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Le alluvioni


Gli esperti parlano della peggiore alluvione degli ultimi 80 anni. Nelle regioni tropicali simili fenomeni non sono anomali. Durante la stagione delle piogge il forte sbalzo termico fra crosta terrestre e temperatura dell’oceano causa inondazioni e piogge torrenziali; le alluvioni di agosto sono state però del tutto atipiche: case, ponti, strade, scuole, sistemi idrici e strutture sanitarie sono state distrutte e la popolazione è rimasta senza cibo, acqua e cure mediche in una zona pari a circa un quinto del Paese.

Nonostante i primi soccorsi, molte comunità e villaggi restano isolati e la situazione rischia di aggravarsi perché il livello dell’acqua in molte aree blocca il transito di mezzi e soccorritori. Alcuni villaggi sono raggiungibili solo a piedi. Le comunicazioni e il coordinamento degli aiuti sono estremamente difficili, mentre la distruzione di linee telefoniche ed elettriche in alcune città, rallenta ulteriormente l’arrivo dei soccorsi.

Il numero delle vittime

20,5 milioni di persone sono state colpite dall’alluvione e i morti ammontano a 1752. Molti rischiano malattie gastroenteriche o di rimanere vittime epidemie di colera e malaria derivanti dalla mancanza di acqua potabile. Circa 3,5 milioni di bambini rischiano di contrarre malattie infettive. I casi già accertati di polmonite, diarrea e malaria sono moltissimi.

Il numero degli sfollati è altissimo: oltre 8 milioni di persone sono state costrette alla fuga perché hanno perso la propria abitazione e attualmente non sono in grado di procurarsi cibo, acqua potabile e altri beni primari. Sempre più persone hanno bisogni di aiuti urgenti perché i prezzi di petrolio e generi alimentari sono saliti considerevolmente.

Altresì elevati sono i danni stimati a beni materiali: 200.000 capi di bestiame inghiottiti dalle acque, 300 mila case distrutte e 600.000 ettari di terreni coltivati inondati, secondo i dati raccolti dalla Federal Flood Commission. La Banca Mondiale avverte che le inondazioni potrebbero aver distrutto raccolti per un valore di circa un miliardo di dollari e l’ONU stima siano necessari almeno 2 miliardi di $ per la ricostruzione.

Le aree più colpite

Le alluvioni sono cominciate all'inizio del mese di agosto nella zona montagnosa di nordovest, ma si sono estese in breve tempo per quasi 160 mila km2.

Sono iniziate nella valle del fiume Swat (fino a due anni fa ancora contesa dai taliban) dove le acque sono uscite dagli argini e hanno distrutto 25 ponti, con una impeto mai visto. Confluite poi nel fiume Indo (che sfocia nel mar Arabico e attraversa per intero il Pakistan), hanno inondato tutte le regioni lungo il suo corso, in particolare il Balochistan, il Punjab e il Khyber Pakhtunkhwa.

Le prime valutazioni compiute da Caritas si sono concentrate in alcune parti del Balochistan, Punjab e Khyber Pakhtunkhwa. L'obiettivo è stato far giungere gli aiuti al più presto, sia nelle aree accessibili che in quelle rimaste completamente isolate. Far giungere gli aiuti ora è stato particolarmente difficile specialmente nelle zone più povere, scarsamente dotate di una rete infrastrutturale adeguata.

La situazione nel Pakistan meridionale, in particolare nella regione del Sindh, è veramente drammatica. I dati delle Nazioni Unite parlano di 7 milioni di sfollati.

Il governo di Islamabad ha disposto l'evacuazione di centinaia di migliaia di persone in tutta la regione, nel tentativo di evitare la catastrofe. L’area attorno al delta dell’Indo è ancora a rischio di esondazione, dopo che le alluvioni hanno già distrutto molti villaggi e afflitto le città di Sujawal, Mirpur Bathoro e Daro, abitate complessivamente da 400 mila abitanti.


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