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Non avevo mai avuto contatti con il mondo del carcere prima di quel pomeriggio.
È stato interessante, strano, da ripetere.
Incontrando queste persone, che hanno piccoli e grandi errori alle spalle, ho pensato a cosa avrebbero dato in cambio di un po' della mia libertà…
Abbiamo parlato con due detenuti, mi ha colpito, in modo particolare, la storia di uno di loro per come sia stato facile entrare in un vortice d'eventi che l'hanno portato alla fine in carcere. Mi è stato chiaro per la prima volta com'è stato possibile per una persona che conduceva una vita tranquilla, normale commettere un errore in un momento difficile e ritrovarsi in un vicolo buio. Questo mi ha fatto capire che il mondo del carcere non è poi così lontano come sembra, che può succedere a chiunque di fare uno sbaglio, però non significa che non deve avere la possibilità di recuperare e di reinserirsi. Perché è questa la verità: il carcere non rieduca. Lo sappiamo tutti, ma in realtà alla gente non interessa: ha sbagliato, deve pagare...
Una delle persone che abbiamo incontrato ha dato una descrizione perfetta della galera: è una scuola. Una scuola dove s'insegnano "i trucchi del mestiere", i compagni di banco/cella, ti offrono contatti per smerciare, spacciare… Insomma rientrare nel giro (spesso peggiore di quello precedente)appena varcata la soglia del cancello.
Per la prima volta mi sono chiesta il senso di un sistema carcerario così strutturato, però la domanda è sorta solo dopo esserci stata, aver visto, ascoltato: il male peggiore del carcere? Il disinteresse.
Alessia
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