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Il Fondo fa il bis. Allo studio la fase due del FFL

Novità: scarica i dati complessivi del FFL al 31/12/2011 e i dati per decanato

La Curia è al lavoro per rilanciare il Fondo Famiglia e Lavoro.
I punti principali: la riqualificazione professionale e la costituzione di un ente mutualistico per assistere chi è escluso dagli ammortizzatori sociali.


Il Fondo Famiglia e Lavoro non sarà chiuso. Il 31 dicembre è terminata solo una prima fase. Ma ne è già allo studio una seconda centrata sulla vera questione delle difficoltà delle famiglie, il lavoro, in particolare, la formazione al lavoro e la ricerca di nuovi posti di lavoro. I contributi in denaro diretti alle famiglie colpite dalla crisi continueranno, ma attraverso la creazione di un ente mutualistico dedicato a chi non riceve il supporto di alcun ammortizzatore sociale. A darne la notizia sono stati i vertici della Curia Milanese.

La fase due del Fondo Famiglia e Lavoro, voluta dall’arcivescovo Angelo Scola, sarà in particolare dedicata a sostenere la riqualificazione professionale di quei lavoratori che hanno perso l’occupazione e una precisa attenzione a favorire le condizioni per nuove opportunità lavorative. Questa è la strada su cui gli stessi organismi di gestione del Fondo si stanno orientando, come dichiara in un’intervista al sito www.chiesadimilano.it, il presidente della Fondazione Caritas Ambrosiana, monsignor Luigi Testore. Al progetto, esito di alcune felici iniziative fiorite sul territorio già nella prima fase del Fondo, dovrà lavorare un comitato scientifico aperto all’apporto di tutte le grandi università cittadine. I contorni della nuova versione del Fondo saranno dunque meglio precisati in seguito. Tuttavia lo schema a cui si sta guardando prevede la nascita di una fondazione specifica, il cui ente promotore sarebbe l’Arcidiocesi stessa che poi affiderebbe la gestione a alcuni enti operativi come la Fondazione San Carlo, la Fondazione San Bernardino, l’ente formativo delle Acli, l’Enaip, la Compagnia delle Opere.
Parallelamente, continuerà, anche l’erogazione di risorse. Su questo fronte quello a cui si sta pensando è una sorta di ente mutualistico, versione riveduta e corretta di quelli nati alla fine dell’800 tra i lavoratori. In questo caso i contributi che arriverebbero da imprese, grandi istituzioni caritativo-assistenziali e organizzazioni di categoria, saranno indirizzati specificatamente a quei lavoratori che non possono contare sulla cassa integrazione, sulla mobilità e su altri tipi di tutele sociali.

Nato da una profetica intuizione del cardinale Dionigi Tettamanzi, la notte di Natale del 2008, alla vigilia della più grave crisi economico finanziaria del dopoguerra, il Fondo Famiglia e lavoro ha aiutato 7 mila famiglie con un contributo medio di 2 mila euro. Pur avendo come obiettivo quello di offrire un sollievo a chi ha perso il lavoro, già in questa prima fase si sono sperimentate alcune soluzioni che ora saranno valorizzate nella fase due: ad esempio l’assunzione di lavoratori prossimi alla pensione presso alcune cooperative del sistema Caritas per il tempo necessario alla copertura contributiva; oppure come l’assunzione a tempo determinato in qualità di assistenti ai viaggiatori dei treni regionali, attraverso un accordo tra cooperative della Caritas e l’azienda Trenord.

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