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Una coppia di anziani moldavi: lei
piccolina con il suo foulard fiorato in testa, la sua gonna e le
calze pesanti, lui con il suo cappello, il suo abito dei giorni
di festa, abbronzato come tutte le persone che vivono in campagna.
Immaginateli in aeroporto a Roma, salgono sull'autobus che li porterà
in aereo.
Un aereo.
Persone che con tutta probabilità vivono in un villaggio moldavo,
con il pozzo, la latrina poco distante dalla loro piccola casa,
la stufa, pochi animali, magari un carretto trainato da un magrissimo
cavallo…cose così normali per loro così come per noi è prendere
un aereo per andare a lavorare in qualche parte del mondo.
Questa è stata la prima immagine che mi ha fatto ricordare bene
dove stavo tornando.
Non è bastato incontrare i giovani che pensano di essere, o sono
effettivamente, come noi, le ragazze che parlano italiano con i
loro bambini in braccio, le donne che portano il loro fidanzato
o marito a conoscere il loro mondo, le loro famiglie, le loro tradizioni.
Quando sono in aeroporto mi rendo conto di quanto questi mondi
siano sempre più in contatto e, nonostante le mille contaminzioni,
continuino ed essere totalmente diversi.
È un fatto di cultura, di storia, di ambiente. Io qui mi sento a
casa, sto bene. Ciò non toglie che riconoscere le differenze,
al di là della povertà e delle tragedie che tutti i giorni incontro,
non è mai facile.
Forse lo è per gli aspetti negativi, per le persone che ti spintonano,
per il fatto che già questa mattina non avevo acqua in casa, per
l'orribile carta da parati della mia nuova casa, per le scarpe a
punta dei ragazzi…
Per il resto i moldavi sembrano proprio come noi, forse sarebbe
meglio dire come eravamo noi 50 anni fa. In realtà non
lo sono: la loro quotidianità, i loro problemi, i loro valori…sono
"altro", un "altro" che poi mi piace, che mi fa porre domande,
che mi permette di capire meglio chi sono io, che mi permette di
essere semplicememente me stessa.
Certo ho la fortuna di lavorare con persone che mi vogliono bene
a prescindere dal fatto che io sia "quella ricca", famiglie che
mi accolgono nelle loro case per il piacere di condividere
momenti insieme, piccole comunità che gioiscono della possibilità
di confrontarsi con qualcuno che ha una visione del mondo diversa.
Tutto questo per dirvi che sono arrivata, sto bene, la casa è carina
(a parte la massiccia presenza di delfini nel bagno…chi verrà a
trovarmi avrà la fortuna di capire cosa significhi), fuori non fa
freddo, in compenso l'appartamento è gelido perché bisogna attendere
il freddo fuori perché vengano accesi i caloriferi!
Numai bucurie Eli
Elisa Magnifico
Operatrice Caritas Ambrosiana in Moldova
novembre 2006
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