecipazione ad una strategia “lillipuziana” di cambiamento. Certo, una strategia che non può essere perseguita in solitudine e che domanda quindi un ruolo che le nostre parrocchie potrebbero tentare di giocare: quello di favorire una riflessione, un approfondimento di questi argomenti per giungere ad incoraggiare le famiglie più sensibili ad aggregarsi per sperimentare modi di vivere diversi, ma capaci di portare più gusto, più gioia.
Se tantissimi uomini e donne di poco conto, facessero insieme le stesse scelte economiche di poco conto, in molti luoghi del mondo di poco conto, ebbene, forse qualcosa del nostro sistema sociale inizierebbe a cambiare e il cambiamento non sarebbe ... di poco conto. Sarà questo il modo per sentirci ed essere coinvolti.
Don Roberto Davanzo |
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