Focus su un Paese poco conosciuto
Se si ponessero alcune domande sulla Bielorussia in pochi saprebbero rispondere.
La capitale? Il nome del presidente della repubblica? L’economia bielorussa?
Soltanto la tragedia di Chernobyl è riuscita a varcare i confini nazionali e a fare breccia nella nostra memoria. Del resto si sa poco o nulla. Eppure la Bielorussia era una parte importante dell’ex Unione Sovietica.
Con il forte sviluppo della rete ferroviaria era riuscita a passare da un’economia prettamente agricola a una più diversificata basata sulle industrie leggere. Nonostante la scarsità di materie prime e di fonti energetiche grazie alla laboriosità e all’ingegno la Bielorussia era sempre riuscita a offrire un tenore di vita accettabile e decisamente superiore a quello degli abitanti di altre parti dell’URSS.
L’importante ruolo che il Paese si era ritagliato nel quadro del sistema sovietico dava concrete speranze di prosperità all’alba del crollo del regime. L’industria bielorussa aveva un notevole peso complessivo e garantiva al sistema sovietico il 20% del fabbisogno di motocicli, il 23% dei macchinari agricoli e il 15% della produzione di patate.
Dati decisamente confortanti se si considera che la popolazione bielorussa era solo il 3,5% di quella dell’intera URSS. Al momento della proclamazione dell’indipendenza il Paese partiva da una posizione di vantaggio e sembrava che l’avvicinamento agli standard di vita dei Paesi Occidentali fosse alla sua portata.
Ma la nuova Federazione Russa non aveva intenzione di lasciarsi scappar via un partner commerciale di tale importanza. Così le relazioni tra Minsk e Mosca si consolidano e la Bielorussia genera una vera e propria dipendenza dal vicino.
Negli anni successivi, però, l’incapacità di allacciare nuove importanti relazioni con i Paesi Occidentali mista alla drastica diminuzione della domanda da parte della Russia porta a una crisi economica senza precedenti. Nel 1994 l’aumento dei costi dei combustibili e delle materie prime genera una riduzione della produzione di beni di consumo e l’inflazione tocca punte del 2000%. Il PIL crolla verticalmente e nello stesso periodo fa registrare un -21,5%. Solamente l’antico alleato russo poteva salvare la Bielorussia dal dissesto più cupo. Alla fine del 1994 Minsk e Mosca sanciscono un patto commerciale di unificazione economica dando una forte scossa ai sogni di indipendenza e riportando il Paese sotto la piena influenza Russa.
Col passare degli anni la posizione geografica della Bielorussia diventa di fondamentale importanza per le esportazioni di gas e petrolio russi. Infatti per raggiungere i paesi dell’Europa occidentale, i gasdotti e gli oleodotti sono costretti ad attraversare il territorio della piccola Repubblica. Di conseguenza nel 1997 Elstin sigla un nuovo accordo commerciale con la Bielorussia che, attraverso la concessione di tariffe agevolate per l’acquisto di carburanti, garantisce nuovo ossigeno ai bilanci statali.
Per anni la Russia ha accettato le richieste bielorusse ma oggi non è più disposta a cedere a buon mercato la sua energiae il miracolo economico che ha fatto registrare incrementi del PIL nel 2005 e nel 2006 sembra avere i giorni contati. Il Paese si appresta a vivere una nuova grande crisi, ma a pagare tutto questo, come sempre, saranno i Bielorussi e i primi a farne le spese saranno i più poveri.
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