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Sentivo di amare la Romania dai racconti di una carissima amica,
credevo di esser riuscita a capirne le contraddizioni,
i problemi, la gente.
Poi ho deciso di partire anch'io, per quindici giorni.
Un campo tra i bambini della "scuola speciale" di Roman, con volontari italiani e
rumeni.
Tutte le idee e le convinzioni che mi ero portata dall'Italia sono state presto
cancellate dall'impatto con una realtà così diversa.
Ho cercato di capire, di non leggere le situazioni pensando che il mio punto di vista
fosse l'unico possibile. Spesso però, ero simile ad una ruspa (espressione rubata
al coordinatore!) che procede segnando la propria strada, senza curarsi della via
già esistente, creando così uno scenario stridente in cui muoversi.
Non è facile capire!!!
Dove trovare la forza per provarci, di fronte a diritti calpestati o addirittura
mai riconosciuti, ingiustizie, valori mai trasmessi?
Io mi arrabbiavo, mi rodevo il fegato…le mani…i piedi…
…e mi chiedevo che senso avesse il mio essere lì!
Ho un'immagine in testa, una in particolare.
E' un sorriso.
Gli manca qualche dente, qualcuno è nero; non profuma di caramelle anche se è la
bocca di un bambino, ma è contagioso!
La sua voglia di esplodere sul visino graffiato di Alex è incredibile!
Faceva quasi male tanto andava dritto al cuore.
E anche adesso la forza di quel sorriso penetra l'indifferenza e le comodità
per provocare, per ricordare, per spronare e aiutare ad andare avanti.
Ecco dunque la risposta. Ero lì per dar modo a quel sorriso di esistere, per esserne
strumento di diffusione; ero lì per imparare la gioia e l'amore che non vengono
dalle cose o dalle condizioni, ma dal cuore.
In questi quindici giorni ho incontrato tanti "fiori cresciuti dal cemento":
penso ad Alex e a tutti i bimbi della scuola speciale,
capaci di donare amore senza averne mai ricevuto;
penso alle volontarie rumene e alla determinazione con cui affrontano una realtà
dura, al coraggio con cui sfidano il silenzio e danzano la vita.
Grazie.
Multumesc Romania
La revedere
Elisa
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