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Percorso Giovani e Carcere 2010

“Percorso Giovani e Carcere 2010”:
Incontro con i detenuti del Carcere di Opera.


La mia partecipazione al “Percorso Giovani e Carcere 2010”, proposto da Caritas Ambrosiana insieme con il Servizio Giovani della Pastorale Giovanile e con i Cappellani delle carceri del territorio diocesano, è stata resa possibile grazie alla segnalazione in aula della mia docente di Laboratorio di Orientamento al Servizio Sociale. Forse è opportuno che mi presenti..mi chiamo Donatella, frequento il primo anno del Corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano. A partire dal secondo semestre dell’a.a. 2009-2010, ho avuto il privilegio di vivere delle esperienze di tirocinio osservativo presso strutture da me scelte, che operano in diverse aree di intervento, quali la disabilità, la tossicodipendenza, l’emarginazione, etc., ma anche di aderire ad iniziative selezionate dall’Università per noi studenti, tra cui “Percorso Giovani e Carcere 2010”. Sabato 10 aprile 2010 ho preso parte al Convegno di Formazione sui temi del carcere e della pena, che si è tenuto presso la sede di Caritas Ambrosiana, in preparazione all’incontro con i detenuti del Carcere di Opera al quale sono stata assegnata.

E’ stato un momento di scambio e confronto davvero prezioso, che mi ha permesso di riflettere profondamente su detenzione e carcere e di riconsiderarli come mai avevo fatto prima.
L’intervento della Dott.ssa Mazzucato, Ricercatrice di Diritto Penale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e volontaria di “Dike – Associazione per la mediazione dei conflitti”, è stato incisivo e determinante. Penso ancora adesso, a distanza di qualche mese, alle Sue parole e ai termini che ha utilizzato per descrivere l’ambiente carcerario: il “silenzio rumoroso e assordante” del carcere, indotto da cancelli che si aprono e si chiudono e da chiavi che girano..sono particolari che all’interno del carcere ho potuto riscontrare anch’io. Credo che solo una persona dotata di una grande sensibilità ed umanità avrebbe potuto fare una descrizione sì efficace.

Il convegno è durato circa tre ore: a seguito di una breve introduzione sul significato di giustizia riparativa in contrapposizione al concetto di giustizia retributiva, attualmente maggiormente diffusa in Italia, la Dott.ssa Mazzucato ha proposto la visione di alcune scene tratte dal film “La seconda volta” di Nanni Moretti, che mi ha permesso di tradurre in immagini e suoni concreti gli argomenti affrontati. Per inciso, non appena terminato il convegno ho sentito il desiderio di acquistare il film in dvd per poterlo vedere in modo integrale..per avere un’idea d’insieme delle tematiche trattate durante il convegno ne consiglio la visione, per me è stato utile e ha rappresentato un ulteriore motivo di riflessione!
Lunedì 19 aprile 2010 è avvenuto l’incontro con il Cappellano del Carcere di Opera, Padre Antonio Loi.
Ci siamo seduti in cerchio e ci siamo presentati. Con Padre Antonio mi sono sentita immediatamente a mio agio, ha saputo descrivere al gruppo la realtà in cui interviene ogni giorno ormai da anni in modo semplice e diretto, condividendo con noi anche episodi di vita concreti, offrendoci la possibilità di comprendere appieno le dinamiche, spesso drammatiche, che si riscontrano all’interno del carcere.

Mi ha colpito il percorso personale che l’ha condotto a prestare servizio in carcere, ma soprattutto l’autentica passione e la convinzione che lo guidano nella Sua missione.
Sabato 24 aprile 2010 ore 11.00: incontro con i detenuti. Prima di quel giorno ho cercato spesso di immaginare il tipo di struttura in cui sarei entrata, le modalità dell’incontro, le persone con cui avrei avuto modo di interagire..la realtà ha avuto su di me un impatto decisamente forte.
L’ingresso in carcere è stato comprensibilmente difficoltoso: sono numerose le procedure previste da espletare. La struttura sterile ed essenziale del Carcere di Opera rende perfettamente l’idea del carattere punitivo che si propone. Il colore grigio-bianco delle pareti dei lunghi corridoi è interrotto solo in alcuni tratti da murales realizzati da alcuni detenuti..nient’altro.

