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A g u a s C a l i e n t e s - 1 ° o t t o b r e 2 0 0 4
"Primo Incontro Nazionale dei Danneggiati dalle Dighe"
Aguas Calientes, Acapulco, Stato di Guerrero, Messico
Si è da poco concluso il "primo incontro nazionale (messicano) di danneggiati per
la costruzione
di dighe e per la difesa dei fiumi".
In spagnolo suona decisamente meglio.
Su queste terre il governo messicano e la commissione federale di elettricità
pretendono costruire una diga per la produzione di energia elettrica che
significherebbe un gravissimo impatto sociale e ambientale. Diecisettemilatrecento
ettari di terre verrebbero inondate, migliaia di alberi abbattuti e soprattutto
significherebbe uno sgombero di circa 25mila persone. 24 comunità verrebbero
sommerse dall'acqua e altre 47 comunità, con 40 mila abitanti, verrebbero
danneggiate indirettamente, ossia si vedrebbero interrotte vie di comunicazione
e seccarsi terre produttive.
Per mettere a fuoco il problema generale: in Messico, come negli altri Paesi del
Centro e Sud America si parla di Plan Puebla Panamá (PPP), ovvero di un piano
che si
sviluppa da Puebla (Messico) a Panamá e che comprende progetti di costruzione di strade
da
nord a sud e da est ad ovest di tutta la regione del Centro America e soprattutto
la definizione di piani energetici di sviluppo di queste zone che prevedono la
costruzione di decine di dighe in ogni paese.
In Messico, in particolare, il progetto Nazionale "Messico Terzo Millennio"
propone
la pianificazione di sei settori su tutto il territorio nazionale che oltre a
rientrare nel PPP appartengono e completano gli Accordi di Libero Commercio tra
le Americhe (ALCA, vedi nel sito altri riferimenti).
Già si conoscono decine di progetti di dighe i cui effetti sarebbero
l'inondazione di centinaia di chilometri quadrati di terre, le conseguenti
ripercussioni ambientali dovute alla perdita di foresta e di aree ricche di
diversitá biologica, ma soprattutto l'espulsione di migliaia di persone che vivono
nelle comunitá indigene e contadine.
Sotto le acque dello sviluppo affogherebbero
terre, storie e culture di popoli che dalla conquista spagnola resistono a
fatica contro imposizioni di altre culture e che lottano perché siano rispettati
i loro diritti basilari alla terra, al lavoro e alla libertá, difesi tra l'altro
da leggi ed accordi nazionali ed internazionali.
Di fronte a queste minacce in atto e in pieno sviluppo, il neoliberalismo e gli
interessi economici di poche grandi imprese e famiglie sono una macchina inarrestabile
e senza scrupoli; e così la gente delle comunità indigene e contadine appoggiate da
associazioni civili e gruppi sociali si organizzano.
Le attività sono frenetiche
e senza sosta. In questi giorni si riuniscono qui in Aguas Calientes persone da
ogni angolo del Messico: Guerrero, Nayarit, Districto Federal, Veracruz, Estado
de Mexico, Chiapas, Oaxaca, Coahuila, Jalisco, Durango, Puebla, Tabasco e da altri
paesi quali Guatemala, Argentina, Spagna, Francia, Italia, Stati Uniti.
Purtoppo, per svariati
problemi, non sono arrivati gruppi dall'Honduras, dal Costa Rica, dal Nicaragua,
dal Brasile e ancora dal Guatemala. In particolare a questi ultimi, i delegati
del Chixoy, è stato
rifiutato il visto con assurde accuse per associazione a scopo terroristico
(da oltre 20 anni questa gente è colpita da un progetto di una grande diga,
la cui costruzione ha riconsegnato alla terra attraverso un massacro
inaudito 452 persone).
Il prezzo della difesa della propria terra, dell'acqua
e dei diritti basilari costa, costa la vita dei popoli e la costruzione di
questi megaprogetti costa migliaia di milioni di dollari ai governi dei paesi
centramericani, in questo caso il Messico, che si indebitano per permettere
il gran negozio, il gran affare. È provato infatti, che queste costruzioni
faraoniche non servono per lo sviluppo di una nazione; i beneficiari non
sono le popolazioni nei pressi della diga. In decenni si è solo visto
un gran disastro ambientale, un calpestio incessante dei diritti delle
comunità, grandi affari per imprese perlopiù straniere e benefici
milionari per le banche.
Al lato, quasi oscurato dall'immagine commerciale
dello sviluppo tecnologico di un paese, soggiogato e ai piedi del
mostro mangiatutto etichettato USA, la questione dell'acqua.
Il nodo è
l'acqua, fonte di vita, di lavoro e di sostento, il nodo è la
privatizazzione di questo bene, di questo diritto.
In questo incontro nazionale si son confrontate esperienze di soprusi e di lotte,
di resistenza e di violenze subite. La gente, contadini e indigeni han parlato,
si son confrontati e ritrovati da nord a sud di questo grande paese con gli stessi
problemi.
Nel pomeriggio esperti messicani e stranieri han presentato dettagliatamente aspetti
economici, giuridici, tecnici, alternative energetiche alla costruzione di questi
eco-mostri. Nei prossimi giorni uscirà un piano di azione che cerchi il come
consolidare e
rendere più unito il Movimiento Mexicano de Afectados por las presas y en defensa
de los Rios
(MAPDER - http://mapder.edupaz.org.mx/)
e come affrontare l'avanzata
inesorabile di interessi stranieri, come opporsi alle nuove modalità di conquista.
In Aguas Calientes la situazione è tesa: da un anno intero le comunità di questa
zona impediscono ai macchinari di entrare nel sito della diga per fare le opere
di costruzione e il governo non ascolta dispute giuridiche e di principi ma
piuttosto invia militari per instaurare un clima di violenza.
Il segnale lo abbiamo vissuto la sera dell'inaugurazione quando decine di contadini
si sono opposti al tentativo-provocazione della commissione federale dell'elettricità
di introdurre una ruspa e un camion di grandi dimensione. Alla guida di questi mezzi
vi erano giovani militari senza scrupoli.
La conclusione resta la speranza, un sentimento forte che si sente in mezzo al petto,
che nasce da questi movimenti sociali, da questi movimenti di contadini e
indigeni, fortemente legati alla Santa Madre Terra, che ricordano anche a noi
occidentali l'importanza della difesa concreta delle nostre risorse, della
nostra vita.
[sf]
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