|
È strano come a volte basti dire “si”, compiere determinate scelte perché la tua vita si riempia in modo diverso e più profondo.
Avevo sentito parlare del servizio civile da una mia amica dell’università che era soddisfatta e continuamente me ne parlava. La voglia di fare quest’esperienza ha cominciato a ronzarmi nella testa e così sono andata ad informarmi presso diversi enti: Caritas, Arci ecc.
Non è stata una scelta né immediata né facile. Mi ci sono voluti sette mesi per decidere.
Avevo molte perplessità soprattutto riguardo all’università: prima di tutto la tesi, la paura di non riuscire a laurearmi per la sessione che avevo previsto; la paura di “perdere tempo” e di deconcentrarmi; il timore dell’incognita di questa scelta che mi avrebbe chiesto un anno intero della mia vita. Anche i miei genitori mi frenavano un po’ per gli stessi motivi universitari.
E poi? Poi ho pensato a me, e a quello che fino ad ora avevo fatto nella mia vita. Non che non avessi mai fatto nulla, ma mi mancava un’esperienza di servizio così ‘totale’, un’esperienza che mi mettesse in gioco totalmente, senza nessuna scusa. La cosa strana è che alla fine, dopo mesi e mesi di indecisioni, dubbi e timori, ho accettato con una certa dose di inconsapevolezza, insomma ho smesso di pensarci troppo su ed ho accettato, fidandomi un po’ più di me stessa e del progetto da me scelto.
Sono passati già sei mesi da quando ho iniziato il servizio e sono cambiate tante cose…forse qualche mese fa non sarei stata in grado di scrivere due righe su questa esperienza bellissima, o magari non avrei neanche voluto!
Da novembre sto prestando servizio in un progetto Caritas chiamato Progetto Lacè che interviene sui minori rom nel quartiere di Quinto Romano. Il progetto prevede anche sostegno e rapporti con le famiglie e gli adulti, ma il mio intervento e quello dell’equipe in cui sono inserita è rivolto soprattutto a minori, e in particolare ad adolescenti rom maschi e femmine.
Con le adolescenti femmine che non hanno mai avuto la possibilità di andare a scuola, o che hanno frequentato la scuola solo per poco tempo, svolgiamo attività di alfabetizzazione ogni mercoledì mattina, recandoci al campo dove vivono. Questo è uno dei momenti più belli: le ragazze sono molto contente di vederci e di fare scuola. Ci accolgono sempre sorridenti ed hanno tantissima voglia di leggere e scrivere, ma non solo: con loro facciamo anche laboratori creativi, per creare anelli con perline, scatole con il decoupage, uncinetto…
Accumulato un po’ di materiale abbiamo deciso di vendere la nostre creazioni allestendo una bancarella: le ragazze si sono scatenate a vendere e a parlare italiano! Con il ricavato siamo andate tutte insieme a mangiare una pizza al ristorante… loro erano bellissime ed elegantissime e le loro mamme le hanno lasciate con noi fino alle 23.30: una conquista dato che le prime volte dovevano rientrare entro le 21.30!
Con gli adolescenti maschi le attività vengono svolte all’oratorio del quartiere di Quinto Romano, poco distante dal campo. L’attività principale è il supporto scolastico. Non si fanno semplicemente i compiti per il giorno dopo, ma attività complementari di supporto. All’inizio ero molto tesa e insicura in tutte queste attività. Il supporto è particolarmente difficile, perché richiede l’instaurasi di un rapporto uno a uno, e questo non è facile! Ma in realtà, superate le prime difficoltà di ambientamento, anche questo momento è molto bello.
Ho imparato a essere contenta e soddisfatta, anzi, al settimo cielo! per cose che forse in altri contesti sono insignificanti o banali, ma che in questa esperienza rappresentano i segni di un apprezzamento e di una fiducia notevoli nei confronti di una come me: in fondo sono gagie(non- rom) ed ho pure i capelli corti, fatto inconcepibile per le donne rom che di solito li hanno lunghi!
È stata ed è un’esperienza totale, mi ha cambiata nel profondo, mi ha segnato e messo in gioco fino in fondo. Non saprei dire esattamente cosa mi porto a casa… una ricchezza immensa a livello formativo, umano e culturale. Un’umanità così forte e presente che non può lasciarti indifferente, che ti trascina con la sua energia, con i suoi colori forti e vivaci e non sempre allegri, con la sua forza e i suoi sguardi, con i suoi riti e le cose non dette…
Mettere nero su bianco questa esperienza è difficile, perché qualsiasi connotazione la sminuisce, ne toglie una parte. Quando penso a quest’anno trascorso e a ciò che ho fatto, faccio un respiro grande e chiudo gli occhi… e come in un flash-back vedo volti. Occhi. Sguardi, gesti, azzuffate… questo è il modo più sincero e totale per rendere testimonianza a questa esperienza: il viaggio per immagini, perché quest’anno è stato un po’ come viaggiare in tanti posti ed epoche attraverso lo sguardo e i gesti dei ragazzi che ho incontrato.
Nicoletta Fasani
|
|