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Il male, le catastrofi...

IL MALE, LE CATASTROFI, L’IMPEGNO DELLA CHIESA

Partivamo per le isole Andamane (India) a cinque anni dallo tsunami e le televisioni di tutto il mondo cominciavano a trasmettere le prime immagini del terremoto di Haiti.
Sulle Andamane eravamo andati anche per celebrare il 25° della diocesi e della ordinazione episcopale di msg. Alex Dias che in questi anni è stato nostro provvidenziale interlocutore.
Sulle Andamane abbiamo celebrato il miracolo di una risurrezione: la comunità in festa che abbiamo incontrato portava sul volto le lacrime della catastrofe che li aveva colpiti, ma insieme il sorriso luminoso di chi aveva toccato qualcosa della Pasqua di Gesù: grazie alla solidarietà straordinaria di chiese a loro lontanissime, ma grazie anche alla loro disponibilità a rimettersi in piedi con umiltà e dignità, senza sterili lamentazioni o recriminazioni.
Appena tornati dalle Andamane un Parroco di Pavia mi invitava a parlare di una questione spinosa, quella della presenza di Dio nelle catastrofi naturali, una questione drammaticamente e perennemente attuale: tsunami, Abruzzo, Haiti sono solo tre degli ahimè innumerevoli eventi che hanno segnato questi ultimi cinque anni. Una questione spinosa dicevo, perchè se nelle sofferenze originate dalle guerre la domanda “dov’è Dio?” si può facilmente girare in “dov’è l’uomo?”, certe disgrazie come terremoti, inondazioni, epidemie, ... sembrano coinvolgere maggiormente un Dio che diventa sempre più incomprensibile e, per certi versi, scagionano l’uomo.
Di fronte a queste provocazioni che cosa può rispondere la coscienza dei credenti illuminata dalle Sante Scritture? Possiamo rispondere in modo sintetico dicendo che:
1. la natura è opera dello stesso Dio creatore che ha fatto l’uomo e ve lo ha collocato come custode e giardiniere;
2. questa creazione, che pure è un’opera fatta bene, è rimasta misteriosamente “contaminata” dal peccato dell’uomo e all’uomo talvolta si ribella;
3. l’egoismo dell’uomo, la sua bramosia di possedere finiscono spesso per peggiorare le cose, quando ad es. gli edifici vengono costruiti male o in zone notoriamente a rischio;
4. l’uomo è inoltre chiamato ad affinare le tecniche e le modalità di intervento, perchè le popolazioni colpite siano sollevate da inutili ulteriori sofferenze ed aiutate in progetti di riabilitazione economica e umana.
Certo, il mistero del male che si esprime nelle calamità naturali resta come una domanda su Dio e sull’uomo. Ma più profondamente suona come un appello all’esserci della Chiesa, alla sua capacità di farsi vicina e solidale ad ogni uomo colpito dal male.
Di questo esserci e del modo di farci prossimi agli uomini colpiti da terremoti e catastrofi ci piacerebbe parlare. Le questioni filosofiche ci interessano, certo, ma le lasciamo volentieri ad altri. A noi preme consentire agli uomini colpiti e offesi da una natura che a loro si ribella, di poter toccare - attraverso la solidarietà di uomini e donne sconosciuti - qualche frammento di risurrezione.
Su un muro diroccato di una casa sconvolta dal terremoto del Friuli una scritta in lettere nere: « Dov’era Dio in quel momento? ». L’interrogativo era ed è legittimo, come è legittima la domanda circa l’origine del male e il suo rapporto con Dio.
Ma se ripercorriamo la bimillenaria storia della Chiesa scopriamo che - a proposito di questa domanda - le migliori energie non si sono concentrate sul piano di una illuminata discussione da salotto, ma nella ricerca delle migliori soluzioni per stare accanto a chi con il mistero del male ha dovuto fare i conti.
Tutte le catastrofi hanno generato situazioni di grave bisogno che la Chiesa non solo non ha mai ignorato, ma di fronte alle quali si è sentita obbligata a non fuggire per riaffermarsi come comunità d’amore, attenta all’uomo in difficoltà e pronta a portare il soccorso materiale e il conforto spirituale che la situazione richiede.

Qualcuno sostiene che al posto della domanda “dov’era Dio” sia necessario sostituire quella molto più responsabilizzante: “dov’era l’uomo?”.
A noi interessa porre - almeno per le fasi immediatamente successive alle catastrofi naturali e a quelle causate dall’uomo - una ulteriore domanda che ci impegna e ci coinvolge: «in tutto questo, dov’è la Chiesa, quale è lo stile del suo intervenire?».

Don Roberto Davanzo

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