Al nostro arrivo in Kenya a metà ottobre le elezioni americane in corso rappresentavano l’argomento di più ampia discussione tra le persone di ogni estrazione sociale.
Il fatto che il candidato democratico Barack Obama affondi le proprie origini in un piccolo villaggio nella zona rurale di Kisumu, ha trasformato la politica americana in un evento di enorme interesse locale.
Alla fine di ottobre le prime pagine dei quotidiani locali erano ancora occupate dalle discussioni politiche e dai problemi connessi alle violenze post elettorali che avevano devastato il paese nei mesi di dicembre e gennaio.
Ma il Daily Nation, quotidiano di maggior rilievo in Kenya, ogni giorno dava spazio ad ampi articoli sulla campagna elettorale portata avanti dai due candidati americani nella sezione “World”, dedicata ad eventi da ogni parte del mondo.
Schierandosi fin dal principio in modo molto chiaro ed esplicito.
Il 22 ottobre un giornalista keniota inviato negli Usa sottolineava le differenze di approccio e di mentalità che caratterizzavano i due candidati americani; in particolare evidenziava come la campagna del repubblicano McCain fosse basata sulla paura, sulla rabbia, sulla diffidenza, sulle ripetute accuse contro l’avversario di essere “socialista”, “musulmano”, “non Americano”. Un umore cupo e rabbioso, ben diverso secondo il giornalista, dal clima attivo, festoso e speranzoso che aleggiava invece tra i collaboratori di Obama.
Inoltre risultava evidente il differente tipo di folla che i due candidati erano in grado di attrarre: quella di McCain è tipicamente bianca, non giovane e sospettosa nei confronti degli stranieri; quella che sostiene Obama è invece multi etnica, multi culturale e appartenente ad ogni classe di età, elementi che rispecchiano le caratteristiche del nuovo popolo americano.
Secondo il Daily Nation la campagna di McCain si giocava troppo sui pregiudizi etnici ancora presenti in certe zone del paese, ossia sulla paura quasi irrazionale che crea l’idea di un presidente americano dalla pelle nera. Nello stesso modo una delle accuse ormai fondanti della campagna di McCain era diretta alle proposte di rinnovamento delle politiche economiche di Obama, definite come “socialiste” e antiamericane. Ma i giornalisti del Daily Nation difendevano Obama sottolineando come le sue proposte fossero assai più innovative e complesse di quanto potesse emergere da un semplice paragone con il sistema socialista, senza dimenticare che uno dei suoi collaboratori in questo settore era proprio Warre Buffet, definito come la quintessenza del pensiero capitalista. L’obiettivo di Obama è quello di rendere più attento e responsabile il governo americano nei confronti della società civile, alzando il livello standard di “beni sociali” come la scuola e i servizi per la salute, le infrastrutture per i trasporti e il commercio.
Ma non sono solo i giornalisti ad esprimere in modo chiaro il loro sostegno ad Obama. Essi rispecchiano un sentimento forte e diffuso in tutto lo stato del Kenya. L’idea che un uomo di origine keniane possa ora diventare il presidente degli Usa crea una fibrillazione costante, un nuovo gioioso entusiasmo nell’interessarsi alla politica estera. Nelle strade puoi sentire il nome di Obama sulle bocche di tutti, giovani e anziani, donne e uomini, anche i bambini lo usano durante i loro giochi; i cantanti reggae e hip hop, i due generi musicali più diffusi tra i giovani, scrivono nuove canzoni inneggiando Obama (ad ogni radio si può ascoltare il singolo dei : “Obama be Barack!”, barack in lingua kiswahili significa infatti “benedetto”.); alla radio due dj ironizzano sul fatto che ora persone appartenenti ad ogni tribù affermano di essere in qualche modo imparentate o legate alla famiglia Luo di Obama.
Dal primo novembre ogni quotidiano dedica le sue prime pagine alle imminenti elezioni americane e ad sostegno ancor più forte nei confronti di Barack Obama, e così anche i telegiornali e i programmi radio.
Ad un giorno dal tanto atteso momento delle elezioni americane, i giornalisti del Daily Nation si schierano apertamente a favore di Obama e sottolineano come questa sia la scelta desiderata anche dal resto del mondo. In prima pagina appaiono i risultati di un’indagine che indica quali nazioni preferiscano Obama come nuovo presidente americano; le percentuali indicate sono molto alte dall’Olanda al Giappone, dall’Australia all’Italia al Sud Korea.
Secondo il giornalista keniota il mondo è stanco della politica portata avanti da Bush in questi ultimi otto anni e vede in Obama una reale possibilità di cambiamento, di maggior apertura e positività all’interno del governo americano; se egli vincerà le elezioni, il mondo ricomincerà a guardare all’America con occhi diversi.
In terza pagina l’attenzione è invece concentrata sulla famiglia di Obama, dalla zia che da quattro anni viveva a Boston ma, all’insaputa del nipote, senza un regolare permesso di soggiorno,
al numeroso gruppo di parenti stretti che dal villaggio rurale di K’Ogello, aspetta con orgoglio ed ottimismo il giorno delle elezioni. Nell’intervista al maggiore dei fratelli di Obama, emergono due importanti riflessioni: la prima è che, sebbene Obama non potrà direttamente intervenire sul loro standard di vita, dei cambiamenti sono già in corso, e questo è dimostrato dal fatto che il governo keniota ha deciso proprio in questi giorni di risistemare le strade e l’impianto elettrico del loro villaggio. La seconda riguarda il crescere di un nuovo ottimismo e di un nuovo modo di guardare al futuro. Nessuno dei parenti credeva che Obama avrebbe raggiunto tali obiettivi, ma se ce l’ha fatta vuol dire che il sogno americano non è solo un’illusione ma una reale possibilità: se una persona ci crede, se davvero desidera e insegue una meta allora può infine raggiungerla, e attraverso i propri sforzi può cambiare completamente la propria vita.
di Irene Giovannelli
Volontaria in Servizio Civile all'Estero
Nairobi - Kenya
19 novembre 2008