6 novembre: i giornali dedicano decine di pagine alla schiacciante vittoria di Barack Obama, intitolando gli inserti come “La nuova alba dell’America”.
Il mondo intero si congratula con lui.
Oggi la barriera dei pregiudizi etnici e razziali sembra aver subito un grosso squarcio.
In America tutti gruppi di origine africana e in particolare di quella keniota festeggiano sventolando le bandiere delle proprie nazioni.
Il villaggio di origine del padre di Obama, è stato sveglio tutta la notte in attesa dei risultati delle elezioni, per poi esplodere in momenti di intensa gioia, durante i quali la gente ha invaso le strade cantando e ballando. Le stesse immagini si sono riprodotte in numerose città del Kenya, da Nairobi a Mombasa a Kisumu.
Le strade sono state invase da lunghi cortei di persone in festa, tutti gli alberghi e i bar, da quelli più lussuosi del centro a quelli più nascosti nei quartieri di periferia, erano gremiti di gente esultante e i proprietari hanno deciso di abbassare i loro prezzi per questa giornata di gioia.
Nei giorni precedenti squadre di polizia avevano iniziato a schierarsi silenziosamente nelle strade: il timore era che una possibile sconfitta di Obama avrebbe generato manifestazioni di protesta e di violenza tra le folle, in un dilagare di rabbia simile a quello che aveva devastato il paese nel periodo successivo alle elezioni governative. Ciò non è chiaramente avvenuto e i capi di polizia si sono dichiarati positivamente colpiti dalla responsabilità e tranquillità con cui si sono svolti i cortei di festeggiamenti nei villaggi e nelle città.
Si diffonde la speranza sempre più intensa che il nuovo presidente americano porterà un vasto cambiamento nei rapporti con il continente africano, riducendo le azioni militari e aumentando gli aiuti per il suo sviluppo economico e sociale.
Il presidente keniota Kibaki ha inviato un messaggio di congratulazioni al nuovo presidente americano e ha dichiarato festa nazionale in tutto il paese, proprio per celebrare questo giorno così importante. Queste le sue prime parole: “Oggi è un giorno importante non solo per gli US ma anche per noi qui in Kenya. La vittoria del senatore Obama è anche una nostra vittoria, perché le sue radici provengono da qui. Siamo pieni di orgoglio per il suo successo.”
Il primo ministro Rail Odinga ha ribadito che la vittoria di Obama rappresenta la vittoria del “sogno americano”, che porta così speranza e ottimismo anche nel popolo keniota.
Il ministro per gli affari esteri, Moses Wetang’ula, ha dichiarato di essere pieno di speranze nel nuovo governo americano e che Obama darà un taglio alle tattiche economiche unilaterali da sempre imposte dai repubblicani e aprirà la strada ad un approccio multilaterale e di confronto, a partire dal commercio delle materie prime.
Il ministro dello Sviluppo, Joe Nyagah si aspetta un futuro intervento del presidente americano rispetto alle drammatiche divisioni presenti nel governo keniota nel tentativo di affrontare i problemi legati alle violenze post elettorali e alle forti accuse presenti nel Waki report.
Di fianco a queste enormi aspettative poste sulle spalle di Obama tanto dalla società civile quanto dai leaders politici, c’è anche chi guarda a questo evento con maggior realismo. Nella sezione dedicata alle opinioni dei lettori c’è chi sottolinea come l’Africa non si deve aspettare atti di beneficenza o di carità dall’America. La cosa più importante è che, guardando Obama, gli adulti di oggi sappiano rassicurare i più piccoli rispetto alla possibilità di riscattarsi dalle limitate opportunità della loro condizione di vita, dalle colpe dei loro genitori, dagli svantaggi delle circostanze esterne.
Il giornalista Charles Onyango-Obbo cerca di riportare il popolo keniota con i piedi per terra: “perché il padre di Obama è nato in Kenya, allora Obama è uno di noi? La sua vittoria porterà “ugali” sulle nostre tavole e accompagnerà i nostri figli a scuola? La risposta è NO. Non possiamo credere che Obama passerà il tempo a risolvere i nostri problemi. La cosa più importante che ci ha donato è l’ISPIRAZIONE, è un modello da seguire per affrontare i problemi del nostro paese in un modo migliore.”
