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LO STRAORDINARIO RISIEDE NELLE PERSONE COMUNI

...Poi un soffio di vento ti sfiora
e il calore che senti sarà
La forza di cui hai bisogno.
Se vuoi resterà forte dentro di te.
Devi solo sentirti al sicuro
C'è qualcuno che è sempre con noi.
Alza gli occhi e se vuoi
tu vederlo potrai
e i perché svaniranno nel blu.

E' una giostra che va questa vita che
Gira insieme a noi e non si ferma mai
E ogni vita lo sa che rinascerà
In un fiore che vita sarà...


A distanza di poco tempo mi trovo ad imprimere nero su bianco un’esperienza cosi profonda e significativa che non pensavo mi coinvolgesse tanto.
Non è semplice trovare le parole giuste per esprimere ciò che provo, si muovono tante emozioni ed è impossibile descriverle tutte. Programmare un anno intero della propria vita è impegnativo... cambiano tante cose da un giorno all’altro figuratevi in 12 mesi, e soprattutto cambiano anche noi.
Vista dall’esterno può sembrare una scelta strana, magari non da tutti condivisa anzi a volte anche contrariata, soprattutto se svolgi servizio nella tua parrocchia e nel tuo oratorio.
Beh è una decisione che parte da dentro dopo sollecitazioni, curiosità, momenti di dolore, voglia di libertà, desiderio di rompere con la monotonia, allontanarsi dai vecchi schemi... e tra le pieghe della vita ho fatto questa scelta, dicendomi chissà cosa succederà fra un’ora, domani, fra un mese, ora voglio fare questo. La lezione più importante che ho appreso è che la vita è un gioco: spirituale, misterioso e prezioso ma pur sempre un gioco e vale la pena di essere giocato in ogni singolo istante e con grande entusiasmo (è questo che fa la differenza!)

Ho scoperto che la felicità non è quella delle grandi cose... e a volte siamo noi i "poveri", ho riscoperto le emozioni, il valore di una lacrima, di un sorriso, di una carezza, di uno sguardo a testimonianza che le parole non sono l’unica fonte di comunicazione e che tutto questo è ancora possibile nonostante la vita moderna sia segnata dal tutto e subito, dalla fretta, dal lusso, dalla velocità, dal rumore, dalla preoccupazione... è necessario trovare il tempo per amare le persone che incontriamo ogni giorno.
Anche se ho svolto servizio nella mia parrocchia, spaziando su diversi ambiti (dagli stranieri, ai bimbi, agli adolescenti, qualche anziano e ragazzo disabile), sono venuta in contatto con realtà del tutto sconosciute come la Caritas e ho approfondito e incrementato con nuove responsabilità e nuovi impegni la passione per l’oratorio.
L’ho sempre considerato la mia seconda casa e in questi 12 mesi è stato un po’ come assistere mattone su mattone alla sua costruzione.

Cos’è e cosa è stato per me il servizio civile?

Un vero e proprio spettacolo teatrale, dove il regista è la fede. Gli attori sono tutte le persone che ho incontrato (dal primo all’ultimo nessuno escluso) e il palco è rappresentato dai luoghi in cui ho vissuto, naturalmente con cambi di scenografie (campeggio, oratorio, caritas...).
E come ogni spettacolo che si rispetti dietro c’è tanto e tanto lavoro che passa in secondo piano, che forse lo spettatore non conosce e/o non ritiene importante ma senza il quale il sipario non si può aprire e senza il quale non ci possano essere applausi scroscianti alla fine della rappresentazione.
Grazie a questa esperienza ho conosciuto il DIETRO LE QUINTE della mia comunità, del mio oratorio.
Ed è qui che scopri e ti rendi conto che vale la pena lottare e che insieme si può arrivare a tanto. Già INSIEME!
E la cosa fantasmagorica è voltarsi indietro e accorgerti che hai lasciato qualcosa, raccogliere soddisfazioni e piccoli successi proprio come fossero gli applausi finali!!!!!
Ho imparato che anche quando l’esperienza si fa difficile, quando mancano i risultati o non sono come si vorrebbe, o quando non ci si sente adeguati, quando ci può essere tutto o niente, quando si hanno nostalgici ricordi di quando le cose andavano meglio, bisogna avere il coraggio e la forza di andare avanti, di guardare in faccia la realtà, di conoscere a fondo le nostre capacità, vedere gli errori e cercare di migliorare.
E in un soffio di vento è volato via un anno ricco di sorprese e cambiamenti, è passato tutto cosi in fretta, e ora torno al tran tran della vita quotidiana, ai miei studi (che nulla hanno a che vedere con il sociale)... ma quello che ho vissuto non può ridursi all’esperienza di un momento o consumarsi nell’eccezionalità dell’evento, e la mente corre dietro al ricordo di settimane di servizio: volti tristi e sorridenti, le serate per preparare i giochi, notti insonni in campeggio,corse di qua e di la per riuscire a fare tutto, un problema di geometria da risolvere, una stretta di mano, un GRAZIE inaspettato, una borsa della spesa, ascoltare e capire chi è meno fortunato di noi... e tanto ancora... momenti apparentemente banali ma... sapete cos’è?

