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ossia
Día de la Raza, día de la Hispanidad o día de la Resistencia??
Il 12 ottobre si commemora la data in cui la spedizione di Cristoforo Colombo arrivò
sulle coste di un'isola americana nel 1492.
Il 12 ottobre è considerato come un
giorno memorabile perché a partire da allora iniziò il contatto tra Europa e America
che culminò con il cosidetto incontro dei due mondi, che trasforma le visioni del
mondo e le vite europee quanto americane.
Dopo 72 giorni di navigazione il
marinaio Rodrigo de Triana avvistò terra. La rievocazione di questo giorno iniziò
su proposta spagnola nel 1915 e successivamente adottata dai paesi ispanici ed
in particolare in Messico durante il regime del presidente Alvaro Obregon su
suggerimento del filosofo e maestro José Vasconcelos, allora titolare della
Segreteria di Educazione.
Tutt'oggi il 12 di ottobre continua a chiamarsi "giorno della razza".
Altri popoli nord
americani che si autodeterminano ispanici festeggiano l'11 di ottobre il Columbus
Day. Qui il 12 di ottobre si chiama giorno della ispanità, nonostante
nei calendari
resti impresso giorno della razza.
Ma che razza?
Di che razza di razza stiamo
parlando?
Della razza spagnola e civilizzante?
Di un animale di razza?
Forse
bisognerebbe ri-percorrere la storia e non credere alle etichette calendarizzate.
Anno 1000: il navigante vichingo Bjarnierjolfsson, che viaggiava dall'Islanda
alla
Groenlandia, fu avvolto dalla nebbia e perse l'orientamento fino ad avvistare una
terra piatta e ricoperta da boschi; fu la prima vista di queste terre da parte di
un europeo. Quattordici anni dopo, Leif Eriksson, figlio di Eric il Rosso, sbarcò
in America e stabilì una colonia che prosperò fino al 1020, quando conflitti con
i nativi indios o esquimales lo obbligarono ad andarsene.
La colonizzazione si
cancellò dalla memoria fino al 1492, fino all'arrivo del più famoso e
venerato
Cristoforo Colombo, il nostro buon genovese al servizio e servigio dei reali
spagnoli, che perdendosi alla ricerca del Giappone si incontrò con queste
terre. Da quel giorno prende possesso di tutte le terre scoperte, come
se
i 90 milioni di abitanti di allora, che lì vivevano da circa 12 mila anni,
non le avessero ancora scoperte.
Colombo scrive nel suo diario che i nativi
gli avevano fatto molti regali, che erano cordiali e buoni per servire. Due
giorni dopo annota: "prendo con me sette nativi perché apprendano la nostra
lingua, a meno che sua maestà non disponga di portarli tutti in Spagna; con
cinquanta uomini li possiamo mantenere soggiogati e faremo far loro tutto
quello di cui abbiamo bisogno".
Nel 1498 Colombo inizia il suo terzo viaggio
dichiarando che le terre che aveva scoperto erano le Indie e che i loro
abitanti dovevano chiamarsi Indios, con proprie leggi indie.
Ma ecco l'arrivo
di un fiorentino nel 1502, Amerigo Vespucci che, capendo non si trattasse
dell'India, decide che queste terre siano un nuovo continente, che tuttavia
non aveva nulla di nuovo se non la conoscenza europea. Da questa ri-scoperta
Martin Waldseemüller, un chierico tedesco, nel 1507 decise che il nuovo
territorio dovesse chiamarsi America, donna come Europa e Asia e in
onore ad Amerigo.
Nel 1550 l'imperatore Carlo V convoca una riunione di teologi e consiglieri per
decidere della condizione umana degli indios. Il primo giorno il dottor Juán Gines
de Supélveda, erudito umanista, che sosteneva giusto combattere gli indios e
schiavizzarli, riassume così la sua posizione: "come i bambini sono inferiori
agli adulti, le donne agli uomini, le scimmie agli esseri umani, così gli indios
sono naturalmente inferiori agli spagnoli".
Nel 1566 muore a 92 anni Bartolomé
de Las Casas e lascia istruzioni che la sua Storia Completa delle Indie non
sia pubblicata prima dei quarant'anni dalla sua morte, "così che se Dio decide
di distruggere la Spagna, si sappia che la causa è la distruzione che abbiamo
portato nelle Indie".
Si calcola, infatti, che nei primi 150 anni delle
colonie gli abitanti originari si sono ridotti alla decima parte dovuti ai
massacri perpetrati con spade, virus, sifilide, lavori forzati, fiamme.
In questo periodo sono stati inviati in Spagna 185 mila chili di oro e 17
milioni di argento puro.
