6 Agosto 2007.
Milano Malpensa.
Ti imbarchi su un aereo per Sofia con altri 6 ragazzi
che hai conosciuto per due mezze giornate un mese prima e un caro
amico di lungo corso che, per vari e fondamentalmente ignoti motivi,
non ha mai frequentato assiduamente anche se abita a 200 metri da
casa tua.
Nei giorni prima hai pensato al perché tu stia partendo,
a cosa ti spinge a farlo, alle paura dell'ignoto, alla paura del
"diverso"…sei molto carico, ma ancora ti chiedi "avrò fatto la
cosa giusta?"... Non potevo andarmene come tutti gli altri al
mare tranquillo in spiaggia dopo un anno di lavoro?
Poi arrivi dopo un lungo viaggio in una parrocchia di una nazione
nuova e noti che ti accolgono come se tu fossi li da sempre.
Una ospitalità mista curiosità.
"Sono arrivati gli Italiani" senti dire in un misto inglese bulgaro.
Ti senti un po'strano…ti senti importante... cresce la paura di
non essere adeguato, la paura di mancare le attese, in fin dei conti
non sai la lingua, non sai gli usi e i costumi (anzi, sai che per
dire "si" fanno "no" con la testa e per dire "no" annuiscono con
il capo) sai che hai fatto qualche piccola esperienza di animazione,
ma è sempre troppo poco per stare tranquilli... sai anche che hai
un sonno tremendo e vai a letto confidando che la Provvidenza e
i tuoi compagni di avventura ti diano una mano.
Poi inizia il bello.
Ti alzi la mattina e vedi 30 bambini in una età compresa fra i 3
e i 14 anni seduti su un tappeto intenti ad ascoltare le Suore
di Madre Teresa che provano a trasmettere qualche insegnamento
cristiano.
Ti domandi quale possa essere la storia di ognuno di loro. Da dove
le Sorelle li hanno prelevati un'ora prima? Avranno una famiglia?
Cosa potrai dare loro?
Nel frattempo ti presenti. Loro si presentano. Non ti ricordi un
nome, ovviamente.
E' il nostro turno...dobbiamo iniziare a "lavorare", entrare in
sintonia con i piccoli, conquistarli. Dunque via con un bans, poi
un altro, li fai colorare, giocare, cantare.
E ti accorgi che l'intesa cresce.
Che i bimbi ridono, ti cercano, vengono a chiederti di portarli
in spalla.
Alcuni si menano fra loro, è giusto così in questa età: li dividi
e dopo un secondo si cercano ancora.
Tu purtroppo non capisci nulla di quello che dicono (il boss poi
ti dirà che forse è meglio perché alcune volte non sono proprio
così innocenti e carini come sembrano), ti senti un po' frustrato
perché non riesci a capire le loro necessità.
La tua voglia di conoscere i loro stati d'animo, i loro pensieri
e i loro problemi si scontra con l'ostacolo insormontabile del parlare
un'altra lingua.
Vorresti educarli per quel poco che puoi fare, ma non riesci.
Non rimane allora dunque che far passare loro delle belle ore spensierate,
tramite giochi e gite, che forse, con altre modalità, possano trasmettere
alcuni di quei valori che per te sono importanti: rispetto, lealtà,
cooperazione.
L'empatia aumenta di ora in ora, si instaurano dei veri rapporti
di amicizia con questi bambini che forse non rivedrai mai più, ma
che ti porterai sempre dentro.
Sono come i fratelli/sorelle più piccoli/e che non hai mai avuto.
Alla fine della settimana li saluti, sai che è un momento cruciale,
per loro e per te… fai il duro e provi ad essere il più distaccato
possibile, ma sapere che più che un arrivederci è un addio fa male.
Il tempo di ricaricare le pile con una interessantissima esperienza
ecumenica, e il lunedì successivo i ritrovi in un orfanotrofio
femminile di una città sperduta.
Entri e trovi 15 ragazze che ti aspettano, non so perché
ma hai la sensazione che siano anche avvezze alla presenza di qualcuno
di esterno che prova ad aiutarle.
Sensazioni, forse ti sbagli. Ti studiano un po'.
Sono decisamente più grandi dei bimbi di Varna. Alcune di loro sono
lì perché non hanno più una famiglia. Altre perché vengono "parcheggiate"
per un periodo, magari perché i genitori non riescono più a badare
a loro, poi vengono a riprenderle.
Qui nell'Istituto il disagio è più palpabile, avverti una maggiore
tristezza, vorresti da un lato spaccare tutte quelle camerate che
puzzano di fumo e provare a "liberarle", immaginando per
un momento che possano condurre la vita che fai tu qui in Italia…
dall'altro sei un po' shockato, pensi anche cosa hai fatto tu in
più di loro per meritarti quello che hai, vedi una situazione a
cui non sei abituato, c'è un'aria greve, vuoi uscire dall'edificio
e cancellare quello che ti sembra un brutto ricordo.
Per fortuna arriva il pranzo. Mangi, ti rilassi, ti ritempri e pensi
che sei li per aiutarle. O forse loro aiutano te,
più probabile.
