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Tutte le volte che mi trovo
a vivere, dormire, mangiare e condividere il tempo con i campesinos
con i quali lavoriamo in Honduras, mi domando sempre "come può il
mondo cambiare così tanto, non solo dall'occidente all'oriente,
dal nord al sud, ma in così pochi chilometri di distanza".
Non che la cittadina di Santa Rosa sia ricca e sfarzosa, ma permette
condizioni di vita decenti: acqua corrente, luce, ecc.
Nei villaggi mancano alcune di queste necessità di base, come mancano
i servizi igienici, i centri di salute, le scuole e quindi la possibilità
dei contadini stessi di migliorare la propria vita e quella degli
innumerevoli figli che ogni famiglia ha.
Mi chiedo come e se la scuola di educazione popolare nella
quale lavoro, riesca a coscientizzare su alcuni problemi, che prima
di tutto derivano da una carenza cronica e da una mancanza totale
di interesse da parte delle istituzioni governative verso la maggior
parte della popolazione campesina che popola l'Honduras.
Mi chiedo come e perché queste persone debbano passare sette
giorni alla settimana lottando per avere in tavola un piatto di
tortillas e fagioli, senza poter aver il tempo, le energie
e, soprattutto, la possibilità per poter studiare, crescere come
persone e far crescere tutta la comunità nella quale vivono.
Con tutta questa serie di domande torno ogni settimana, dopo la
formazione nelle comunità, a Santa Rosa. Sempre più dubbiosa, sempre
più stupita, sempre più ricca di tutto quello che le persone del
campo mi danno: del sorriso dei mille bambini che popolano
la comunità, sempre scalzi e sporchi, ma con lo sguardo profondo
di chi sembra abbia la consapevolezza di quanto la vita possa essere
difficile indipendentemente dall'età; delle storie dei contadini
e del loro sforzo di rafforzare l'organizzazione delle loro comunità;
delle pannocchie di maíz, della cosecha (il
raccolto) che per loro rappresenta la vita; delle donne,
che, sempre torteando (impastando le tortillas), mi raccontano
la storia dei loro tesori di mamma che intanto scorrazzano per la
cucina insieme a galline, pulcini e animaletti vari.
Dalle loro vite io ne traggo esperienza, un esperienza incomparabile,
sperando di donare a loro un punto di vista differente e forse arricchente;
e con la consapevolezza che io ho l'opportunità di scegliere
di vivere in un mondo, non perfetto certo, ma dove i diritti umani
non sono solo sulla carta, mentre a loro, purtroppo, nel terzo millennio,
questo diritto viene immancabilmente negato.
Monja Zanini
Volontaria in Servizio Civile all'Estero
Santa Rosa de Copán - Honduras
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