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Uno dei temi a cui é stato dedicato sicuramente un ampissimo spazio
é l'ALCA, l'Area di Libero Commercio delle Americhe.
Per chi non ne fosse a conoscenza, l'ALCA é un progetto di accordo commerciale
multilaterale che prevede la costruzione di un'area di libero commercio tra 34
paesi del Nord, Centro e Sud America, ad eccezione di Cuba.
É tuttora in fase di negoziato e di stallo, e per questa ragione gli Stati Uniti
stanno contemporaneamente tentando di concludere dei trattati di libero commercio
bilaterali, con i singoli Stati.
L'obiettivo centrale di questi strumenti è di garantire e proteggere gli investimenti
esteri e, a tal fine, si stabilisce una lista di tutto ciò che i paesi non possono
esigere dalle imprese straniere.
Per esempio non si può obbligarle ad utilizzare mano d'opera nazionale, materie
prime locali o a reinvestire i loro profitti nel paese dove si insediano.
Inoltre, se uno Stato pregiudica un investimento estero, dovrà pagare all'impresa
un indennizzo non solamente per l'investimento da questa realizzato, ma anche per
i futuri profitti persi.
Un'impresa che si senta danneggiata da una disposizione legale di un paese può
chiamare tale paese a giudizio di fronte a un arbitrato internazionale, alle cui
deliberazioni la società civile e la stampa non possono essere presenti.
Il grosso pericolo di questi strumenti consiste nel fatto che il loro contenuto
non si limita a regolare il commercio ma si estende a ben altri temi come i servizi,
la proprietá intellettuale e gli acquisti dello Stato.
In termini di servizi si prevede che le imprese transnazionali ricevano
lo stesso trattamento di quelle pubbliche e private nazionali; settore pubblico
e privato dovranno competere a paritá di condizioni.
I processi di privatizzazione dei servizi pubblici giá in atto non faranno
così
che continuare nel loro corso.
In tema di proprietà intellettuale tutti i prodotti della conoscenza umana,
forme di vita animale e vegetale, le parole e i disegni dei popoli indigeni,
potranno essere brevettati, e sottratti così a coloro a cui
appartengono veramente.
Nel settore degli acquisti dello Stato si permetterà la libera concorrenza
tra fornitori internazionali e nazionali.
All'interno di questi trattati non si vede nessun meccanismo che permetta alla gente
comune di poter far valere i propri diritti di fronte ai danni che possono causare
gli investimenti esteri nelle loro comunità, in cambio i diritti delle
corporazioni sono totalmente esigibili e con carattere vincolante.
Un gran numero di organizzazioni, movimenti e reti sociali di tutto il continente
si sono mosse in maniera coordinata per fermare l'iniziativa dell'ALCA e dal 2001
é iniziata la Campagna Continentale contro l'ALCA.
"Se puede, pero no solo se puede, sino que se debe".
Si può, ma non solo si può, si deve.
I negoziati tra gli Stati Uniti e i paesi andini (Colombia, Ecuador e Perú) per
concludere un trattato di libero commercio sono iniziati nel maggio di quest'anno
e dovrebbero concludersi nel febbraio del 2005.
L'obiettivo é negoziare un accordo quadro con questi tre paesi e, rispetto a temi
nei quali gli interessi di ciascuno si differenzino particolarmente, si negoziaranno
trattati bilaterali complementari.
É preoccupante che un negoziato cosí trascendentale per i paesi andini, che
significherà un grosso pericolo per i loro settori produttivi, si realizzi in così
poco tempo.
I negoziati si svolgono in via confidenziale e c'è pochissima informazione pubblica
in merito.
Quello che si sa é che gli Stati Uniti sono interessati a firmare un trattato
regionale con i paesi andini che fanno parte dell'ATPDEA* (Programma di Preferenze
Doganali Andine e di Sradicamento della Droga, *vedi nota alla fine), tra i quali c'é anche la
Bolivia, che per ora partecipa ai negoziati solo in qualità di osservatore.
Tale trattato termina a fine del 2006 e gli Stati Uniti sono decisi a
ribadirlo.
Riaffermano il loro interesse a includere i temi di investimenti, servizi,
proprietà intelletuale, agricoltura e soluzione di controversie, esattamente la
stessa agenda dell'ALCA.
Ciò significa che quello su cui non si è potuto ottenere nel "quadro ALCA", cercherà
di farlo regionalmente attraverso questo trattato di libero commercio con i paesi
andini.
É inoltre noto che gli Stati Uniti si sono rifutati di discutere all'interno
di questi negoziati tutto ciò che riguarda i sussidi e gli aiuti
interni ai suoi
produttori agricoli.
Uno studio realizzato dalla Segreteria Generale della Comunità Andina delle Nazioni
(CAN) sull'impatto dell'ALCA nella stessa regione, stabilisce che un trattato
di libero commercio con i paesi della regione e gli Stati Uniti non porterebbe
nessun beneficio ai primi, anzi, un settore importante come quello dell'agricoltura
ne ricaverebbe forti perdite, con i conseguenti impatti economici e sociali.
Inoltre questo trattato influirebbe negativamente anche sull'ambiente e sui
diritti umani fondamentali come l'accesso alla salute, all'educazione
e a un lavoro degno.
Nonostante tutto i negoziati proseguono, e non senza perplessità.
Il giornale El Comercio del 4 di agosto in prima pagina riportava "La Colombia
sceglie la propria strada nel Trattato di Libero Commercio".
I partecipanti a questa tavola rotonda osservano infatti che la Colombia negozia
sempre più da sola con gli Stati Uniti, approfittando della sua posizione politica
più vicina agli stessi.
Il Foro si è concluso venerdì 30 luglio. Mercoledí c'è stata una coloratissima marcia
per le strade di Quito, alla quale hanno partecipato le varie organizzazioni,
associazioni ed enti.
É stato bello vedere sfilare insieme indigeni, sindacalisti, transessuali, donne,
difensori dei diritti umani, pensionati, bambini, studenti, ... vederli sfilare
sotto bandiere e slogan diversi, ma per un obiettivo comune.
Alla fine dei conti penso che questo sia stato il più grande apporto e successo
del Foro, lo scopo raggiunto: far conoscere alla gente le tante, importanti e
diverse esperienze di lotta per un mondo migliore che esistono nel continente.
Esperienze che ci fanno credere davvero che "Un'altra America è possibile".
Confrontarsi e conoscere non può che far accrescere la forza e la visibilità
di questi movimenti, la cui frammentazione spesso ne pregiudica l'impatto.
Tessere reti che possano reggere meglio agli urti.
Convincersi che ogni piccolo sforzo, ogni piccolo segno è un passo, un passo in
un cammino in cui di certo non siamo soli.
Perché proprio all'interno del Foro, alla presenza di tante nazionalità e interessi
diversi, di tante specificità e tradizioni, di tante maniere di esprimersi,
si è sentita fortissima la sensazione di parlare tutti la stessa lingua.
* E' il programma della Guerra contro le Droghe lanciato dal presidente
George Bush il 4 dicembre 1991.
Francesca
Volontaria FOCSIV in Servizio Civile all'Estero
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