Perché in Bielorussia ci sono tanti orfani sociali?
Per analizzare la situazione dei minori in Bielorussia bisogna fare i conti con due eventi: l’incidente nucleare di Chernobyl e la persistente crisi economica. Il primo ha creato una nube radioattiva che ha contaminato il 23% del territorio e il 20% dell’intera popolazione. Ancora oggi gli effetti delle radiazioni incidono sulla salute e intere generazioni sono state decimate a causa degli effetti delle radiazioni. Inoltre il numero dei minori disabili è cresciuto in maniera esponenziale.
Il secondo ha disgregato il tessuto sociale portando povertà diffusa e generando pericolosi fenomeni di devianza (alcolismo, prostituzione, criminalità).
In questo contesto il numero degli orfani sociali è andato via via crescendo e ogni anno ci sono 5.000 casi in più. Ma chi sono gli orfani sociali? Sono tutti i minori che sono abbandonati o allontanati dalla famiglia a causa della perdita della patria potestà da parte dei genitori naturali. Nel 2005 gli orfani sociali ammontavano a 32.500 e a prendersi cura di loro erano poco più di 200 operatori.
Ma perché tanti abbandoni?
Oggi in Bielorussia un impiegato di un’impresa guadagna tra i 75 e i 100 euro al mese, un impiegato statale tra i 50 e i 75 euro al mese e un agricoltore deve sopravvivere con 35 – 40 euro al mese.
Una famiglia di 4 persone ha un’uscita mensile di 50 euro al mese per le bollette: ciò significa che al netto di questa spesa non rimane molto per acquistare il cibo e i vestiti (oltre il 40% del reddito viene consumato per i generi alimentari).
I costi per l’istruzione di un figlio sono circa 300 euro all’anno. In un Paese in cui un chilo di zucchero costa più di un litro di vino appare chiaro perché la bottiglia prenda il posto dell’educazione dei figli.
I tagli allo stato sociale hanno determinato l’abbandono di molte famiglie delle quali nessuno si prende cura. Una delle poche realtà che cerca di impegnarsi per aiutare i minori è la chiesa ortodossa.
A Grodno, una città di 300.000 abitanti vicino al confine con la Polonia e la Lituania, la chiesa locale è impegnata su numerosi fronti. Ha creato un centro sociale con un guardaroba per i più poveri, un servizio di sostegno per le famiglie con figli disabili e un servizio di assistenza ai minori che vivono situazioni di estrema povertà.
Il progetto “Tutti a tavola”
La chiesa locale, grazie al suo radicamento nel territorio, è in grado di riconoscere e intervenire in quelle situazioni di abbandono che sfuggono all’intervento statale. Purtroppo i fondi da investire in questa attività sono estremamente scarsi e, a causa delle poche risorse a disposizione, i beneficiari devono essere selezionati tra molti casi. Per questo è importante il sostegno a questo progetto, affinché si possa dare assistenza a un numero maggiore di ragazzi per i quali non ci sono possibilità di uscita dalla povertà.
Il progetto in concreto
Il sostegno ai minori si concretizza nell’offrire loro almeno un pasto completo al giorno per cinque giorni alla settimana (un apporto calorico equilibrato serve anche per contrastare le radiazioni accumulate negli anni dai bambini). Ma oltre all’aiuto concreto, grazie alla presenza e alle cure di un volontario per ogni minore, si instaurerà anche un legame relazionale in grado di aiutare i minori nella crescita. Il costo dell’intervento per ogni minore è di circa 2 euro al giorno e attualmente i beneficiari sono 16 ma altrettanti sono già stati individuati dalla chiesa locale. L’obiettivo è quello di raccogliere 25.000 euro per garantire un pasto al giorno per 30 bambini per un anno e avere delle risorse per lavorare sullo sviluppo del volontariato. Inoltre saranno sostenuti il gruppo di sostegno per i disabili e il guardaroba sociale.
Leggi l'editoriale di don Roberto Davanzo
Leggi il contesto della Bielorussia
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