16 luglio 2005… Arrivo a Sofia… Abbraccio di padre
Remo… Arrivo a
Malchika… I sorrisi e gli sguardi curiosi
e cordiali di tanti giovani… Un bel modo per iniziare quindici giorni
per me avvolti nel più totale "mistero" (Dove ci troviamo? Con chi?
A fare che cosa?…)
Poi poco alla volta tutto si svela. Una risata, una parola in italiano
e una in bulgaro, una preghiera insieme, gesti e smorfie buffe…
E ti accorgi che sei lì per vivere nella massima spontaneità e sincerità,
a donare qualcosa di te senza presunzione e a "rubare" qualcosa
dalle persone che incontri, perché
se ti metti in gioco in una
relazione lo scambio non può non essere reciproco.
Ti accorgi che la lingua condivisa è importante ma non indispensabile,
che valori e ideali oltrepassano le differenze fra lingue e culture
e trovano la propria conferma solo se sono vissuti nel rispetto
proprio di quelle differenze.
E poi? Quindici giorni passano veloci.
Non vogliono rimanere un nome, un episodio, un semplice ricordo,
e
non voglio che l'esperienza vissuta esaurisca la sua ricchezza
in breve tempo.
Certo non si cambia il mondo da soli, ma dando ciascuno un pezzetto
di sé si guadagna molto: si guadagna
la serenità e la forza di
chi affronta le gioie e le difficoltà della vita con speranza.
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di Elena Morandi
Cantieri della Solidarietà in Bulgaria
agosto 2005
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