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Un'immagine: intorno a un tavolo\scrivania, due bottiglie di vino aperte con
martello e cacciaviti, una pizza poco cotta che si farà sentire nella notte e un
discorso che nasce da una semplice frase detta per far ridere un po': "l'importante
è essere felici".
"Come si fa ad essere felici? Siamo qui, festeggiamo un
compleanno, vino e pizza, io non sono felice, i miei amici non hanno né vino
né pizza in questo momento".
"E se una persona fosse felice bevendo? Cosa dovrei
fare? Farla bere in continuazione?".
" C'è anche chi è contento a fare soldi
togliendo la terra a noi contadini! Che dovremmo fare allora? Farlo felice?
Dargli la nostra terra?".
Risata di tutti, io con loro, la mia diversa però.
La terra? Cosa ne so io? Cos'è la terra? La terra è terra, non è altro, è terra
altrimenti si chiamerebbe con un altro nome, magari pizza, magari vino.
Io ho la
mia terra, posso farne un campo di fiori, costruirci una città, possa addirittura
non farne niente e tenerla lì e vedere cosa succede quando la natura si rimpossessa
di se stessa.
I contadini sono felici se hanno la terra, anche loro non sarebbero contadini
altrimenti, si chiamerebbero con un altro nome, magari pizza, magari vino.
Un gessetto nelle mani, "delle persone mi hanno spiegato che la nostra società è come
una piramide, alla punta ci sono i politici, il governo, guadagnano un sacco di soldi,
subito sotto c'è la classe media, intellettuali, quelli che hanno studiato, poi ci
siamo noi, i campesinos e noi non abbiamo proprio niente, niente, solo
la terra, e se ce la portano via? Che abbiamo noi?".
Seduto accanto alla lavagna, annuivo, non potevo dire altro.
Però pensavo a una cosa. Certo che queste persone non assomigliano in nessun modo a
Brad Pitt o a Mel Gibson. Sono più bassi di me, e io non sono alto, sono magri come
me però scuri di pelle, più di quando mi abbronzo, hanno dei baffetti non proprio
bellissimi e certo più brutti del pizzetto che ho coltivato fin da quando sedicenne
camminavo con i 7 peli che stavano crescendo sotto il mento.
Qualcuno aveva
spiegato della piramide e uno di loro me la ripeteva come l'aveva ascoltata.
L'idea della piramide gli piaceva proprio, tutto funziona così. Ricordo che
anche a me piacque tanto questa immagine quando la maestra alle elementari
mi spiegava della struttura sociale nell'antico Egitto. La piramide si ricorda
sempre, chissà perché.
Un'altra immagine da ricordare: il machete. Deludente per certi versi. È un
grande coltello, una via di mezzo tra una spada, una sciabola e un coltello da cucina.
Bruttino, però taglia! Con un gesto lento della mano da destra verso sinistra,
stando attento a non portarmi via un piede, ho tagliato un ciuffo di erba solo
sfiorandolo. Mi ha ricordato una scena del film "La guardia del Corpo" quando lei,
cantante di fama, gioca con una spada e lui, un po' bello e dannato, duro ma con
un cuore grande così, le si avvicina, le sfila il foulard di pura seta, lo
fa volteggiare in aria e ricadere giusto giusto sulla spada. La spada ferma,
immobile lo taglia e lei cade tra le braccia di lui.
Loro lo usano per
tagliare l'erba e io lo provavo e pensavo a questo e alle guerre non
intelligenti.
In queste notti, quando mi stendo sul letto mi sento strano e non è solo per la pizza
o per i fagioli e tortillas che si mangiano. Provo una sensazione di fastidio
che non sempre capisco. Perché quando loro mi parlano o mi guardano con quegli occhi
io mi sento piccolo, mi sento un po' inutile, un po' sbagliato, come se avessi
capito poco e caspita che di libri ne ho letti! Non sono un dotto però la mia
laurea ce l'ho! Ero quasi pronto ad entrare nel mondo del lavoro, avevo
praticamente un piede e mezzo dentro prima che venissi qui. Però non mi sento
a posto.
Alcune volte, addirittura, provo una cosa difficile da decifrare, sento che mi
piacerebbe essere per alcuni momenti della mia vita come loro ed essere capace di
trovare la cosa giusta, capace di lottare per la terra, questa caspita di terra,
lottare per la verità di qualcosa, un solo contadino senza terra, con la maschera,
perché non sono io ma la mia felicità che è quella degli altri e di quel contadino
e vorrei guardarmi dentro e sapere che sarei capace anch'io di giocare con la mia
vita perché tutto continui, anche senza di me, ma in un modo più bello.
Poi mi addormento... e dormo un sonno profondo e prima di riaprire gli occhi immagino
la mia casetta fuori dalla città, con tutti i confort ma nel pieno di una campagna,
immagino il mio cane e dei bambini da accompagnare a scuola, immagino il traffico
della tangenziale e il clacson che impazzisce. Mi lavo i denti, scendo a fare
colazione e un uomo con quei baffetti mi dice "Buon giorno".
Lo saluto, beviamo
insieme un caffé, mi offre un po' del suo pane dolce. La casetta si sfuma un po',
mi dice "Grazie di essere qui", e io inizio di nuovo a non capire e inizia
un'altra giornata in Chiapas.
[rs]
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