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A 2 anni dal goudou goudou


12 gennaio 2012



La situazione ad Haiti
La pazienza degli haitiani è stata ricompensata.

A più di un anno dalle elezioni e a 7 mesi dalla diffusione dei risultati elettorali, da fine settembre Haiti ha una regia ufficiale: il presidente Michel Martelly ha trovato infatti un candidato primo ministro che è stato accettato dal Parlamento, riuscendo finalmente a creare un nuovo governo.
Appare così rientrare una situazione che stava iniziando a precipitare: la mancanza di un governo lasciava troppo spazio a personaggi "ingombranti" come l'ex presidente Aristide, rientrato lo scorso marzo dall’esilio proprio a ridosso delle elezioni. Nei mesi precedenti si stava registrando una frequenza sempre maggiore di attentati ed assalti, generando un clima di tensione che pareva ormai pronto ad esplodere. Anche in ragione del fatto che, dopo quasi due anni dal terremoto, iniziava a venir meno la speranza che qualcosa ad Haiti potesse cambiare, lasciando spazio alla disillusione che gli aiuti e gli sforzi della comunità internazionale avrebbero contribuito a cambiare qualcosa, invece di arricchire i soliti noti.

Con la formazione del governo sono stati accantonati, almeno per il momento, gli appetiti di chi cercava di aumentare la confusione per poterne approfittare. La sensazione è stata quella di schivare la buca all'ultimo momento; è bello pensare che questo possa dipendere anche dalla presenza e dalla pressione della comunità internazionale.

Se questo sia il segnale che qualcosa stia cambiando nella politica e nella vita degli haitiani è ancora troppo presto per dirlo. Le premesse sono in linea col passato: in senso assoluto, parliamo di un presidente politicamente fragile, con soli 4 rappresentanti al Parlamento; un presidente che dal 1986 fino al 2011 ha vissuto negli Stati Uniti dove, più che per il proprio impegno politico e sociale, si è costruito una carriera come cantante, incidendo con lo pseudonimo di Sweet Micky alcuni dischi di rap e di Kompa (il genere di musica più popolare ad Haiti). Nonostante le sue canzoni siano intrise di slogan sociali, è difficile interpretare la valenza politica che esprimono. Difficile valutare le sue posizioni rispetto ai due ex presidenti Aristide (che in una delle sue canzoni definisce come "il diavolo") e Jean-Claude Duvalier (Baby-Doc) anche lui recentemente rientrato in patria. Per di più le voci pressanti di un'amnistia per tutti gli ex presidenti non ricevono certo il plauso della comunità internazionale, che vorrebbe invece chiedere conto a queste persone.
La prospettiva politica del nuovo presidente sarà tutt'altro che facile; nonostante la sua campagna elettorale (condotta dalla nota agenzia di comunicazione Otos & Sola) sia stata all’insegna del cambiamento, si regge di fatto sugli stessi parlamentari che sostenevano il vecchio presidente Preval.
Dall'insediamento ad oggi, ha iniziato un processo di formazione di un esercito con funzioni di polizia, che era stato smantellato da Aristide, e ha lanciato un programma di scuola gratuita, visto che ad Haiti il 50% dei minori non frequenta la scuola. Del primo, si vedono si vedono i primi segnali nella capitale, Port au Prince, dove sono spuntati posti di blocco haitiani con il supporto delle forze militari dell'ONU.
Il secondo sta avendo effetti contrari: le scuole pubbliche sono un numero esiguo rispetto al totale; l'introduzione della gratuità delle rette a ciclo scolastico iniziato, ha generato il ritiro di una massa di bambini dalle scuole private e l'iscrizione degli stessi nelle liste d'attesa del sistema pubblico, che è però immediatamente collassato.

E' forse troppo presto per capire se questo nuovo governo possa essere quell’interlocutore credibile che la comunità internazionale ricerca per cooperare con maggior efficacia nella ricostruzione del post-terremoto; ma soprattutto per capire se i 9.000.000 di persone che sopravvivono in un paese depredato da 500 anni possano iniziare a vedere quei cambiamenti necessari.

I nostri interventi
In questo contesto complesso e mutevole, impregnato di un misto di rabbia, sconforto ma anche di forti speranze di cambiamento, Caritas Ambrosiana ha scelto di dare risposte concrete alla popolazione colpita dal terremoto, dal colera e dalle emergenze che si presentano con drammatica periodicità.
Al contempo ha l'ambizione di individuare e sostenere alcune iniziative delle comunità locali, ecclesiali e non, che mirino ad incidere sulle cause culturali, sociali, organizzative ed economiche di una povertà strutturale e radicata, "per rifondare una nuova Haiti" come ci disse due anni fa subito dopo il terremoto mons. Dumas, presidente di Caritas Haiti.

Una prospettiva di voler andare oltre le emergenze condivisa con Caritas Italiana, che da due anni è presente nel Paese implementando finora 102 progetti per un totale di circa 14 milioni di euro, come si può leggere nel rapporto recentemente pubblicato. Caritas Ambrosiana ha partecipato da subito alle iniziative di Caritas Italiana, dal sostegno alla primissima fase di "Assistenza sfollati nelle tendopoli" con i terremotati, ai progetti sanitari quali la "Prevenzione contro il propagarsi del colera" e il progetto "Latrine a Café Lompré".

Sempre attraverso Caritas Italiana abbiamo individuato altri progetti, come quello alla periferia di Port-au-Prince "Una scuola per i bimbi di Thomazeau", ormai in fase di ultimazione, o a progetti di riabilitazione e sviluppo quali l'"Allevamento per gli sfollati" nella diocesi di Jacmel e la "Riabilitazione del sistema di irrigazione a Berette" in quella di Les Cayes, tuttora in corso.

Da più di un anno il nostro impegno si è intensificato allacciando una relazione privilegiata con la diocesi di Port-de-Paix, nella regione Nord-Ouest del Paese, dove da più di 8 anni sono presenti alcuni missionari della nostra diocesi.

Lo scorso giugno abbiamo formalizzato questa collaborazione in un Accordo di partenariato con la Caritas locale, che stiamo portando avanti attraverso l'inserimento di due operatori espatriati. Il primo bisogno rilevato a fine 2010 riguardava la necessità abitative degli sfollati del terremoto; ne è nato il progetto "Un'abitazione degna per gli sfollati", che stiamo seguendo direttamente attraverso la presenza di Matteo Fietta, uno dei due operatori.
Una seconda richiesta è stata formalizzata nella recente visita realizzata lo scorso dicembre dal responsabile dei progetti, Davide Boniardi, insieme al direttore don Roberto Davanzo. Si tratta della formazione dell’equipe locale di Caritas e del rafforzamento delle Caritas parrocchiali, un programma nevralgico se si pensa che tanto gli interventi emergenziali quanto quelli assistenziali o di sviluppo delle comunità rurali vengono portati avanti proprio dalle parrocchie, spesso attraverso le Caritas parrocchiali. E’ il compito che abbiamo affidato alla nostra seconda operatrice, Irene Baldissarri, arrivata a Port-de-Paix lo scorso settembre.

Nella stessa visita abbiamo avuto modo di incontrare il prezioso lavoro dei nostri fidei-donum nelle parrocchie di Mare Rouge e Ti Rivyé; sia con loro che con la comunità delle Piccole Sorelle del Vangelo in capitale, dove anche lì è presente una missionaria ambrosiana, sono emerse altre idee di collaborazione che i due operatori stanno definendo meglio con i missionari locali. Ve ne parleremo prossimamente.


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