Quando penso alla mia esperienza in Bulgaria mi
vengono in mente, quasi come dei flash, alcune parole: accoglienza,
condivisione, preghiera, ritorno. Ed ecco perchè!
"ACCOGLIENZA": perché in quel di Malchika, piccolo paese
nel Nord della Bulgaria, tutte le persone che abbiamo incontrato
ci hanno fatto sentire accolti: a partire da Padre Remo e dai ragazzi
con cui abbiamo svolto le attività del Cantiere fino alle persone
anziane che ci hanno fatto entrare nelle loro case e pur non avendo
molto quel che avevano lo offrivano: un fiore, un cioccolatino,
un abbraccio, un sorriso. Ma anche semplicemente le persone che
incontravamo camminando per le strade sterrate di Malchika ci hanno
fatto sentire accolti ogni volta che con un sorriso ci salutavano:
"Ciao italiani!".
"CONDIVISIONE": perché ogni attività è stata svolta insieme
ai ragazzi di Malchika con il desiderio di condividere l´esperienza,
di fare qualcosa insieme, di creare un unico gruppo.
"PREGHIERA": perché ogni giornata era scandita da momenti
di preghiera, metà in bulgaro e metà in italiano, che hanno sicuramente
contribuito ad unirci. Insieme agli importanti momenti di riflessione
mi hanno permesso di tenere sempre ben presente il motivo che mi
portava ad essere lì, in quel momento, a vivere quell´esperienza,
poiché nell´intensità delle tante attività svolte può esserci anche
il rischio di perdere di vista le proprie motivazioni.
"RITORNO": perché è stata forse la parte più difficile di
questo viaggio.. Provo a spiegarmi: una volta ritornata ho pensato
molto al fatto che noi, con il nostro tipo di vita spesso pieno
di sprechi, siamo il loro modello di vita . Quindici giorni non
sono molti ma sono abbastanza per capire come i rapporti tra le
persone sono molto più intensi quando si vive nell´essenzialità.
Mi viene in mente una frase letta proprio durante il cantiere che
diceva più o meno così: "La povertà è la disposizione interiore
che ci permette di abbassare le difese convertendo i nemici in amici.
Si percepisce qualcuno come nemico solo fino a quando si ha qualcosa
da difendere...".. È vero: quando si ha poco e niente da difendere
resta " solo" un uomo di fronte ad un altro uomo ed è così che l´altro
diventa una ricchezza, un´opportunità di dialogo e di crescita.
Ed allora quando torni a casa tua, nella tua città, ritorni inevitabilmente
con uno sguardo diverso. Cerchi di adottare una vita essenziale,
quasi per un senso di responsabilità nei loro confronti che all´essenzialità
sono costretti, e speri di riscoprire l´umanità, la ricchezza di
quei rapporti tra persone che avendo spesso davvero poco, sono in
grado di darti senza remore quello che hanno.
A
Malchika, inoltre, ho avuto la fortuna di fare
un incontro
che per me è stato
molto importante: l´incontro con Nina,
volontaria della Caritas locale. La lunga chiacchierata con Nina
mi ha permesso di cogliere aspetti di quella realtà che forse in
altro modo non avrei percepito. A Malchika i ragazzi sembrano talmente
simili a noi che è difficile immaginare la dura situazione che la
gente vive quotidianamente. Nina mi ha raccontato di quanto sia
difficile vivere a Malchika, dove non si ha lavoro, dove la maggior
parte dei giovani vuole andarsene perchè vede spesso in paesi lontani
come Francia, Italia, Spagna, l´unica possibilità di un futuro migliore
Nina alla fine della lunga chiacchierata, quando ha saputo che studiavo
scienze politiche, mi ha detto: " Se diventi giornalista parla di
noi, racconta come si vive in Bulgaria". È per questo che al ritorno
da Malchika ho sentito la testimonianza di quest´esperienza come
una sorta di responsabilità nei loro confronti, e anche come la
necessità di portare a conoscenza di altri l´opportunità di vivere
un´esperienza di crescita e di cambiamento che non si esaurisce
in 15 giorni ma può proseguire nella vita di tutti i giorni.
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di Lucia Mussuto
Cantieri della Solidarietà in Bulgaria
agosto 2005
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