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Lo scandalo della povertà

“La povertà è uno scandalo”. Inizia con questa affermazione il documento prodotto da Caritas Europa a commento della campagna promossa per questo 2010 voluto dall’Unione Europea come “anno di lotta alla povertà e all’esclusione sociale”. E forse c’era bisogno che questa affermazione venisse posta all’inizio di qualsiasi ragionamento. Se non vogliamo solo disquisire sulla povertà degli altri, bisogna che si sconfigga qualsiasi atteggiamento rassegnato (sarà sempre così) o colpevolizzante (se la sono voluta).
Ha senso assumere un impegno di lotta alla povertà solo se abbiamo il coraggio di riconoscerla come intollerabilmente scandalosa.
Ogni essere umano ha diritto ai mezzi sufficienti per vivere una vita decorosa. Dunque, ogni persona ha diritto a ricevere assistenza quando si trova in condizioni di infermità, di disabilità, anzianità, disoccupazione, vedovanza e qualunque altra situazione involontaria di privazione. Come operatori di una Caritas non ci è lecito accontentarci di metterci di fronte al “fatto” della povertà, per quanto con la generosità di chi ci mette del suo per alleviare qualcuno dei disagi che la povertà porta con sé.
Il fenomeno dobbiamo studiarlo sia per comprenderlo nel suo originarsi, sia perché il nostro agire bene deve radicarsi in un pensare bene in assenza del quale anche il nostro agire finirebbe per restare annacquato e inconcludente.
Se la povertà è assenza di benessere, tutti coloro che ogni giorno fanno i conti con i volti di chi bussa ai nostri Centri di ascolto possono testimoniare come tale benessere poggi su tre pilastri: il lavoro, la famiglia, il supporto socio-assistenziale dello Stato. Pilastri sui quali, se ci pensiamo bene, abbiamo scarsa possibilità di intervento. Ma questo non ci esime dal dovere di farci delle idee corrette che si trasformino in occasioni di riflessione e di approfondimento culturale all’interno delle nostre comunità parrocchiali. Se abbiamo a cuore un qualche cambiamento della nostra società è necessario che “dal basso” scaturiscano quelle istanze che attraverso gli strumenti della partecipazione giungano a provocare scelte politiche adeguate.
Pensiamo alla “petizione” che, come Caritas dell’Europa, ci siamo impegnati a far conoscere e a far sottoscrivere per poi inoltrarla alle autorità dell’Unione Europea. Vi andiamo a chiedere quattro obiettivi:
1. sradicare la povertà infantile in Europa per rompere il circolo vizioso che espone un bambino povero oggi ad essere con alta probabilità un adulto povero domani;
2. assicurare un livello minimo di protezione sociale per tutti, attraverso un reddito di base garantito anche ai più bisognosi;
3. aumentare l’erogazione di servizi sociali e sanitari, specie alloggi sociali;
4. garantire a tutti un lavoro dignitoso.

Non entriamo nel merito di questi quattro punti, ma è davanti agli occhi di tutti come in assenza di prospettive di intervento di questo tipo, anche la nostra generosità corra il rischio di essere uno svuotare il mare con un colabrodo.
Attenti bene: non siamo così ingenui da pensare che per quante firme riusciremo a raccogliere, le istituzioni europee saranno in grado in un breve arco di tempo di attuare questi orientamenti! Mentre d’altro canto è auspicabile e verosimile che, anche attraverso questa campagna, gli operatori delle Caritas in Europa vengano stimolati ad una maggiore vivacità culturale capace di plasmare l’opinione pubblica. Almeno all’interno delle nostre comunità cristiane.
Non sappiamo quanto riusciremo ad incidere a livello europeo. Di certo sappiamo che noi abbiamo bisogno di crescere nella consapevolezza che per combattere e prevenire la povertà la partecipazione sociale è lo strumento più efficace. Partecipazione che riguarda anzitutto i poveri, ma certamente anche chi, come noi, lavora e cammina con i poveri. Partecipazione che significa la fatica di un pensiero sociale che possa affrontare in modo onesto e radicale i gravi problemi che affliggono l’umanità. Ma anche la fatica di riconsegnare ai governi e alle pubbliche amministrazioni la responsabilità di impostare le regole sociali che prevengano e combattano la povertà.
Saranno queste le tematiche che ci vedranno protagonisti nel prossimo anno pastorale. Sarà il nostro ulteriore contributo nel faticoso percorso di uscita dalla crisi.

Don Roberto Davanzo

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