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Tante persone
provenienti da tutto il mondo, movimenti della società civile,
organizzazioni che credono che un altro mondo sia possibile, si sono
incontrate a Nairobi per il World Social Forum, unite
dal desiderio di condividere e di confrontare i loro punti di vista
e le loro esperienze, di sviluppare idee e di pianificare azioni al
fine di promuovere un mondo più giusto. E l'Africa li ha accolti
in un modo tutto speciale! Per cinque giorni all'interno
e al di fuori dello stadio di Kasarani, la gente si è mescolata, ha
discusso, danzato, cantato, ascoltato, raccolto idee, urlato slogan,
alzato striscioni... Stando al banchetto di Caritas
Italiana ho potuto parlare con gente proveniente da tutto il
mondo: chi voleva informazioni sui progetti Caritas, chi mi chiedeva
soldi, chi voleva lavorare come volontario, chi semplicemente era
curioso di sapere cosa ci facessi qui a Nairobi.
È un
evento che è iniziato e si è concluso camminando, e questo è un
bel segno di incontro. Qui a Nairobi la gente cammina sempre,
percorre chilometri a piedi perché spesso non può permettersi di
pagare il matatu. Questa è una delle prime cose che mi ha
colpito il giorno in cui sono arrivata a Nairobi: era notte, ma le
strade erano ancora piene di gente che camminava. Ricordo di essermi
chiesta: "Chissà dove stanno andando tutte queste persone!". Il
giorno di apertura del WSF una marcia della pace è partita da
Kibera, uno degli slum più grandi del mondo, e si è snodata fino a
Uhuru Park. Un fiume di persone, tanti bambini, tanti ragazzi, tante
donne. Una grande sfida per gli abitanti di Nairobi: niente
violenza, solo canti, balli, musica, tanta gioia. Al termine della
marcia molti bambini e ragazzi di strada indossavano la maglietta
della marcia, e ancora oggi li si vedono spesso in giro con quelle
magliette. Anche la polizia guardava con occhi curiosi quella
gioiosa scia di colore, mentre qualcuno ai bordi della strada si
lasciava contagiare dall'energia che si avvertiva nell'aria e si
univa al cammino. I l giorno di chiusura del Forum tante persone
si sono di nuovo riunite in una maratona lunga 14 chilometri
che è partita da Korogocho, una delle baraccopoli di Nairobi, ed
è giunta fino a Uhuru Park. 14 chilometri tra gli slum per poi
arrivare al centro città. E anche questa volta il camminare ha
permesso a coloro che sono giunti a Nairobi per partecipare al
Forum, di avvicinarsi ai quei problemi di cui avevano discusso e
sentito parlare nei giorni dei seminari. Il ritmo dei passi
spesso aiuta a guardare le cose intorno in modo più attento, e di
cose da vedere e sulle quali riflettere ce ne sono state molte. Alla
partenza presso la chiesa di Saint John file interminabili di
persone attendevano ansiose la maglietta della maratona. Dopo poche
centinaia di metri di marcia i partecipanti alla maratona si sono
accalcati ad un incrocio. I poliziotti hanno iniziato ad agitare con
forza i loro frustini per disperderli: ne è seguito un fuggi fuggi
in tutte le direzioni. Due corpi di presunti ladri uccisi dalla
polizia giacevano a terra. La maratona si è allora divisa: nella
confusione non si capiva più quale era la direzione giusta da
prendere. Poi è ritornata la calma: le persone intorno salutavano,
sorridevano e guardavano con occhi curiosi. Altri invece
continuavano a lavorare come se fosse un giorno qualunque, come i
ragazzi che rovistavano nella spazzatura e raccoglievano la
plastica, come le donne che camminavano verso casa portando taniche
d'acqua sulla testa, come gli uomini che preparavano deliziosi
chapati e mandasi. Gli odori degli slum ci
hanno accompagnato per tutto il percorso: quello delle patatine
fritte ai bordi della strada, quello del pesce venduto sulle
bancarelle, quello intenso delle discariche, quello dello smog che
ti si blocca in gola, quello del sudore della fatica, quello della
fogna a cielo aperto, quello del pollo allo spiedo che fa venire
l'acquolina in bocca. Avvicinandoci alla città, lungo le strade
principali le macchine sfrecciavano a grande velocità come tutti gli
altri giorni, mettendo in pericolo le persone che vi camminavano. Un
bambino di Korogocho che partecipava alla maratona è stato
investito. La paura e la tristezza per questo incidente ci ha
accompagnato per tutto il resto della marcia. Poi l'arrivo in città.
Al termine della maratona, a Uhuru Park è ricominciata la festa con
musica leggera, canti e balli. Altri hanno preso il matatu,
altri il taxi o il pulmino privato, altri ancora sono ritornati a
casa camminando. Non è facile ora riordinare i pensieri e le
immagini che ho raccolto in questi giorni di Forum. Ma con certezza
posso dire che questo grande incontro mi ha ricordato
l'importanza di essere coerenti e attenti alla testimonianze
che diamo con le nostre scelte di vita. Che senso ha venire al WSF
urlando che un altro mondo è possible se poi si dorme in hotel
lussuosi, se si esce a mangiare in ristoranti sciccosi come hanno
fatto tanti dei nostri italiani venuti al Forum? Che senso ha, per
me, parlare di mondo alternativo se poi nelle scelte di tutti i
giorni non mi impegno a cambiare il mio stile di vita? Una sera
tornata a casa stravolta, un ragazzo di Kivuli Centre mi ha chiesto:
"Bene! E dopo tutto questo gran parlare al WSF, che cosa fate?". Non
mi resta che continuare il mio servizio, con un occhio più attento
al mio presente, a quello che mi sta intorno e a quello che credo
sia un altro mondo possibile.
Silvia Colombo
Volontaria in Servizio Civile a Nairobi, Kenya
febbraio 2007
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