Ma è anche comprensibile che in questi giorni la gente voglia solo sperare di vedere migliorate le proprie condizioni di vita e veda in Obama una nuova possibilità che questo avvenga.
Chiacchierando con alcune persone di Kahawa West, quartiere in cui i festeggiamenti non hanno assunto particolare rilevanza, sono emersi alcuni importanti spunti di riflessione.
Da una parte la consapevolezza che le aspettative nei confronti di Obama rispetto ad un’esplosione di ricchezza in Kenya, siano assolutamente spropositate, ma dall’altra la convinzione che queste elezioni americane possano avere in ogni caso fondamentali conseguenze sul popolo keniota. E questo per vari motivi:
innanzitutto la speranza che con un partito democratico alla guida degli Stati Uniti si possa sperare in un maggiore e più corretto scambio politico ed economico tra America e Africa, in un maggior sostegno nei commerci e nelle politiche per la difesa dei diritti umani. Ci si aspetta anche un aumento del turismo in Kenya, settore che aveva subito gravissime perdite dopo le violenze post elettorali. Il Kenya ha conquistato in questi giorni maggior visibilità nel mondo e si spera che questo induca il governo locale a dimostrare maggior impegno verso i propri problemi politici, economici e sociali.
Ma al di là di questi elementi più concreti, che si potranno verificare nel corso dei prossimi anni, il desiderio maggiore è che la vittoria di Obama serva come lezione al popolo keniota. In primo luogo è stato significativo vedere come persone appartenenti ad ognuna delle 42 tribù del paese si sono sentite vicine ed unite nel sostenere un cittadino keniota in quanto tale e non in quanto luo o kikuio. La gioia e lo stupore per il fatto che un uomo dalle loro stesse radici sia riuscito a raggiungere una meta così alta, ha fatto dimenticare le differenze etniche e ha diffuso l’orgoglio di essere prima di tutto kenioti.
Questo è un aspetto fondamentale in un paese dove l’identità nazionale è ancora fragile e poco sentita, sia tra la gente che tra i leaders politici, e dove le divisioni e i pregiudizi etnici portano ad un sistema di corruzione, di disuguaglianze e di violenze che intralciano costantemente lo sviluppo dell’intera nazione.
Una seconda lezione riguarda il modo di affrontare le elezioni politiche di un governo e più in generale di affrontare le difficoltà e le sconfitte della vita. Dopo i tragici eventi che hanno caratterizzato le ultime, ma non solo, elezioni in Kenya (dalle accuse di corruzione e di brogli elettorali al silenzio del nuovo partito appena eletto, alle violenze che hanno portato morti e sfollati, al sospetto che esse siano state fomentate dagli stessi politici e poi nascoste dietro alla scusa dell’odio razziale...) le elezioni americane rappresentano un modo diverso e senza dubbio migliore di affrontare i cambiamenti politici: più democrazia, onestà, rispetto della legge, rispetto degli avversari, e infine accettazione della sconfitta, volontà di riconoscere la vittoria dell’altro e la sua bravura per aver vinto, volontà di lavorare insieme per il bene del proprio paese, che dovrebbe essere l’obiettivo primario se non unico, della politica di uno stato.
Si spera che i politici e la società keniota sappiano riflettere a fondo prendendo l’America come modello per un miglior atteggiamento di collaborazione e unità.
Infine, come già spesso ripetuto dai giornalisti del Daily Nation, si spera che la vittoria di Obama si rifletta nelle coscienze dei Kenioti facendo germogliare maggior speranza e fede nelle proprie possibilità.
Si spera che il sogno americano riassunto nella celebre frase: “Yes, we can!” porti il popolo keniota a investire di più nei propri desideri di crescita, a rifiutare la corruzione, a credere che i loro sforzi e i loro sacrifici possono portare davvero ad un miglioramento delle proprie condizioni di vita.
di Irene Giovannelli
Volontaria in Servizio Civile all'Estero
Nairobi - Kenya
19 novembre 2008