Chi siamo
Cosa puoi fare per noi
La nostra attività
Eventi
Caritas e territorio
Centri di ascolto
Osservatorio
Documentazione
Volontariato
Aree di bisogno
Giovani e Servizio Civile
Internazionale
Ufficio Europa
Area per la stampa
Ricerca all'interno del nostro sito
REGISTRATI a www.caritas.it
Hit parade delle pagine più visitate
Testimonianze

«Il ciclone ha distrutto tutto ma non il morale della gente»

Padre Gian Paolo Gualzetti, missionario del Pime, è appena rientrato dal Bangladesh dove per quasi 15 anni è stato alla guida della comunità di Mirpur nata dalla parrocchia di Santa Caterina, in un popoloso quartiere periferico della capitale Dhaka, un’area che da sola conta 2 milioni di abitanti, in mezzo ai quali vivono 1500 cristiani cattolici, piccola minoranza in un paese in gran parte musulmano ed induista.
Gualzetti, originario di Lecco, è stato richiamato a Milano poco prima che il ciclone Sidr devastasse, giovedì 15 novembre, i centri abitati lungo la costa, ma con i confratelli che sono rimasti laggiù mantiene un contatto costante anche in questi giorni.
Qual è la situazione ora?
«Tutte le principali vie di comunicazione sono interrotte. Strade e ferrovie sono ancora occupate dal fango e dagli alberi che sono caduti dopo la tempesta e gli abitanti non hanno più nemmeno gli attrezzi per liberarle. Come si può immaginare, questo rende difficile anche portare gli aiuti che possono giungere solo con gli elicotteri o con le barche».
Qual è il morale della popolazione?
«Nonostante le vittime e la difficoltà materiali, la capacità di reazione di questa gente è impressionante. Non ci sono la rassegnazione e lo sconforto che normalmente accompagna eventi così devastanti. Chi abita queste coste in qualche modo è preparato a fare fronte a situazioni del genere: sa che possono accadere e le mette in un certo senso nel conto. Siamo in una zona monsonica e da generazioni tutti sono consapevoli che dall’acqua viene la vita ma anche la distruzione».
Si poteva fare qualcosa per contenere il numero dei morti e l’entità dei danni?
«Devo riconoscere che il governo ha avvisato per tempo la popolazione. Tv e radio da giorni annunciavano l’arrivo del ciclone. Certo, è molto probabile che la notizia non sia arrivata nei villaggi più sperduti e isolati. Ma non si può dire che l’informazione non sia circolata. Come spesso succede in questi casi, c’è stato anche chi è voluto rimanere comunque pur di non lasciare la propria abitazione e i propri averi, dal momento che una volta abbandonati non sai più se li ritrovi: se il ciclone li risparmia c’è sempre qualcun altro che se ne approfitta.
Inoltre il ciclone del ’91 in qualche modo ha fatto scuola. La gente ha potuto trovare scampo negli shelter, i rifugi che all’indomani di quell’altra tragedia furono costruiti dal governo, dalla Caritas e anche dal Pime, proprio nelle zone monsoniche. Palafitte in muratura, adibite a club per i giovani e a scuole, gli shelter possono contenere ognuno dai 500 ai mille sfollati»
Di che cosa ha bisogno la gente in questo momento?
«Prima di tutto di acqua: in molti villaggi non riescono ancora a pomparla dai pozzi. Poi di vestiti e medicinali: cominciano già a verificarsi i primi casi di colera, a causa delle carcasse degli animali abbandonate in mezzo ai detriti. Hanno, inoltre, bisogno di sementi. Questa era la stagione della raccolta nelle risaie, ma dopo il ciclone si deve ricominciare tutto da capo. Anche se il fango non è sempre una maledizione, anzi in alcuni casi rende più fertili i terreni, è necessario tornare a seminare. Infine dovrà cominciare la ricostruzione. Forse si potrà cogliere l’occasione per costruire abitazioni meno precarie di quelle in cui molti agricoltori e pescatori hanno vissuto fino ad ora e che sono poco più che baracche in latta. Anche se fornire mattoni anziché tin, lamiera, come sarebbe giusto fare, non è sempre possibile, perché molti abitano su terreni di cui non sono proprietari: ci stanno fino a quando non li cacciano. Siccome sanno che potrebbero esser costretti a prendere tutto e andarsene da un giorno all’altro, nessuno pensa di costruire case più solide: meglio le baracche, anche se basta una folata di vento un po’ più forte a spazzarle vie». [f.c.]


 
 
Emergenza Bangladesh
Materiale mag. 08
Missione
Intervista
Progetti riabilitazione
Testimonianza
Materiale disponibile
Materiale nov. 07
Appello
La risposta di Caritas
Interviste
I progetti di emergenza
Tabella danni e vittime
Comunicati stampa
Testimonianze
Contesto
Per saperne di più
Fotografie
L'evento
Mappe
Ricerca Personale Privacy Indirizzo Contattaci Copyright Disclaimer F.A.Q.