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Dal 26 luglio al 6 agosto 2005, il nostro gruppo,
composto da sei volontari provenienti da diversi paesi della Lombardia,
ha animato l'oratorio estivo della parrocchia di Kirbet al Wahadneh,
un paesino situato nella zona settentrionale della Giordania.
Ci siamo introdotti nella realtà del Medio Oriente trascorrendo
prima tre giorni a Gerusalemme, avendo così la possibilità di visitare
la città e di incontrare persone e associazioni, accomunate da un
profondo impegno per la pace.
Lasciata Gerusalemme, e superata la frontiera israeliana, arriviamo
a Kirbet al Wahadneh dopo un lungo viaggio in pulmino, durante il
quale, il deserto, la valle del Giordano, le oasi e i villaggi si
sono susseguiti sotto i nostri sguardi, nell'intensa luminosità
di questa terra e nel caldo che ci ha provati.
Il villaggio è composto da famiglie musulmane e cristiane
che si raccolgono intorno a ciò che le contraddistingue: la moschea
e la chiesa.
Le giornate sono infatti scandite dalla preghiera del muezzin
che si diffonde a partire dalle prime luci dell'alba, e dal suono
a noi più familiare, della campana della chiesetta che invita bambini,
giovani e adulti alla S. Messa.
Ci si immerge subito in questa nuova realtà, con la voglia di
conoscere i bambini, di giocare con loro e di comunicare come
sarà possibile, in inglese con i più grandicelli, con gesti e sorrisi
con i più piccoli.
I nostri punti di riferimento sono Abuna Bassam, il parroco,
Baha, un volontario giordano, Ibrahim un altro giovane
giordano che ...parla italiano!
Per alcuni giorni,condividono con noi l'esperienza alcune studentesse
di Amman, tra le quali una ragazza musulmana,che sarà anche la nostra
guida nella moschea di Abdullah e al centro storico della capitale.
Ogni giorno, puntuali, alle ore nove, arrivano bambini di diverse
età, con i quali si canta e si gioca in cortile fino a quando il
caldo non diventa eccessivo e allora, uno spuntino all'ombra, seguito
dall'invito a proseguire la mattinata con attività di pittura e
disegno viene accolto da tutti con entusiasmo.
Si creano magliette multicolori, fiori e collanine; si disegna e
ci si diverte ad imparare qualche parola in arabo e in italiano...
Qualcuno di noi è già impegnato in cucina a preparare il
pranzo per il gruppo dei volontari: si fondono cibi italiani con
i sapori tipici arabi come l'umus,un piatto a base di ceci
accompagnato dal pane arabo, il formaggio, i dolci, la verdura e
la frutta della valle del Giordano.
Alcune mattinate, vedono la presenza dei bambini della parrocchia
di Ajloun con i loro animatori: l'atmosfera diventa ancor
più vivace grazie ai canti in lingua araba ritmati dal battito delle
mani e dai cori alternati.
Per due pomeriggi, grazie alla collaborazione tra Abuna Bassam e
il sindaco, ci si organizza per la verniciatura dei marciapiedi
all'ingresso del paese? Beh, il coraggio non manca, poiché il
caldo nelle ore pomeridiane è soffocante, ma la forza di volontà
è contagiosa! Bambini e adolescenti sono al lavoro, fanno a gara
per avere i pennelli, sotto lo sguardo ammirato del sindaco e delle
mamme che offrono da bere?
Lavorare insieme dà soddisfazione!
Con i ragazzi viene organizzato un torneo di pallavolo seguito
da due serate di festa in cui si alterna la pasta italiana al kebab,
il piatto tipico del mondo arabo a base di carne di montone.
Le danze dei giovani intorno al falò e i canti ritmati dai tamburelli
rendono partecipi di una cultura che incuriosisce, e nel contempo,
ci si accorge che si può esprimere solo gratitudine per quest'accoglienza
festosa, per questo reciproco incontro tra fratelli cristiani
appartenenti a realtà così differenti!
Si dedica una mattinata all'incontro con alcuni volontari di Jordan
Red Crescent (la Mezzaluna Rossa giordana, l'equivalene della
nostra Croce Rossa, ndr): tra le diverse attività sociali
che promuovono, spicca quella rivolta ad informare la popolazione
sulla pericolosità di vecchie mine risalenti al '67, ancora sparse
in questi territori e purtroppo in grado di uccidere, non lontani
dal confine con Israele. L'attività educativa viene rivolta ai nostri
giovani amici che, attraverso filmati dimostrativi e drammatizzazioni,
imparano a riconoscere le mine e a capire che questi ordigni
non sono reperti con cui giocare o da tenere come trofei in casa.
Nella parrocchia di Ajloun, un pomeriggio, incontriamo i
volontari del gruppo Caritas che ci comunicano il desiderio
di trovare i modi più adeguati nel prendersi carico dei bisogni
dei fratelli più poveri.
Si condividono così i racconti, le fatiche, le esperienze
reciproche, nella consapevolezza di non poter risolvere i problemi
sociali di un Paese, ma di esprimere in questo impegno un segno,
la dimensione cristiana della vita.
Non possiamo dimenticare i luoghi naturali e archeologici visitati
che rendono questa terra particolarmente cara: Betania , al
di là del Giordano, indicato come luogo del Battesimo di Gesù, il
Monte Nebo, dal quale Mosè vide la Terra Promessa, i resti della
chiesa bizantina a Mar Elias e i luoghi che ricordano la vicenda
del profeta Elia?
I luoghi, le persone incontrate, i momenti di impegno, fatica, preghiera
e festa fanno ormai parte di un'esperienza, di un cantiere di
relazione, di una memoria condivisa ...
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di Roberta Carrer
coordinatrice in Giordania
Cantieri della solidarietà 2005
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