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Sono ormai alcuni mesi che ho la possibilità di
visitare ad Istanbul le famiglie degli iracheni richiedenti
asilo.
Quel giorno siamo andati presso la casa di una ragazza che ben conoscevo
poiché frequentava l'attività scolastica presso Caritas ed
era impegnata come animatrice nell'oratorio.
La madre qualche giorno prima mi aveva chiesto perché andassimo
sempre a visitare altre famiglie e non la loro. Certo che tra circa
400 famiglie non è facile arrivare da tutti, almeno in tempi
brevi... ma finalmente ci siamo decisi ad andare da Ranya.
Siamo arrivati in un piccolo appartamento di due stanze, che non
aveva tanto di diverso da molti altri. L'alloggio ospitava 8 persone,
tra le quali vi era anche Mark: un piccolo torello di 2 anni
che andava a nascondersi tra le braccia della madre non appena provavamo
a chiamarlo. Nonostante la sua timidezza iniziale, è diventato presto
il centro d'attenzione per tutti e, forse comprendendo che si parlava
soprattutto di lui, piano piano passando dalle braccia della madre
a quelle dello zio e delle zie ha iniziato ad alzare la testa e
a mostrare il suo petto.
In una famiglia che sta attraversando un momento veramente difficile,
che sta vivendo in un forte stato di depressione, la vitalità di
un bambino riesce sempre a strappare qualche sorriso. Così Mark,
abbandonandosi a qualche sguardo esploratore, aprendo lentamente
gli occhi e allargando un riso provocatorio, ha finalmente dato
il via alla conquista di nuovi amici e si è liberato nell'espressione
di tutta la sua vivacità di bambino.
Nella stanza di 3 metri per 3 si è messo alla ricerca della "toba",
il pallone, quel fantastico strumento per giocare a calcio ancora
talmente grande per lui che praticamente gli arrivava fino al ginocchio.
E' così cominciato in quel mini campo, l'allenamento di un piccolo
calciatore in erba, e subito la casa si è riempita di altri colori,
sensazioni, e... suoni!
Non più timidezza, non più coccole protettive, ma un contatto mediato
dal gioco, tanti sorrisi e qualche grida di accompagnamento. E che
esplosione ad ogni goal! Non importa se le dimensioni del campo
erano ben al di sotto delle regolamentari, se i giocatori non fossero
super allenati e pagati, se ci fosse un cerchio di letti al posto
delle tribune... ad ogni tocco della "toba" un'emozione forte
raggiungeva tutti mentre il piccolo maradona si lanciava da una
parte all'altra, sotto i letti, dietro la porta per ricominciare
ogni volta il gioco.
Siamo andati via che ci sembrava di aver vinto un grande derby,
e sicuramente abbiamo ricevuto un gran premio.
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di Pietro Boni
operatore Caritas Ambrosiana/CELIM ad Istanbul
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