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I vescovi centroamericani
e il TLC

Nelle scorse settimane sono apparsi alcuni contributi di alcuni vescovi centroamericani e nordamericani che facevano un'analisi dell'imminente firma del Trattato di Libero Commercio tra i loro Paesi e gli Stati Uniti.
Abbiamo selezionato i passaggi più significativi del discorso del Card. Rodríguez Maradiaga (Honduras) e di un documento firmato dai vescovi Ramazzini Imeri (Guatemala) e Rosa Chavez (El Salvador), rispettivamente Presidente e Segretario del SEDAC (Segretariato Episcopale dell'America Centrale), insieme ai vescovi presidenti delle politiche nazionali ed internazionali della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB).



L'America Latina è immersa nel processo di globalizzazione.
E' un fenomeno complesso, che può uniformare tutto: mercati, politiche, diritti e culture, con risultati positivi e negativi per le nostre piccole nazioni.

"Si tratta di un processo che si impone a causa della maggior comunicazione tra le diverse parti del mondo, portando di fatto al superamento delle distanze". (Ecclesia in America, 20)

In questo mondo di profondi cambiamenti, la Chiesa vede la grande sfida di "umanizzare la globalizzazione e globalizzare la solidarietà".

La valutazione etica che la chiesa fa della globalizzazione è molto equilibrata.
Il card. Rodríguez riprende ancora l'esortazione apostolica di Giovanni Paolo II nella quale si dice che "in realtà, vi è una globalizzazione economica che porta con sé alcune conseguenze positive, come la crescente efficienza e l'incremento produttivo che, con lo sviluppo delle relazioni economiche tra i diversi paesi, può rafforzare il processo di unità dei popoli e realizzare un miglior servizio alla famiglia umana. Tuttavia, se la globalizzazione si basa sulle stesse leggi di mercato applicate secondo gli interessi dei potenti, porta con sé conseguenze negative: disoccupazione, riduzione dei servizi pubblici, distruzione della natura e dell'ambiente, aumento del divario tra ricchi e poveri e una concorrenza sleale che colloca le nazioni più povere in una situazione di inferiorità sempre più accentuata". (Ecclesia in America, 20)

Parlando del neoliberismo, continua il cardinale, la posizione della chiesa è abbastanza radicale, in quanto lo stesso documento afferma che "questo è un sistema che, facendo riferimento ad una concezione economicista dell'uomo, considera il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e dei popoli". (Ecclesia in America, 56)

Da vari mesi i nostri governi centroamericani stanno negoziando un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti (CAFTA, secondo l'acronimo inglese) e in questi giorni si sta realizzando l'ultimo atto di queste negoziazioni. I dati dicono che la crescita economica si è fermata, che è oggi una crescita di cattiva qualità visto che il tasso di povertà si è alzato sino al 44% della popolazione latinoamericana.
L'esperienza empirica suggerisce che il Messico, primo paese latinoamericano a firmare un simile accordo con gli Stati Uniti e il Canada (1994), sta affrontando oggi una situazione molto delicata.
Quasi 22 milioni di messicani (per il 50% circa illegali) sono immigrati negli Stati Uniti in cerca di un lavoro e da una autosufficienza alimentare in prodotti quali il riso, il grano, la soia e il mais, oggi il Messico importa questi stessi prodotti dagli Stati Uniti, dove i produttori ricevono sovvenzioni dallo Stato che i contadini messicani non ricevono.
Il Messico, considerato una volta "il granaio latinoamericano" è costretto oggi ad importare il 32% di mais dagli Stati Uniti per soddisfare la domanda interna.

Si è data molta enfasi alla creazione di tanti nuovi posti di lavoro che il TLC porterebbe con sé; ma si è tralasciato che si tratta di posti di lavoro precari, mal pagati e insicuri, quelli del settore delle maquilas, nelle quali migliaia di giovani donne dai 15 ai 25 anni assemblano merci per le grandi griffes internazionali, a condizioni di lavoro che si rifanno ai tempi della schiavitù.
Inoltre occorrerebbe considerare con maggior cautela la perdita di posti di lavoro nel settore agricolo e la conseguente immigrazione verso città che non riescono a ricevere degnamente tali persone o addirittura verso l'estero.

Il cardinal Rodríguez porta il caso dell'Honduras: se nel 1982 il tasso di povertà si attestava al 59%, nel 2002, secondo i dati del Secondo Rapporto sullo Sviluppo Umano dell'America Centrale e Panamá, tale dato è passato al 71%.

Ciò significa che non vi è necessariamente una stretta relazione tra l'accesso ai mercati internazionali e lo sradicamento della povertà.
L'accesso a tali mercati può essere una condizione necessaria ma non sufficiente per combattere la povertà. Per uscire dalla povertà occorrono politiche sociali coerenti, adeguati meccanismi di trasmissione delle risorse dei quali possano beneficiare le diverse classi sociali e una migliore distribuzione della ricchezza.

In altre parole "i trattati di libero commercio non sono una panacea per risolvere i problemi più profondi di povertà ed esclusione socio-economica. Devono essere parte di un quadro più ampio che includa politiche e programmi di cooperazione finanziaria, politiche migratorie e programmi disegnati appositamente in favore di quei settori pregiudicati da questi trattati.
La sfida è quella di attivare un modello di sviluppo umano sostenibile". (documento SEDAC-USCCB)

Un incremento nel commercio e nel consumo, a queste condizioni, potrebbe avere un impatto ambientale fortemente negativo. Occorre, quindi, porre molta attenzione in questi trattati alle norme di protezione ambientale per l'uso sostenibile di risorse naturali quali l'acqua e le foreste.

Si accenna anche di un sistema fiscale sempre meno progressivo e affidato sempre più a imposte indirette sul consumo quali l'IVA, che incidono maggiormente sui più poveri.

I vescovi centroamericani terminano questa analisi sostenendo che di fronte a una situazione che denota una tendenza chiara ad accentuare le ingiuste disuguaglianze della società latinoamericana, la Chiesa si pronuncia in modo:

- che gli Stati centroamericani facciano conoscere i contenuti di tali negoziazioni del TLC, visto che non vi è stata una sufficiente diffusione di informazioni all'interno dei paesi stessi; in America Centrale regna un clima di scontentezza generale e crescente, questo potrebbe sfociare in una spirale di violenza e convulsione sociale, mettendo in pericolo la democrazia e la convivenza pacifica;

- che si realizzi una profonda e ampia concertazione con i settori colpiti da tali accordi;

- che la firma del TLC venga differita fino a quando si creeranno le condizioni necessarie per evitare tali conseguenze negative.

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