Comunque, giorno dopo giorno ti accorgi che queste ragazze, forse
perché più grandi dei bimbi di Varna, forse perché hanno problemi
che tu non ti eri neanche mai posto (la mancanza di una famiglia),
le senti se possibile ancora più vicine. E' quello che in musica
si definisce un "crescendo". Si "parla"con loro anche di temi importanti
come il fumo, la sessualità, l'alcool.
Come diceva una Sorella, inutile nascondere loro qualcosa, inutile
credere che non sappiano o che siano troppo piccole per certi discorsi.
Meglio che almeno abbiano una informazione corretta.
Alcune di loro ci hanno detto che fumano dall'età di 7 anni.
Il momento più triste l'hai provato quando ti raccontano che mentre
tu sei li con loro, i genitori vengono per riprendere la loro figlia,
ma lei si rifiuta. In quel momento realizzi veramente che c'è qualcosa
che non va. Che il mondo non va come l'hai immaginato tu. O quanto
meno provi sulla tua pelle certe cose che pensavi esistessero solo
in un altro mondo.
Il giorno dopo però hai la fortuna di assistere al compleanno di
due gemelle che vivono lì: Maria e Magdalena. La festa,
la torta, i palloncini, la loro contentezza…intravedi la speranza.
La benedizione cantata impartita dalle Sorelle di Madre Teresa alle
due gemelle, che hai idea fossero anche un po' imbarazzate da quello
strano "modo di fare gli auguri", ti fanno provare realmente che
il Signore è vivo in mezzo a noi, lo sperimenti coi tuoi occhi e
vedi come sia soprattutto accanto ai più bisognosi: infatti è di
fianco a te.
Alla fine della doppia settimana tiri le somme: scopri come
abbia ragione la saggezza popolare a dire "tutto il mondo è Paese".
Questi bambini bulgari sono come quelli della zona 4 della tua
città, intelligenti, volenterosi, soprattutto bisognosi d'affetto.
Tu gli dai 10 e loro ti restituiscono 1000. Gli fai un sorriso e
loro ti si buttano al collo per baciarti. Anche se non sai il bulgaro
e non vi capite. Si parla un'altra lingua non codificata… Forse
sono un po' trascurati in famiglia, forse non si fidano molto del
loro prossimo, forse li hanno fatti crescere un po' troppo in fretta…hanno
solo bisogno di qualcuno che li segua, li faccia sentire amati,
faccia divertire, educhi…
... e allora capisci perché sei andato in Bulgaria, tutto
ora ti è più chiaro.
Sei andato a portare un segnale e una testimonianza alle persone
che abitualmente svolgono questo compito, a dire loro che non sono
sole. Penso ai Padri e alle Sorelle che abbiamo incontrato, da cui
sicuramente abbiamo solo da imparare ma che tramite noi son riuscite
ad organizzare qualcosa che magari da sole non sarebbero stato in
grado di fare; ai ragazzi volontari locali, che possono avere imparato
qualche gioco nuovo da fare con i bimbi.
Sei andato a regalare sorrisi ai bambini, speri che rimanga in loro
un buon ricordo di te. Che magari fra qualche anno gli venga in
mente anche a loro di spendere un po' del loro tempo libero con
i bambini del futuro.
Non hai sicuramente cambiato la loro vita, non era neanche auspicabile
che tu lo facessi. Però gli hai dato la possibilità di avere un
ricordo positivo di quei ragazzi italiani che una volta, quando
erano piccoli, sono andati per una settimana in gita con loro, al
parco, allo zoo e può essere che gli venga in mente di provarci
anche loro.
Non sono convinto che per tutti sarà così, ma mi piace pensare che
qualcuno si ricorderà di noi.
Guardi ai tuoi compagni i viaggio, come son partiti e tornati: è
un gruppo di ragazzi che ce l'han messa tutta, che hanno
organizzato uno spettacolo di intrattenimento dal nulla che è riuscito
alla grande, che hanno faticato, combattuto contro le docce fredde,
giocato a pallone, cantato a squarciagola, si sono messe in gioco
e talvolta anche messe a nudo con riflessioni sulla fede e personali
molto profonde.
Ragazzi che hanno condiviso tutti i momenti della giornata e
si son fidate l'uno dell'altro da subito.
Non accade spesso.
E infine scavi fino in fondo…e ti guardi dentro…senti cosa ti ha
lasciato nel cuore questa esperienza... e senti che questo campo
estivo ti ha dato nuova linfa vitale.
Ti ha riempito il cuore di speranza e convinzione che sei
sulla strada giusta.
Sei sempre stato in cammino, ma ora sai che il verso e la direzione
sono quelli giuste. Fai il pieno di energia "positiva" per quei
momenti un po' più duri che verranno magari in autunno o nell'inverno
buio dove il lavoro o lo studio ti lasciano poco tempo per te stesso
e gli altri.
Ma tu hai un'arma in più: il vivissimo ricordo del sorriso e della
gioia che sei riuscito a regalare, anche solo per poco, a un tuo
piccolo fratello. E' una delle poche armi che non fa male, ma ti
permette di camminare molto più sicuro nel sentiero della vita.
di Giorgio Puzzini
Cantieri della Solidarietà 2007
Carev Brod - Bulgaria |
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