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Avevamo cominciato tutto con una grande gita: un
gruppo di 20 donne con i loro bambini più piccoli, alcuni
volontari ed un fotografo (molto debuttante) alla scoperta della
piazza di Sultan Ahmet.
Poi ci siamo ritrovati a guardare le foto, ed un'altra volta
a discutere insieme su come continuare a vivere in gruppo
qualche ora alla settimana.
Il venerdì a metà di novembre in cui finalmente avremmo dovuto cominciare
un'attività manuale regolare, un po' di pioggia ha spinto quasi
tutte a restare in casa. La delusione stava aleggiando tra noi,
quelli che da mesi credevamo in questa idea che sembrava lentamente
andare a concretizzarsi: la costituzione di un gruppo di donne,
una forma di auto-aiuto per loro stesse per superare la solitudine
e la depressione, ed in parallelo uno spazio ricreativo per i loro
bambini piccoli che potesse distaccarli dalle braccia sempre presenti
delle madri e al tempo stesso dare a quest'ultime un po' di respiro.
A questo punto quindi bisognava insistere per non perdere tutto,
e la grande Hana, la volontaria irachena che con grande spirito
guida il gruppo, ha preso il telefono ed ha chiamato tutte. Non
sono mancate le scuse per le assenze e le promesse di arrivare la
prossima volta.
La nostra speranza certo non era morta, ma rimaneva molto timore
vedendo l'inverno ormai alle porte e quindi in prospettiva non solo
una pioggerella autunnale, ma anche freddo, neve, ghiaccio...
Il venerdì successivo in effetti il cielo sembrava proprio voler
mostrare la sua parte peggiore; oltre al vento e al freddo che non
han cessato per tutta la settimana, una fitta pioggia scrosciava
fin dalla mattina. Ancora una volta il tempo sembrava volere mettersi
contro e voler portare il nostro morale in basso. Non eravamo riusciti
ad organizzare un servizio di trasporto per portare le partecipanti
in Caritas dove svolgere l'incontro di gruppo, e quindi ci sentivamo
ancora un po' in colpa per non aver risolto questo problema.
Comunque avevamo preparato tutto: la sala, un cerchio di
sedie, del materiale per iniziare l'attività manuale e dell'altro
per giocare con i bambini. Noi, volontari baldanzosi e pieni di
speranza, eravamo lì con un buon anticipo, guardando in su le grandi
gocce cadere da uno sfondo scuro che proprio non voleva lasciar
trasparire un poco d'azzurro.
Una donna, Akhlass, era arrivata un'ora prima per prendere
un pacco di latte ed era poi ritornata a casa. "Tornerò" aveva
detto prima di uscire, ma sembrava un'illusione per noi che potesse
fare tanta strada sotto quell'acqua che veniva giù dal cielo.
Ed invece piano piano, attrezzate di ombrelli e giacche a vento,
portandosi i loro bambini ben coperti, sono arrivate!
Il gruppetto di dieci donne si è riformato, si è ritrovato
nonostante la fitta pioggia e si è messo a discutere vivacemente
su che cosa preparare insieme per Natale. Dall'altro lato della
sala i bambini si divertivano un mondo; avevano ormai superato la
timidezza dei primi incontri, comunicando ed interagendo felicemente
con i volontari in mezzo a loro. Una nuvola di palloncini colorati
li ha tenuti a testa in su per circa mezz'ora, sfoggiando ampi
sorrisi e urla di gioia che facevano vivere di buon umore tutta
la sala...
La settimana successiva il successo si e' ripetuto, ed anzi e' addirittura
accresciuto: il gruppo era al completo, con 15 donne divise su due
tavoli a preparare decorazioni natalizie e biglietti d'auguri, ed
altrettanti bambini pieni di vita e voglia di stare insieme. Anche
il tempo sembrava voler fare da contorno appropriato alla giornata,
regalandoci un bel sole caldo.
Andiamo avanti fiduciosi che questa luce vada molto lontano.
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di Pietro Boni
operatore Caritas Ambrosiana/CELIM ad Istanbul
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