|
MARIA SALA
Una scelta che cambia la vita, così recita lo spot televisivo scelto
per promuovere il servizio civile volontario.
Ma non si tratta solo di uno slogan azzeccato.
Per Maria Sala, ventenne di Calco, maturità scientifica e tanto di volontariato
dentro e fuori l'oratorio, il servizio civile è l'occasione per comprendere
meglio cosa fare nel proprio futuro.
Dallo scorso novembre è tra le cinquanta ragazze in servizio con la Caritas Ambrosiana, che le ha proposto d'impegnarsi per un anno con l'Associazione del Volontariato di Arcore.
Di mattina assiste gli anziani del centro diurno integrato "Arca",
di pomeriggio "lavora" nel centro educativo per preadolescenti "Fra Righe e Quadretti".
Poi, quest'estate, parteciperà ad uno dei "Cantieri della solidarietà" organizzati
dalla Caritas nei Balcani e nei paesi dell'Est europeo.
Maria, perché hai scelto di fare il servizio civile volontario?
"Avendo sempre voluto fare le cose controcorrente, ho sempre detto:
dopo il liceo, non voglio andare subito a studiare. Poi, confrontandomi
con il mio padre spirituale, ho capito di avere bisogno di prendermi una pausa,
di tirare le fila di quello che avevo fatto, vissuto, sperimentato finora.
Ho vagliato un po' di possibilità, anche un anno di lavoro all'estero,
ma l'opportunità che mi consentiva di prendermi la pausa e di fare qualcosa
socialmente utile, a me stessa oltrechè agli altri, era il servizio civile volontario".
Quando hai iniziato a pensarci?
"In quarta superiore il mio padre spirituale mi ha dato un volantino che spiegava
questa opportunità. Presa in considerazione l'ipotesi, ho visitato la comunità
Caritas di Cernusco Lombardone, dove risiedono alcune ragazze che svolgono
il servizio, e ho parlato dei miei dubbi con Silvana (la religiosa che seguiva
le volontarie, morta l'anno scorso in un tragico incidente - ndr).
Lei mi ha incoraggiato, quindi vedo il mio impegno come una sorta di promessa
che le ho fatto. E' anche una sfida, che mi dà il tempo e gli stimoli per
capire cosa fare nella vita. Sono sicura che farò l'università, ma devo
decidere se confermare o no l'iscrizione ad un corso di laurea paramedica,
in medicina occupazionale".
Prima del servizio, avevi già fatto esperienze di volontariato?
"Sì, ho fatto volontariato in oratorio, con l'Associazione volontari Cristina
che si occupa del doposcuola in parrocchia. Ho fatto campi di lavoro con
l'Operazione Mato Grosso, l'estate scorsa sono andata con la Caritas in Molise,
nelle zone colpite dal terremoto. Insomma, ne ho provate tante, e avevo l'esigenza
di capire cosa m'interessasse di più".
Adesso com'è la tua settimana?
"Faccio trenta ore settimanali, un orario abbastanza leggero: dalle 10 alle 17 e 30,
dal lunedì al venerdì. La mattina al centro "L'Arca" con gli anziani,
al pomeriggio al centro "Fra Righe e Quadretti" per il doposcuola a bambini e ragazzi,
poi la sera vivo la comunità con le altre ragazze.
Mentre il contatto con i bambini per te non era una novità, com'è stato
e come sta andando il servizio all'Arca?
"Dopo la novità dell'impatto, mi sono inserita sempre di più. La cosa bella,
bellissima, è che non avendo incarichi precisi, faccio un po' di tutto, posso
permettermi di fare diverse cose, di osservare tanto. Si tratta di un'opportunità
in più, che magari nel lavoro non si ha, perché si sono obblighi e incarichi
più definiti, a cui adempiere".
E' faticoso assistere le persone anziane?
"Psicologicamente a volte è un po'pesante, ma nel rapporto con loro drammatizzare
è un errore. La cosa più importante non è tanto quello che fai, ma il fatto che ci sei.
Per un anziano la presenza di un ragazzo giovane significa moltissimo.
Per quanto riguarda i ragazzi di "Fra Righe e Quadretti", è vero che ho già fatto
volontariato in oratorio, ma questo è un impegno più intenso, che mi dà tanto,
che mi fa cogliere nuovi aspetti".
A tre mesi dall'inizio del servizio, qual è il primo bilancio?
E' come te lo aspettavi?
"Probabilmente non mi ero fatta particolari aspettative, avevo deciso di giocarmi
tutto in questo anno. Sono contenta, sento ancora l'entusiasmo e l'euforia
dell'inizio. Anche perché penso che sia una scelta particolare, controcorrente,
che dà soddiasfazione. Quindi mi sento fortunata, per avere avuto l'opportunità
di farla".
Hai scelto il servizio civile anche per la vita comunitaria presso la
comunità Caritas di Cernusco Lombardone?.
"Sì, inizialmente ho scelto la Caritas principalmente per la possibilità di
condividere l'esperienza con altre ragazze. La vita in comunità il che mi
consente di "staccare" dai ritmi abituali, di stare cinque giorni alla settimana
lontano dalla famiglia, di cui comunque comincio a sentire la nostalgia.
Da novembre eravamo in tre: Sara lavora al Sai di Milano, con gli stranieri,
mentre Veronica in una casa di riposo e in un doposcuola a Civate:
poi ci hanno raggiunto altre due volontarie (una delle quali, Stefania Airoldi,
è da qualche giorno in servizio all'Arca - ndr). Nonostante abbiamo interessi diversi,
siamo un gruppo affiatato, attaccate alla vita che ci siamo costruite insieme,
e ci confrontiamo tanto sui nostri servizi".
Consiglieresti l'esperienza del servizio civile ad un ragazzo
o ad una ragazza?
"Sì, per tanti motivi positivi. E' utile alle persone che hanno bisogno,
ed è molto formativa per te, come un tirocinio universitario".
Cosa consiglieresti in particolare, soprattutto nel momento della scelta?
"Consiglierei di scegliere la vita in comunità, che ti permette
di gustare veramente il servizio e ti costringe, volente o nolente,
a riflettere in profondità e a fare i conti con te stessa".
a cura di Stefano Viganò
17 maggio 2004
|
|