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Piccoli passi da raccontare

Ieri mentre aspettavo il mio turno per le pratiche del permesso di soggiorno mi sono trovata a contare i giorni di permanenza in Moldova... è una strana sensazione vivere con l'idea che ancora non hai il permesso per stare in un luogo, in una terra che piano piano impari a conoscere, che ogni giorno senti un po' più vicina...

Ottantanove giorni, sembrano tanti così detti tutti insieme e invece sono ancora soltanto un assaggio di qualcosa che riserva molte sorprese.
In questo tempo ho imparato a capire la differenza tra una capitale che piano piano sta cominciando un risveglio economico e le campagne dove ancora non arriva acqua corrente e le strade sono di fango, ho imparato a gioire per la forza di volontà e la ricchezza d'animo di molti moldavi che si impegnano moltissimo a migliorare la situazione delle proprie comunità.

Ogni giorno vivo questa ricchezza grazie all'impegno di Missione Sociale Diaconia, l'organizzazione della Metropolia di Bessarabia (patriarchia romena-Chiesa ortodossa) dove svolgo servizio.
I suoi operatori si occupano di portare un sostegno materiale e spirituale alle persone che si trovano in stato di necessità della Moldova, collaborando con le parrocchie e comunità locali a sviluppare e dare forza alla loro volontà e capacità di far fronte ai propri bisogni.
Di necessità ce ne sono tante, anche di volontà!
In questo tempo però ho anche intuito la sofferenza di chi parte e va lontano a lavorare per poter garantire il necessario alle proprie famiglie e soprattutto la fatica di chi rimane: anziani ad accudire i bambini, bambini a crescere senza genitori che sono lontani a prendersi cura di altri bambini o anziani.
Questa situazione è molto diffusa: circa un quarto della popolazione attiva si trova all'estero per lavorare, un terzo del PIL è dato dalle loro rimesse... ma aldilà dei numeri è un fenomeno che si tocca con mano, nella vita di tutti i giorni.

Proprio l'altro giorno il direttore della scuola di un villaggio a 100 km dalla capitale ci spiegava che la necessità più grande in questo momento nella sua comunità è l'aiuto alle famiglie giovani, ho in mente la sua faccia preoccupata, ma piena di volontà di migliorare la situazione, quando ci diceva che nella sua scuola su 180 bambini 97 hanno almeno un genitore all'estero. Lui insieme al parroco e al sindaco fanno già alcune cose, ma ancora non basta, questi bambini hanno bisogno di punti di riferimento, di una famiglia che si prenda cura di loro, che possa dargli una speranza per il futuro.

Una speranza per il futuro, ci penso spesso.

Ci penso soprattutto quando tutte le settimane vado all'Appartamento Sociale ad Orhei e osservo i piccoli-grandi miglioramenti delle ragazze che ospitiamo. Alcune di loro non hanno mai avuto una famiglia, alcune sono state istituzionalizzate, altre hanno dovuto prendersi cura dei propri fratellini più piccoli senza poter pensare a un proprio futuro, alle proprie capacità.
Ora piano piano finiscono la scuola, trovano il primo lavoro, si sentono accolte e valorizzate.
E' bello poter osservare questi piccoli passi, è bello sentire parlare il direttore della scuola che si vuole impegnare, ed è anche bello potervelo raccontare.
Adesso però devo proprio andare! Tra pochissimo parte l'autobus per Orhei,oggi vado all'Appartamento Sociale... le ragazze mi stanno aspettando.

di Francesca Paradiso
Volontaria in Servizio Civile all'Estero
Chisinau - Moldova
13 febbraio 2008

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