Fin dall'avvento dei colonizzatori spagnoli,
quindi, le popolazioni indigene sono state considerate ai margini della
società e trattate di conseguenza, in una aberrante consuetudine di
violenze e soprusi che perdura tutt'oggi.
Se analizziamo i dati attuali sul Messico, il 21% della popolazione indigena
non riceve un salario per il suo lavoro,
il 38% riceve meno del salario
minimo e il 23% guadagna una cifra compresa tra uno e due salari minimi.
Il 95,14% delle abitazioni censite non sono dotate di energia elettrica,
il 98,51% non dispone di impianto fognario e il 96,31% non dispone di
sistema idraulico.
Secondo varie fonti governative, gran parte delle
violazioni dei diritti umani è avvenuta contro gruppi indigeni, in
maggioranza di etnia tzeltal e tzotzil, mentre le repressioni
sono
rivolte prevalentemente verso le organizzazioni contadine.
Il primo
gennaio 1994, data di entrata in vigore degli accordi del NAFTA tra
Canada, Stati Uniti e Messico, un gruppo di contadini armati insorge
contro il governo centrale e occupa alcuni municipi della regione del
Chiapas.
È l'inizio del conflitto tra l'Esercito Zapatista di
Liberazione Nazionale e l'esercito messicano.
Siglati gli accordi di pace, dopo
12 giorni di scontri a fuoco, il conflitto prosegue "a bassa intensità" lacerando
profondamente il tessuto sociale delle comunità indigene.
Le verità ufficiali e governative da sempre sono state circondate da nubi dense
di confusione: furono i vichinghi e non Cristoforo Colombo a raggiungere per primi
queste terre; Colombo ci arrivò senza comprendere dove fosse; i nativi furono
chiamati Indios credendo fossero in India; il nuovo continente si chiama America
in onore di Vespucci che non lo scoprì; il nuovo continente non era nuovo se
non fosse per quelli che non ci vivevano (gli europei), quindi non poteva essere
scoperto; le gesta civilizzatrici e di evangelizzazione furono conquiste
sanguinose, genocide e implicarono una schiavizazzione di massa e, non da ultimo,
gli attuali conquistatori del mondo ed esportatori di democrazia armata si
appropriano indebitamente del termine americani, privando di questo diritto
tutti gli abitanti del continente.
Per i popoli indigeni del continente è
Abya Yala ossia terra ricca e produttiva, bella, coraggiosa, terra
amorosa
e tenera con i suoi figli delle comunità indigene del continente. La Santa
Madre Terra che protegge i suoi figli e regala vita e frutti stagione dopo
stagione; una terra brutalmente violentata dagli invasori spagnoli
del XV
secolo come dai governi occidentali e dalle multinazionali del presente
che con l'imposizione di logiche e culture superiori distruggono, in nome
di interessi economici, civiltà intere.
La globalizzazione malata con
l'etichetta neoliberista è il nuovo nome dell'imperialismo
contemporaneo, un camouflage-maquillage del tentativo del nuovo
impero
del governo nord americano targato USA di dominare il mondo per
poterne succhiare le risorse.
Da qui e dall'arrivo degli spagnoli,
quel 12 ottobre, si acutizza la differenza tra una minoranza molto
ricca e una immensa maggioranza di poveri-impoveriti. Impoveriti
e non poveri, impoveriti dagli effetti del capitalismo globalizzante,
dalla globalizzazione neoliberale e dai suoi derivati (ALCA),
che promuovono uno sviluppo insostenibile che porta inesorabilmente
alla distruzione dell'ambiente e alla moderna schiavitù e
sottomissione dell'America Latina (l'America Originaria e Originale).
Effetti ne sono due grandi fratture, una che rompe l'equilibrio con
la natura e l'altra che divide gli uomini in base al luogo di
nascita, alla condizione economica, alle idee. Tutto questo
è una moderna e sofisticata colonizzazione di fronte alla
quale tutti i popoli dell'America Latina hanno ribattezzato
il 12 di ottobre come giorno della resistenza, come giorno
per riaffermare le proprie radici originarie ed i propri
diritti calpestati e dimenticati.
Di seguito riportiamo la descrizione, tratta dal quotidiano La Jornada, di alcune
attività svoltesi il 12 di ottobre 2004.
La Jornada (13 ottobre 2004): gli indigeni chiedono il compimento degli
accordi di San Andrés.
In commemorazione dei 512 anni di resistenza, ieri 500 indigeni circa hanno
marciato per le vie di San Cristobal de las Casas, Chiapas, per protestare
contro le politiche neoliberiste ed esigere il compimento degli accordi di
San Andrés Larráinzar, firmati il 16 febbraio 1996 dal governo federale e
l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).