È VITA! V-I-T-A!!!















E sono contenta di averla vissuta e credo non servano gesta eroiche, ognuno può contribuire nel suo piccolo.
Sono tante le cose che mi porterò dentro e una in particolare: spesso quando si guarda ai ragazzi soprattutto adolescenti, c’è una tendenza al pessimismo, sono ritenuti svogliati e privi di sensibilità (ma non tutti per fortuna). Eppure nonostante a volte esiste una reale difficoltà di comunicazione, quello che mi ha colpito, stando a contatto con loro, è la loro autenticità, la loro capacità di stupirti in qualsiasi momento, la loro assoluta imprevedibilità e la loro sfrenata energia!!!!
Non si può programmare un’attività, un giorno ci sono e la prossima non si sa. L’allenamento, la scuola, un compleanno, la gita, l’uscita con gli amici... vanno e vengono, arrivano in oratorio parcheggiano la bici o il motorino, due calci ad un pallone e aspettano l’ora di andare... dove? nessuno lo sa e neppure loro.

Come ottenere il meglio da ciascuno??
QUESTA ERA LA SFIDA!

In fondo il trucco era basarsi sulle caratteristiche uniche ed irripetibili di ciascuno, senza pretendere troppo, procedendo a piccoli passi e tenendo presente che le diversità arricchiscono. il tempo per l’oratorio è il primo a essere occupato, sacrificato: la scuola nuova, nuove amicizie, lo sviluppo, la discoteca, più libertà per andare lontano e quindi meno tempo per l’oratorio (TROPPO VICINO) poi arriva l’inverno, le interrogazioni della fine del quadrimestre, le influenze, la primavera... il tempo delle relazioni, esperienze pensate, decisioni in autonomia. E ci siamo impegnati in questo senso per fargli capire che la loro presenza è importante per i più piccoli e per loro stessi, proprio perché le esperienze più belle, vivaci, significative e formative (la vacanza all’ultimo dell’anno, il campeggio estivo, la fiaccolata...) fioriscono dove si è insieme, dove si parla, ci si incontra, si prega e si riflette... questo è l’oratorio!!!
In conclusione ringrazio tutte le persone che ho incontrato e conosciuto in questo anno, quelli "vicini" e quelli "lontani", quelli che hanno incrociato la mia strada per un giorno, quelli che hanno condiviso con me questa esperienza , quelli che mi hanno sostenuto e sopportato, quelli che mi hanno insegnato e dato tanto senza magari accorgersene, i bambini e i ragazzi ma soprattutto ringrazio Claudia, Don Raffaele e Andrea (l’obiettore che ha svolto servizio con me) per aver condiviso questa esperienza e per l’amicizia.
Un viaggio unico ed irripetibile, attraverso mondi e realtà che alcuni conoscono solo nel film o sui libri, ho imparato che le piccole cose, a volte troppo scontate danno gusto alla vita.
E non cambierei nulla di questi 12 mesi neanche i momenti meno belli, qualche discussione, alcune parole o atteggiamenti che mi hanno fatto male e mi hanno fatto un po’ scoraggiare, e perdere fiducia in me stessa e in quello che stavo facendo, ma ho ritrovato la grinta e l’entusiasmo per andare avanti anche se la strada era in salita!!!!! GRAZIE ancora e CIAO a tutti quanti... è difficile scrivere in poche righe un’esperienza cosi totale spero di avervi trasmesso (almeno un pochino) quello che sento adesso.

CIAO!!!!!

Annalisa Cresta

I dossier di Caritas Ambrosiana e del CDM
 
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