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Costruire un sistema di prossimità

Alcuni dati e stime sull’anzianità milanese
A Milano risiedono circa 280.000 anziani, il 40 per cento dei quali vive solo: di questi 20.000 hanno più di 75 anni. Il 12 per cento degli anziani milanesi supera gli 85 anni. Più di 80.000 sono gli anziani con fragilità elevata o medio-elevata e di questi, circa 17.000 non hanno, e forse non avranno mai, una rete di sostegno capace di accompagnarli nelle fasi più delicate della propria esistenza. Secondo l’ISTAT circa 7.000 sono gli anziani milanesi confinati in casa, 70.000 quella con autonomia ridotta e, di questi, 18.000 con una riduzione grave o totale dell’autonomia. Secondo gli studi dell’IRER e della Cattolica 1 anziano milanese su 4 fatica ad arrivare alla fine del mese con le proprie finanze personali, mentre il 39 per cento non ha capacità di risparmio. Dati della Provincia di Milano indicano intorno al 2,4 per cento gli anziani residenti nei diversi comuni del suo territorio raggiunti da un servizio di assistenza domiciliare pubblico, ma a Milano questa proporzione scende all’1,5-1,7 per cento: meno di 5.000 persone. In pratica vale il fai da te: le ricerche sul campo svolte dai più autorevoli istituti di ricerca rimarcano come le situazioni di grave problematicità senile sono quasi esclusivamente risolte entro le mura familiari, per lo più con l’ausilio di operatori privati – fra cui quelli stranieri sono ormai la maggioranza - e delle reti di comunità. Nonostante queste difficoltà la presenza degli anziani nel tessuto di comunità appare sempre più incisiva, viva e insostituibile; questa realtà impone una particolare attenzione a superare i limiti di un modello di sviluppo e di convivenza che può indurre difficoltà improprie o eccessive. Così, lo stesso mondo dei servizi è chiamato probabilmente a nuove modalità di presenza e di azione,capaci di valorizzare la normalità della quotidianità, piuttosto che la diffusione di risposte governate solo in senso tecnico-organizzativo.

I servizi di prossimità
La riflessione sui servizi di prossimità si colloca entro i confini di questo scenario. Più che di servizi formalizzati o di un metodo di lavoro, la definizione fa riferimento ad un modo di essere, ad uno stile di presenza tipico delle comunità cristiane e delle reti di vicinanza e di volontariato locali. In tal senso fa da sempre parte della scelta di condivisione di Caritas, tradotta in forme diverse dalle molte realtà di ascolto e di volontariato diffuse sul territorio diocesano. Negli ultimi anni Caritas ha sviluppato diverse sperimentazioni e riflessioni sul tema dell’accompagnamento delle persone anziane e delle difficoltà specifiche di chi vive nel contesto metropolitano, sia sotto il versante dei servizi che sotto quello pastorale. E’ possibile citare:
• Aiutare chi aiuta: progetto di supervisione e auto- mutuo-aiuto a sostegno dei familiari e volontari
• Anziani: dono, benedizione e compito: riflessione di ampio respiro sul senso e sul valore della persona anziana e sull’azione pastorale
• Anziani: un progetto per Milano: analisi e considerazioni sulla rete dei servizi della città di Milano e sulle prospettive di lavoro per costruire un città “a misura di anziano”;
• Anziani fragili e interventi di rete. Sperimentare un servizio di prossimità: il lavoro che chiude la sperimentazione sulla figura del custode sociale condotta nel quartiere di Gratosoglio e che apre allo sviluppo dei servizi di prossimità
• Due mani in più. Costruire una comunità solidale: riflessioni sulla vita di comunità e sull’utilità di servizi di sostegno alla quotidianità
• Cure domiciliari e voucher sanitari: il tema dei servizi garantiti dalle realtà istituzionali piuttosto che la monetizzazione del rapporto con le persone in situazione di bisogno

Presenza e azione di prossimità nella città di Milano
Entro i confini di questo percorso in molte aree milanesi è stata sviluppata l’intuizione originaria in forme e secondo originalità proprie di ogni territorio. Baggio, Gratosoglio, Calvairate-Molise, Niguarda, Forlanini, sono solo alcune delle aree nelle quali il volontariato dei Centri di Ascolto o di comunità ha tradotto in pratica i principi sperimentati, interagendo in questo con le istituzioni e con molti e diversi soggetti no profit. Il tasso di crescita del sistema è stato rapidissimo, a conferma dell’entità del bisogno, ma anche della qualità e solidità delle reti di volontariato che fanno riferimento al sistema Caritas. Il complesso di questi servizi raggiunge ormai migliaia di anziani a maggiore o minore fragilità, circa 1600 dei quali con servizi più strutturati o con una vera e propria presa in carico. I contatti complessivi annuali sono oggi sulla base dei 12.000 al mese, circa 140.000 quelli stimati per la chiusura dell’anno. Circa un terzo di essi ha a che vedere con funzioni di ascolto, monitoraggio e riassicurazione. Una quota circa equivalente con funzioni di informazione, accompagnamento e mediazione con la rete dei servizi.

