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I vescovi centroamericani contro un capitalismo impoverente

I vescovi dell'America Centrale hanno espresso preoccupazione per l'esodo di migliaia di persone alla ricerca di migliori opportunità e per poter vivere dignitosamente. Durante l'Assemblea Plenaria del Segretariato Episcopale Centroamericano, Belize e Panama (SEDAC) celebrato nei giorni scorsi a Managua, i vescovi hanno elaborato un documento in cui si fa riferimento esplicito al "dramma dell'emigrazione".

"Molte persone si vedono costrette ad abbandonare il proprio paese, dato che non viene garantito loro ciò che serve per poter vivere dignitosamente. Tutto ciò significa creare drammi umani incredibili", ha espresso il vescovo guatemalteco Álvaro Ramazzini.

Il tema della deportazione di centroamericani dal Messico e dagli Stati Uniti, paesi in cui vanno in cerca di opportunità di fronte alla mancanza di lavoro nei propri paesi, è stato un altro aspetto dell'analisi dei vescovi. Per i vescovi la situazione migratoria è relazionata "al problema dell'esclusione sociale, della povertà e non si nota che si stiano implementando programmi di sviluppo integrale sostenibile che procurino il benessere delle persone". Al rispetto, la dichiarazione di Ramazzini segnala che i programmi che si stanno sviluppando nella regione "privilegiano molto il lucro, il commercio esagerato ed il guadagno".

Nel documento emesso dal SEDAC si esprime anche la preoccupazione per "l'aggravamento dei problemi sociali ed economici della regione ed il relativo processo d'impoverimento che peggiora ogni giorno di più".
Secondo i vescovi, questi livelli di povertà stanno incidendo su un aumento del narcotraffico e del crimine organizzato nella regione, poiché "molti giovani vengono tentati dal denaro facile".

"Denunciamo con molta forza che il problema del narcotraffico e del crimine organizzato sta producendo un aumento della violenza, che non è solo nella società, ma anche all'interno delle famiglie".

da Managua
Giorgio Trucchi - Ass. Italia-Nicaragua
4 dicembre 2007

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