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Il titolo di questo mio scritto
mi serve per ricordare quanto poco io possa dire sullo slum di Kibera,
quanto superficiale potrebbe essere qualsiasi mia considerazione
o riflessione, e quanto assurda sarebbe ogni mia conclusione. Ma
Kibera è destinata a essere un posto importante per me
perchè ci dovrò lavorare ... quindi mi sembra significativo
sedermi ed annotare qualcosa dopo questo primo incontro. Sarà bello
poi ritornare a scrivere su Kibera alla fine di questo anno e confrontare
i diversi sguardi con cui l'ho osservata.
Kibera è la più grande baraccopoli
di Nairobi e una delle più estese nel mondo. Qui vivono circa
800mila persone in baracche fatte di fango e di lamiera.
Questo è quanto puoi trovare scritto su Kibera, ed è proprio così:
Kibera è immensa. In alcuni momenti, mentre camminavo per le sue
mille strade, ho provato una certa ansia, la sensazione di essere
dentro un groviglio di lamiere arrugginite dove puoi entrare, ma
dove è quasi impossibile trovare la via di uscita.
Ma Kibera non è fatta solo di lamiere. A Kibera ho visto cose e
ascoltato persone. Gli uomini che come lavoro riparano e stirano
camicie e i ferri da stiro che usano pieni di carbone rovente.
L'uomo con il quale ci siamo fermati a parlare stava stirando una
camicia con un ferro da stiro nel quale oltre al carbone c'era dentro
una pannocchia. Una pannocchia? Non ho potuto fare a meno
di fermarmi a guardare quella pannocchia che abbrustoliva! L'uomo
ci ha salutato e poi ha cominciato a parlarci del suo lavoro. Ad
un certo punto si è interrotto, ha tolto dal ferro da stiro la sua
bella pannocchia abbrustolita e mentre ci parlava si è gustato il
"frutto del suo lavoro"! Io ho sorriso e poi ho cercato di rimettermi
ad ascoltare quanto ci stava dicendo.
Più tardi, quando siamo usciti dalla sua baracca, ho incontrato
un altro uomo. Questi mi si è avvicinato e mi ha chiesto "How
are you?". Ma, accidenti, mentre parlava mi si avvicinava
sempre di più! Ops, allora ho capito che quella persona aveva
qualche problema, o per il troppo alcool o per la troppa droga.
Ha cercato di agganciarmi e di portarmi non so bene dove. Ma per
fortuna a Kibera non si va mai da soli! Wilson, il keniano che era
con me, si è messo in mezzo e tutto è finito lì! "Ok Silvia,
il tuo primo attacco in Kenya" mi ha detto Elena.
A Kibera ho parlato anche con due donne.
La prima è una maestra, e qui il mio orgoglio di insegnante
è venuto fuori alla grande! Ci ha mostrato la sua scuola. Una scuola
coloratissima: nelle aule c'erano tantissimi disegni dei bambini.
Il piu' bello? Uno struzzo realizzato con il disegno delle mani
di tutti i bambini. Questa maestra mi è piaciuta molto: era un'insegnante
grintosa e appassionata del suo lavoro, una maestra con giù la voce
per il troppo urlare in classe come le maestre di tutto il mondo!
Quando siamo arrivati, i bambini stavano mangiando e in aula regnava
un gran silenzio. L'insegnante ci ha spiegato che quando si mangia,
tutti stanno in silenzio perchè i bambini sono troppo affamati
per parlare. Quando hanno finito di mangiare, hanno ricominciato
a fare la solita caciara come i bambini di tutto il mondo!
La seconda donna si chiama Rosi ed è una donna
sieropositiva che lavora in un progetto finalizzato alla sensibilizzazione
sul problema dell'AIDS e al sostegno di persone malate. Ci ha parlato
della sua malattia, di come l'ha scoperta, vissuta e affrontata
con ottimismo, coraggio e ora anche con serenità. Ci ha mostrato
dei disegni fatti da persone con la sua stessa malattia. Erano tutti
disegni che rappresentavano il loro vissuto e di come
vedevano la loro malattia. Rosi vede la sua malattia come degli
strani assembramenti di vermetti nel seno. Un altro uomo, avvertendo
la malattia nella testa, ha tracciato delle linee pesanti sul capo.
Un altro ancora ha rappresentato la sua malattia come uno strano
animale nella pancia.
Infine, attraversando
una sola strada, la Ngang Road, si raggiunge un altro mondo: quello
dell'élite cittadina e del corpo diplomatico: il campo da golf.
Qui l'acqua zampilla e mantiene verdi i prati. Chi è da questa parte
non sa nulla di quello che accade di là. E neanch'io che sono stata
per un po' di tempo da questa parte. Anch'io non so ancora bene
quello che c'è a Kibera, quello che non c'è ma ci dovrebbe essere…
. E voi che siete lì? Come vedete il mondo da quella prospettiva?
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Silvia Colombo
volontaria in servizio civile all'estero
febbraio 2007
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