Il significato della prossimità – la ricerca IRS
Nel corso del 2002 Caritas Ambrosiana e l’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano hanno condotto una ricerca specifica - grazie ad un finanziamento della Fondazione CARIPLO – sui servizi di prossimità di Baggio e di Gratosoglio. I risultati sono stati lusinghieri; secondo i ricercatori delll’IRS “E’ possibile affermare che essi hanno portato, nel complesso, ad un miglioramento della qualità della vita delle persone incontrate: dato che una parte consistente di essa è legata all’avere relazioni sociali significative il fatto che il livello di soddisfazione relativo al rapporto con gli operatori sia risultato elevatissimo, e nel complesso la soddisfazione nei confronti del servizio sia risultata praticamente plebiscitaria, fa ritenere che gli anziani utenti del servizio si sentano oggi meno soli, con qualche punto di riferimento in più, e anche con qualche persona amica a cui poter telefonare anche solo per scambiare due chiacchiere. In questo senso la loro qualità di vita non può che essere migliorata. L’impatto del servizio sul territorio è stato quindi positivo ed è dimostrato dalla capacità degli operatori nella maggior parte dei casi di animare e coinvolgere le risorse locali esistenti”. Il rapporto di ricerca ha analizzato non solo la soddisfazione di operatori e utenti, ma anche i punti di forza e di debolezza del modello, che saranno oggi presentati e dibattuti.

Non solo servizi
A partire da queste esperienze sembra rilevante proporre una riflessione ravvicinata sui significati delle relazioni personali e del desiderio di accoglienza dei più deboli. Questo desiderio può superare – certamente include – il bisogno di ricevere servizi e prestazioni e, se recepito, rafforza l’efficacia delle risposte specifiche, anche professionali. L’operatore sociale e, soprattutto, il volontario Caritas che si intende mettere in gioco può proporsi, oltreché come colui che sana ed offre prestazioni, come colui che può fungere da catalizzatore di risorse nuove; in particolare: catalizzatore di “interscambi di risorse umane nei circuiti delle reti sociali della comunità, e generatore di relazioni che possono generare nuove risorse”(Folgheraiter 1985). Il volontario Caritas, in particolare, assume su di sé l’impegno di far crescere la qualità umana nella vita della comunità territoriale e nella vita della società. L’esperienza delle prossimità arricchisce così il dibattito – sempre più spesso dominato da logiche prestazionali e riduzionistiche e dalla prevalenza dei temi organizzativo-gestionali – sul significato e sui valori del sistema dei servizi. Rispetto al tradizionale modello deterministico – più bisogni/più servizi - il modello della prossimità proposto dalle esperienze di Caritas Ambrosiana ricupera il modo di essere e di operare della comunità cristiana, parrocchiale e decanale. La comunità si fa famiglia simbolica e accogliente di tutte le persone, soprattutto le più deboli e bisognose, nella loro completa dignità; sviluppa la cura in primo luogo come farsi carico: essere responsabile dell’altro come presa di coscienza valoriale, come potenziamento relazionale, come riconoscimento di sé attraverso il rispecchiamento nell’altro.

Prossimità e volontariato
I servizi di prossimità si sviluppano a partire dal basso, fondati sulla reticolarità propria dei rapporti di comunità e fra persone. Ne mantengono la ricchezza e la naturale complessità.Questa dimensione va valorizzata, rispetto alla diffusione di modelli più dipendenti dalle scelte istituzionali o più orientati verso scelte di tradizionale benficenza. Il volontariato costituisce un valore aggiunto e una dimensione culturale, che appartiene alla dimensione della comunità e può integrare di senso, significati e relazioni i servizi anche istituzionali o gestiti anche da imprese no profit. Lo specifico di questi interventi è certamente la bassa complessità organizzativa e l’alto privilegio della componente affettivo-relazione ma anche quello della presenza funzionale alla tutela dei diritti soggettivi e alla rappresentazione del diritto di cittadinanza del soggetto debole. In questo scenario Carita Ambrosiana non potrà che proseguire un percorso di riflessione orientato a valorizzare la specificità e i punti di forza di un modello ormai consolidato, senza legittimare percorsi impropri e rimanendo entro i confini del proprio mandato e delle indicazioni, sempre più attuali del SinodoDiocesano 47°.

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