"512 anni fa gli
spagnoli invasero le nostre terre e ci derubarono, umiliarono costringendo
i nostri nonni e nonne a lavorare come animali, ma non poterono conquistare
la saggezza e l'intelligenza dei nostri antenati, perché queste sono radicate
nel cuore della terra e del cielo", hanno detto.
A Morelia, Michoacán, più
di 1.500 indigeni, in maggioranza purépechas, hanno manifestato per
corso
Madero per pronunciarsi in favore della "dignità" dei popoli indios ed
esprimere il loro disaccordo col governo dell'entità, che li ha cacciati
dal centro storico dove avevano installato un mercato di artigianato e li
ha ricollocati vicino al monumento al generale Lázaro Cárdenas.
Nel nord
della Repubblica, organizzazioni non governative di Ciudad Juárez,
Chihuahua
e di El Paso (Texas), hanno realizzato un forum per commemorare il Giorno
dell'Emigrante, nel quale hanno affermato che il 12 ottobre è una data
di resistenza sociale davanti agli "atteggiamenti razzisti" dei
conquistatori contro gli indigeni, simili a quelli che affrontano gli
emigranti nel vicino paese del nord. Concludendo l'evento, i
partecipanti hanno realizzato una marcia dal parco Chihuahuita, ubicato
all'incrocio delle vie León e Canal (vicino al ponte internazionale
Santa Fé) fino al viale Texas. In questo contesto, i dirigenti
del "Consiglio Guerrerense 500 Anni di Resistenza Indigena",
l'Organizzazione Indipendente dei Popoli Mixtecos, il Coordinamento
Regionale delle Autorità Comunitarie, la
Rete Guerrerense dei Diritti Umani ed il Centro per i Diritti Umani della Montaña
Tlachinollan, ritengono che la povertà sia un problema "lacerante" tra i popoli
indigeni dell'entità e focolaio acceso per la stabilità politica e sociale del
paese a cui il governo non risponde.
A Querétaro, indigeni della comunità Santiago
Mexquititlán, nel municipio di Amealco, hanno chiesto al governo statale di avere
accesso all'educazione, perché nei pochi centri di insegnamento di base presente
nella regione non ci sono maestri; riflesso di questo è il 46% della popolazione
di questa comunità maggiore di 15 anni che è analfabeta.
Qui in Comitán, dopo anni, tutte le organizzazioni sociali, contadine e indigene
si sono riunite per fare una marcia pacifica dal boulevard fino al centro della
città.
Si sono uniti per gridare a voce alta e chiara il rifiuto alle politiche del governo
neoliberale del presidente Vicente Fox Quesada che si allea con governi stranieri
per permettere loro l'invasione delle terre messicane e lo sfruttamento delle
loro mille risorse.
Un rotondo no al Plan Puebla Panamá, all'ALCA, alla OMC,
alla Banca Mondiale, al Banco Interamericano di Sviluppo, ai progetti di costruzione di dighe e alla presenza costante e
illegittima dell'esercito nelle comunità indigene e contadine della regione.
Le richieste sono semplici quanto profonde: la riaffermazione dei diritti dei
popoli originari e indigeni, il compimento degli Accordi di San Andrés, programmi
per il riscatto delle culture indigene, il diritto alla vita, all'uguaglianza,
alla autodeterminazione dei popoli, alla libertà, alla salute, alla casa,
all'istruzione, all'informazione, alla cultura, alla sicurezza sociale e giuridica.
Parole elementari ma purtoppo ignorate in un Chiapas indigeno e contadino
dimenticato dalle luci dell'informazione mondiale, sempre sbilanciata ed
attirata da conflitti con alta audience.
"Noi siamo indigeni messicani.
I più piccoli su queste terre, però i più primitivi.
I più dimenticati, però i più decisi.
I più disprezzati, però i più degni.
Noi
siamo uomini e donne veri, i padroni di queste terre, di queste acque e dei nostri
cuori."
(cit. Documenti e Comunicati dell' EZLN, 12 ottobre 1994)
[sfridi | 12 ottobre 2004
Comitán de Domínguez, Chiapas, México]
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*Fonti:
- La mia pelle in Comitán;
- Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo, per la traduzione degli articoli de La
Jornada del 13 ottobre di Elio Henriquez, Ernesto Martinez, Ruben Villalpando,
Jesus Saavedra e Mariana Chavez;
- Striscioni delle manifestazioni di Comitán e San Cristóbal;
- www.rebelion.org
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