Al nostro arrivo in cappella, luogo dell’incontro, ad accoglierci Don Marcellino Brivio, che condivide con Padre Antonio l’esperienza presso il Carcere di Opera.     
Dopo qualche minuto di attesa, i detenuti sono arrivati e si sono accomodati in mezzo a noi, che nel frattempo ci eravamo disposti in cerchio. Come durante l’incontro con Padre Antonio, ci siamo presentati e con estrema naturalezza abbiamo iniziato a socializzare e a confrontarci, riuscendo quasi a dimenticare il posto in cui ci trovavamo. Paradossalmente sono stati i detenuti ad aiutarci, a farci sorridere e a farci sentire parte di un gruppo. Si sono mostrati estremamente disponibili ad interagire con noi e, senza troppo tergiversare, a comunicarci i loro pensieri e stati d’animo. Non ho avvertito la necessità di conoscere le motivazioni che li hanno condotti in carcere. Le vicende personali di alcuni di loro sono emerse nella discussione per caso, in modo spontaneo e, nel rispetto della privacy delle persone che le hanno esposte, non intendo menzionarle.

Ho potuto riscontrare in loro un grande desiderio di riscatto nei confronti della società, ma anche della famiglia; un forte sentimento di solitudine e di abbandono da parte delle persone che facevano parte della loro vita prima dell’ingresso in carcere; un disperato bisogno di impiegare il proprio tempo con attività anche lavorative, anche come base per il proprio futuro finito di scontare la pena. Il Carcere di Opera offre una capienza di 800 detenuti, ma attualmente ne ospita 1400. Gli operatori presenti sono circa 25, cambiano spesso e non sono in grado di far fronte alla mole di lavoro richiesta. Mi è dispiaciuto apprendere che alcuni di loro aspettano mesi, talvolta anche anni, prima di poter avere un primo contatto con un operatore che, con alta probabilità, la volta successiva sarà sostituito da un collega. Le opportunità lavorative attivate dal carcere coinvolgono circa 100 detenuti, circa il 7% della popolazione carceraria. E’ pur vero che non tutti desiderano intraprendere un percorso di cambiamento, ma ritengo sarebbe giusto, dato che di giustizia si è parlato, offrire la possibilità a coloro che invece intendono farlo, almeno di provare a cambiare vita.

Due ore sono trascorse velocemente, senza che neanche potessi accorgemene. Il momento dei saluti, con la consapevolezza che sarebbe stato un addio, non è stato emotivamente semplice da vivere. Forse perché avrei voluto avere più tempo a disposizione da trascorrere insieme a loro o forse più incontri strutturati nel tempo per seguire con loro un percorso di scambio e condivisione. I loro ringraziamenti, tra l’altro per non aver fatto nulla se non trascorrere qualche ora insieme, e la loro stretta di mano credo che non potrò mai dimenticarli. Una volta uscita dal carcere ho ripensato alle parole della Dott.ssa Mazzucato, cioè che dopo l’incontro con i detenuti all’interno del carcere avremmo desiderato anche noi una giustizia diversa: sono d’accordo, per me è stato così. Penso spesso ai detenuti che ho conosciuto durante l’incontro di quel giorno, alle loro parole, alle vicende personali e mi domando se il percorso intrapreso con Padre Antonio e Don Marcellino li stia aiutando.
Prego per loro e spero che un giorno, come assistente sociale, potrò essere d’aiuto e sostegno a persone che vivono situazioni problematiche di estremo disagio e difficoltà.

Ringrazio Elisabetta dello Sportello Orientamento Volontariato Caritas Ambrosiana per avermi dato l’opportunità di partecipare all’iniziativa e di scrivere un articolo per condividere l’esperienza che ho vissuto.
Ringrazio di cuore la Dott.ssa Mazzucato, Padre Antonio e Don Marcellino per aver reso il mio percorso davvero speciale..GRAZIE!  

DONATELLA ORIOLI

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