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"Primo Incontro Nazionale dei Danneggiati dalle Dighe"
Aguas Calientes, Acapulco, Stato di Guerrero, Messico

Si è da poco concluso il "primo incontro nazionale (messicano) di danneggiati per la costruzione di dighe e per la difesa dei fiumi".
In spagnolo suona decisamente meglio.
Su queste terre il governo messicano e la commissione federale di elettricità pretendono costruire una diga per la produzione di energia elettrica che significherebbe un gravissimo impatto sociale e ambientale. Diecisettemilatrecento ettari di terre verrebbero inondate, migliaia di alberi abbattuti e soprattutto significherebbe uno sgombero di circa 25mila persone. 24 comunità verrebbero sommerse dall'acqua e altre 47 comunità, con 40 mila abitanti, verrebbero danneggiate indirettamente, ossia si vedrebbero interrotte vie di comunicazione e seccarsi terre produttive.

Per mettere a fuoco il problema generale: in Messico, come negli altri Paesi del Centro e Sud America si parla di Plan Puebla Panamá (PPP), ovvero di un piano che si sviluppa da Puebla (Messico) a Panamá e che comprende progetti di costruzione di strade da nord a sud e da est ad ovest di tutta la regione del Centro America e soprattutto la definizione di piani energetici di sviluppo di queste zone che prevedono la costruzione di decine di dighe in ogni paese.

In Messico, in particolare, il progetto Nazionale "Messico Terzo Millennio" propone la pianificazione di sei settori su tutto il territorio nazionale che oltre a rientrare nel PPP appartengono e completano gli Accordi di Libero Commercio tra le Americhe (ALCA, vedi nel sito altri riferimenti).
Già si conoscono decine di progetti di dighe i cui effetti sarebbero l'inondazione di centinaia di chilometri quadrati di terre, le conseguenti ripercussioni ambientali dovute alla perdita di foresta e di aree ricche di diversitá biologica, ma soprattutto l'espulsione di migliaia di persone che vivono nelle comunitá indigene e contadine.
Sotto le acque dello sviluppo affogherebbero terre, storie e culture di popoli che dalla conquista spagnola resistono a fatica contro imposizioni di altre culture e che lottano perché siano rispettati i loro diritti basilari alla terra, al lavoro e alla libertá, difesi tra l'altro da leggi ed accordi nazionali ed internazionali.

Di fronte a queste minacce in atto e in pieno sviluppo, il neoliberalismo e gli interessi economici di poche grandi imprese e famiglie sono una macchina inarrestabile e senza scrupoli; e così la gente delle comunità indigene e contadine appoggiate da associazioni civili e gruppi sociali si organizzano.
Le attività sono frenetiche e senza sosta. In questi giorni si riuniscono qui in Aguas Calientes persone da ogni angolo del Messico: Guerrero, Nayarit, Districto Federal, Veracruz, Estado de Mexico, Chiapas, Oaxaca, Coahuila, Jalisco, Durango, Puebla, Tabasco e da altri paesi quali Guatemala, Argentina, Spagna, Francia, Italia, Stati Uniti.
Purtoppo, per svariati problemi, non sono arrivati gruppi dall'Honduras, dal Costa Rica, dal Nicaragua, dal Brasile e ancora dal Guatemala. In particolare a questi ultimi, i delegati del Chixoy, è stato rifiutato il visto con assurde accuse per associazione a scopo terroristico (da oltre 20 anni questa gente è colpita da un progetto di una grande diga, la cui costruzione ha riconsegnato alla terra attraverso un massacro inaudito 452 persone).
Il prezzo della difesa della propria terra, dell'acqua e dei diritti basilari costa, costa la vita dei popoli e la costruzione di questi megaprogetti costa migliaia di milioni di dollari ai governi dei paesi centramericani, in questo caso il Messico, che si indebitano per permettere il gran negozio, il gran affare. È provato infatti, che queste costruzioni faraoniche non servono per lo sviluppo di una nazione; i beneficiari non sono le popolazioni nei pressi della diga. In decenni si è solo visto un gran disastro ambientale, un calpestio incessante dei diritti delle comunità, grandi affari per imprese perlopiù straniere e benefici milionari per le banche.

Al lato, quasi oscurato dall'immagine commerciale dello sviluppo tecnologico di un paese, soggiogato e ai piedi del mostro mangiatutto etichettato USA, la questione dell'acqua.
Il nodo è l'acqua, fonte di vita, di lavoro e di sostento, il nodo è la privatizazzione di questo bene, di questo diritto.
In questo incontro nazionale si son confrontate esperienze di soprusi e di lotte, di resistenza e di violenze subite. La gente, contadini e indigeni han parlato, si son confrontati e ritrovati da nord a sud di questo grande paese con gli stessi problemi.
Nel pomeriggio esperti messicani e stranieri han presentato dettagliatamente aspetti economici, giuridici, tecnici, alternative energetiche alla costruzione di questi eco-mostri. Nei prossimi giorni uscirà un piano di azione che cerchi il come consolidare e rendere più unito il Movimiento Mexicano de Afectados por las presas y en defensa de los Rios (MAPDER - http://mapder.edupaz.org.mx/) e come affrontare l'avanzata inesorabile di interessi stranieri, come opporsi alle nuove modalità di conquista.

In Aguas Calientes la situazione è tesa: da un anno intero le comunità di questa zona impediscono ai macchinari di entrare nel sito della diga per fare le opere di costruzione e il governo non ascolta dispute giuridiche e di principi ma piuttosto invia militari per instaurare un clima di violenza.
Il segnale lo abbiamo vissuto la sera dell'inaugurazione quando decine di contadini si sono opposti al tentativo-provocazione della commissione federale dell'elettricità di introdurre una ruspa e un camion di grandi dimensione. Alla guida di questi mezzi vi erano giovani militari senza scrupoli.

La conclusione resta la speranza, un sentimento forte che si sente in mezzo al petto, che nasce da questi movimenti sociali, da questi movimenti di contadini e indigeni, fortemente legati alla Santa Madre Terra, che ricordano anche a noi occidentali l'importanza della difesa concreta delle nostre risorse, della nostra vita.

[sf]

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