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DICHIARAZIONE DEL COMITATO NAZIONALE
PER LA BIOETICA SUL PROBLEMA PENITENZIARIO
Le preoccupazioni ampiamente condivise e autorevolmente rimarcate
circa l'attuale situazione penitenziaria impongono alcuni rilievi
di carattere bioetico. Il quadro obiettivo risulta di gravissimo
disagio, come indicano un tasso di suicidi in carcere di quasi venti
volte superiore al tasso nazionale e un numero impressionante di
condotte autolesionistiche; resta anche la percezione, in molti
casi, del ricorso da parte di detenuti a sostanze stupefacenti.
La stessa garanzia immediata della salute dei reclusi appare messa
in discussione, come hanno evidenziato i responsabili della sanità
penitenziaria, il che richiede la messa a disposizione di risorse
adeguate. Il sovraffollamento in quanto tale, del resto, ostacola
in maniera drastica la garanzia effettiva dei diritti umani riconosciuti
ai detenuti dalla Costituzione e dall'ordinamento penitenziario,
rendendo pletorici i riferimenti al trattamento e all'impegno rieducativo.
Da questo punto di vista va constatata, altresì, la drammatica carenza
nel numero degli educatori e delle altre figure che fanno capo ai
servizi sociali dipendenti dal Ministero della Giustizia.
Né si può trascurare la necessità di un'attenta riflessione sul
fatto che la popolazione penitenziaria risulti ormai comprensiva,
nella sua quasi totalità, di individui caratterizzati da condizioni
specifiche di grave disagio sociale (si pensi ai tassi elevatissimi
di c.d. extracomunitari e di tossicodipendenti), condizioni delle
quali è doveroso farsi carico, anche pensando a percorsi sanzionatori
nuovi.
Alla luce di queste considerazioni il CNB sottolinea:
- che la tutela della salute degli individui sottoposti a restrizioni
della libertà personale in strutture penitenziare è preciso dovere
morale, oltre che giuridico, dei pubblici poteri;
- che la condanna a pena detentiva non deve implicare una compromissione
dei diritti umani fondamentali che ecceda quanto strettamente connesso
al provvedimento legalmente applicato;
- che rispetto alla situazione di marcato sovraffollamento penitenziario,
venutasi contingentemente a creare, sono necessari provvedimenti
urgenti, motivati da un'esigenza insopprimibile di salvaguardia
della salute e della dignità dei reclusi;
- che, in rapporto ai problemi strutturali dell'esecuzione penale
penitenziaria, è auspicabile l'approfondimento finalizzato all'introduzione
di pene principali non detentive, finora assenti
- tranne che per ciò che riguarda lo spazio molto modesto della
mera pena pecuniaria e taluni provvedimenti dei giudici speciali
- dall'ordinamento giuridico italiano.
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