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Emergenza siccità

Stavolta non è un titolo del Corriere che parla della situazione della campagna siciliana, ma la prima notizia che ci ha accolto al nostro rientro in Kenya ai primi di gennaio.

La situazione è preoccupante.

Il vecchio detto dice: "Dopo il cammello è l'uomo a morire"...

... e i cammelli stanno morendo.

A Kivuli, il centro per bambini di strada dove vivo e presto servizio, c'è un pozzo di acqua potabile. Dal quartiere donne e bambini vengono al pozzo, fin dal mattino, con i loro barili da 20 litri per portare l'acqua a casa. Qualcuno ha un carretto o una bicicletta, che consente di fare un po'di scorta. Fino a dicembre non si doveva aspettare troppo per avere l'acqua (il rubinetto è uno solo e può quindi servire un solo cliente per volta). In qualche minuto si "faceva il pieno" e via. Ora la fila fuori da Kivuli è interminabile.

Qualche giorno fa siamo usciti alle 6 di mattina e la gente era già lì ad aspettare. E si va avanti tutto il giorno. In fila, sotto il sole, in attesa, senza fretta.

Le donne si siedono sui loro barili vuoti e fanno due chiacchiere aspettando che arrivi il proprio turno. Irene e Francis sono due amici che vivono in un appartamento vicino a Kivuli. Qualche giorno fa eravamo loro ospiti a pranzo. Ci raccontavano che fino a poco tempo fa l'acqua corrente arrivava regolarmente a casa loro, non tutti i giorni, ma arrivava. Ora sono costretti anche loro ad andare al pozzo di Kivuli.

Ma con il lavoro che li impegna tutto il giorno quando lo trovano il tempo?!

La verdura, la frutta e la carne costano di più. L'agricoltura e la pastorizia sono in crisi. Le mandrie di capre e mucche si sono spostate dalle campagne e sono arrivate in città, per trovare un po' più di erba verde e di acqua.

E così, viaggiando in matatu (il mezzo di trasporto pubblico) per spostarsi da Kivuli verso il centro, incrociamo sulla nostra strada mandrie di mucche, di cui si possono vedere le costole, che passeggiano a bordo della strada.

di Flavio Bellomi, volontario in servizio civile all'estero
Nairobi, 29 gennaio 2006


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