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Il coinvolgimento della Caritas Ambrosiana in questa realtà ha avuto origine nell'inverno del 1999, quando le misere baracche dove da alcuni mesi abitava un gruppo di famiglie Rom profughe dal Kosovo, sono state rase al suolo nel corso di un'operazione di polizia. Da questo primo momento di solidarietà pratica è nato un rapporto più costante di contatto con una realtà estremamente difficile, fatta di degrado, abbandono ed emarginazione. L'intervento, in un primo momento focalizzato sui rom di origine Kosovara, è stato successivamente esteso al gruppo Macedone. L'area di Via Barzaghi, costituiva una grande baraccopoli, dove Rom di 4 nazionalità -Bosniaci, Kosovari, Macedoni e Rumeni - vivevano da diversi anni. Le condizioni di vita erano estremamente precarie e difficili, per l'alta concentrazione di persone ma soprattutto per la mancanza di qualsiasi servizio: l'acqua, l'elettricità, la rete fognaria. Per molti anni, i cittadini della zona e alcune Associazioni hanno richiesto soluzioni alternative; dal 1999 anche la Caritas ha dato il proprio contributo affinché fossero individuate delle risposte dignitose; sono state fatte numerose riunioni, organizzate dalla Prefettura e le soluzioni offerte danno questa situazione:
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In via Triboniano è stato allestito un campo per i Rom rumeni, dove hanno trovato spazio anche alcuni della comunità Bosniaca. Sono delle piazzole piccole, dove le famiglie si sono sistemate con delle roulottes.
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In via Novara sono stati trasferiti i Rom Kosovari e Macedoni, circa 200 persone a cui sono stati assegnati dei conteiners, ad ogni famiglia uno o due conteiners a seconda del numero dei membri.
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Altri Rom, soprattutto con delle situazioni di irregolarità rispetto al soggiorno, hanno occupato una palazzina di proprietà dell'Enel in Via Sapri (strada adiacente a Via Barzaghi), altri ancora si sono sparsi di nuovo sul territorio.
Nonostante le soluzioni realizzate non siano soddisfacenti, perché i gruppi sono ancora troppo numerosi, perché sono state messe insieme etnie diverse generando problemi di convivenza, perché sono ancora e solo dei campi estremamente precari, si possono tuttavia individuare dei miglioramenti: i servizi (acqua, elettricità, fogne...) sono previsti e in fase di realizzazione, i campi sono regolari e quindi non possono esserci sgomberi e costituiscono una residenza regolare permettendo l'accesso ai Servizi Sociali e Sanitari della città.
Il nostro intervento in Via Barzaghi ha interessato soprattutto il gruppo Kosovaro e in un secondo momento anche quello Macedone:
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Intervento circa la regolarizzazione delle posizioni di soggiorno
I Rom Kosovari e Macedoni sono stati accompagnati nel processo di regolarizzazione dei documenti.
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Intervento rivolto ai bambini
Nel corso dell'estate del 2000 l'Area Rom ha organizzato un'attività di animazione per offrire ai bambini presenti in questi insediamenti uno spazio organizzato di gioco, tenendo conto della situazione estremamente degradata nella quale si trovavano a vivere per molte ore al giorno e mancando, nella zona, realtà aggregative che potessero offrire proposte in grado di coinvolgerli.
Poiché la maggioranza dei bambini, che all'interno del campo rappresentavano circa il 50% della popolazione, non frequentava la scuola, la Caritas Ambrosiana ha ideato un progetto didattico che, iniziato nel mese di aprile, ha offerto loro un primo approccio alla lettura e alla scrittura, nella prospettiva di un inserimento nel successivo anno scolastico
Progetto di accompagnamento all'inserimento scolastico dei bambini del campo nomadi di Via Barzaghi
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Intervento sanitario
All'interno del campo è stato allestito un piccolo ambulatorio medico dove gli abitanti del campo (ma anche gli altri rom presenti in Via Barzaghi), potessero ricevere un primo intervento di medicina di base e quindi essere orientati all'utilizzo dei servizi sanitari sul territorio.
L'intervento Caritas si è articolato a partire dal presupposto di dignità che deve essere riconosciuta ad ogni persona e che poi equivale da un lato all'acquisizione di diritti e dall'altro all'esercizio di doveri.
Il lavoro rispetto alle regolarizzazioni è stato il primo passo a cui si sono affiancati interventi educativi, sociali e sanitari, e contemporaneamente un accompagnamento delle comunità rom perché interagissero positivamente sul territorio accogliendo le regole della convivenza gagé (non zingara). L'isolamento che i gruppi Rom vivono, dove si mescolano scelta e costrizione, autoesclusione ed esclusione, costituisce un grosso motivo di conflitto e di difficoltà per la convivenza. Rompere l'isolamento agendo sui motivi di autoesclusione (con le comunità rom), e di esclusione (con il territorio, le istituzioni, le comunità parrocchiali) è uno dei principali obiettivi che la Caritas persegue.
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