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Il ciclone SIDR

Il ciclone “SIDR” ha colpito la costa del Bangladesh alle 18.30 (ora locale) di giovedì 15 novembre 2007. I distretti di Barisal e Khulna sono stati i primi ad essere colpiti ricevendo l’urto dell’uragano in tutta la sua forza. Secondo il Dipartimento Meteorologico del Bangladesh, il ciclone Sidr aveva un raggio di 500 km con l’occhio del ciclone di 74 km e una velocità di 220-240 km orari. Man mano che il ciclone si spostava verso nord diminuiva la sua potenza fino a diventare un ciclone tropicale di II Categoria.

Secondo una stima fatta dal governo al 22 novembre il numero dei morti è di oltre 3.000 persone, quasi 29.000 quelle ferite. Il numero di famiglie “colpite” dal passaggio del ciclone è salito a 1 milione 570.000 per un totale di oltre 8 milioni di persone. Più di un milione le case danneggiate (circa la metà completamente distrutte) e quasi 260.000 gli ettari di coltivazioni devastati. Purtroppo le previsioni non ufficiali parlano di oltre 10.000 morti. Inoltre, si stimano ad oggi più di 300.000 capi di bestiame morti. I danni alle strade e alle infrastrutture della telecomunicazione rendono inaccessibili molte zone e l’ammontare complessivo dei danni ancora non si conosce, anche se è facile capire che si tratta di una tragedia di proporzioni immani. “Le cifre del disastro aumenteranno,” ha detto un funzionario del distretto di Barisal.
I distretti maggiormente colpiti dal ciclone sono 15 tra cui: Bagerhat, Barguna, Patualkhali, Pirojpur, Barisal, Jhalakathi, Madaripur, Gopalganj, Bhola.

I distretti che hanno avuto meno morti lo devono alla protezione dei “cyclone shelters”, i rifugi anticiclone costruiti dopo l’uragano del 1991. Proprio da quel anno è incominciata la costruzione dei rifugi, edifici in muratura sopraelevate su pilastri di cemento (palafitte), ad oggi ne sono stati costruiti circa 2.000.
Questa rete di strutture d’emergenza ha salvato circa 15.000 persone.
Tuttavia, poco poteva essere fatto per salvare le case e il bestiame dalla furia del super ciclone.
Lungo la zona costiera, già molto povera prima dell’arrivo del ciclone e colpita duramente dalle alluvioni della scorsa estate, in molti villaggi non è nemmeno più possibile capire dove erano le case prima del disastro.
La principale emergenza è ancora la mancanza di acqua potabile, un vero disastro: molte condutture e pompe sono state spazzate via, una vera tragedia umanitaria soprattutto nei distretti di Satkhira, Barguna, Patuakhali e Baribal.

L’impatto sull’economia e sull’ambiente è stato enorme, i danni sono gravissimi e si ripercuoteranno sul futuro del Paese, già duramente colpito dalle alluvioni monsoniche della scorsa estate. Ancora non è possibile fare una stima attendibile ma i dati sono impressionanti: la perdita di centinaia di migliaia di capi di bestiame, ettari seminati a riso distrutti o danneggiati, che significano carestia per il prossimo anno, praticamente tutte le attività produttive della zona distrutte, lungo la costa il 90% degli alberi è stato sradicato, oltre alle preziosissime foreste di mangrovie anche alberi di mango e di altri frutti, una preziosa fonte alimentare e di reddito per le famiglie povere della regione costiera. Incalcolabili quindi anche i danni ambientali, molte specie animali protette, tra cui la tigre del Bengala, potrebbero essere ora già estinte, sterminate dal ciclone.

 
 
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