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Avevo nel cuore un desiderio: quello di sedermi accanto alle persone che vivono la Milano della strada, dei portici, delle panchine. Da troppo tempo ormai mi stavo domandando chi sono realmente gli abitanti del mondo degli esclusi e qual è il vero nome di chi in modo un po' sbrigativo classifichiamo con la sigla "SFD". Non mi bastava più osservare, passarci accanto e trovarne sempre di più sul mio cammino. Incredibile ma una volta messo a fuoco il desiderio, un intrecciarsi di fili invisibili mi ha portato a conoscenza del servizio di "unità mobile diurna" promosso da Caritas Ambrosiana e il servizio si è concretizzato. Due bisogni si sono incontrati e da quel giorno non ho più smesso di incontrare, di farmi domande e cercare di togliere veli dagli occhi per guardare più in profondità. Non più "SFD" ma volti, sofferenze, solitudini, nomi: Giordano, Gaia, Luciano, Guido, Vincenzo…persone da andare a trovare, da cercare se non si trovano; persone da avvicinare con la giusta delicatezza, alle quali pensare, di cui preoccuparsi insieme ad operatori e volontari come me.
Non serve molto, mettiamo a disposizione una mattina alla settimana e le nostre diverse sensibilità che nell'uscita di coppia si mischiano, si rafforzano, si ripuliscono.
Camminiamo a mani vuote solo con il desiderio di attraversare ponti per allacciare relazioni; camminiamo senza portare risposte o soluzioni ai limiti delle istituzioni e dell'uomo che non sempre può o vuole uscire dall'abisso.
Sembra tutto inutile, improduttivo, e gestisco questo servizio con l'impegno di una famiglia di cinque persone, eppure non potrei più fare a meno di questo camminare stando dentro alla "domanda" e ai "vuoti" che questi uomini portano con sé. Sento che è terra fertile in cui affondare radici, sarà perché le domande si appellano alla creatività e all'operosità per dare risposte, stimolano un essere di più, ed ogni vuoto come per un risucchio chiama la presenza.
Anna MINO
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