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Pari oppportunità

L'evoluzione del principio di parità tra uomini e donne nel diritto comunitario

La parità tra le donne e gli uomini è riconosciuta incontestabilmente quale principio fondamentale della democrazia e del rispetto della persona.
La Comunità europea ha riconosciuto il principio dell'uguaglianza tra uomo e donna fin dalle origini. Il Trattato CEE del 1957 sanciva il principio della parità di trattamento retributivo tra donne e uomini per uno stesso lavoro e per lavori di uguale valore (art. 119). In seguito ad una sentenza della Corte di Giustizia (causa Defrenne, 1971), è ormai chiarito che tale articolo deve essere considerato immediatamente efficace e che quindi può essere invocato dai singoli di fronte ai tribunali nazionali.

Nel corso degli anni, il concetto della parità di trattamento ha assunto un'accezione sempre più vasta. Nel campo delle pari opportunità sono state emanate direttive concernenti la parità retributiva, l'accesso paritario al lavoro, alla formazione e alle promozioni professionali, la parità di trattamento nel settore della sicurezza sociale e per i lavoratori autonomi, la tutela della maternità ed il congedo parentale (che permette sia agli uomini sia alle donne di prendere tre mesi di congedo in occasione della nascita o dell'adozione di un bambino).

A partire dal Consiglio europeo di Essen (1994), si è venuta consolidando la consapevolezza dell'esistenza di una stretta relazione tra le pari opportunità e l'occupazione. La necessità di creare nuovi posti di lavoro, infatti, non può non fare i conti con una presenza sempre maggiore di donne nel mercato del lavoro.

Il Trattato di Amsterdam ha confermato l'importanza delle pari opportunità (articolo 2), conferendo alla Comunità (articolo 3) il compito di eliminare le ineguaglianze e di promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le sue attività. Il nuovo articolo 13 consente di intraprendere un'azione appropriata contro tutte le forme di discriminazione, compresa quella fondata sul sesso e sulle tendenze sessuali. Il nuovo articolo 141 conferisce alla parità di trattamento una specifica base giuridica: il Consiglio potrà adottare misure che assicurino la parità di opportunità e di trattamento in materia di occupazione e di impiego.

La strategia europea per l'occupazione è uno dei migliori esempi di integrazione orizzontale della parità nelle politiche dell'Unione europea. L'occupazione e le pari opportunità sono due materie strettamente correlate: l'accesso all'occupazione è una delle componenti essenziali dell'emancipazione delle donne e la struttura dei posti di lavoro, le condizioni di lavoro e di retribuzione sono indicatori significativi dei progressi in materia di pari opportunità.
Gli orientamenti per l'occupazione 1999 inseriscono l'uguaglianza tra i sessi in tutti i pilastri delle linee guida per l'occupazione (occupabilità, imprenditorialità, adattabilità, pari opportunità), consacrandone uno dei quattro alla promozione delle pari opportunità. In particolare ci si prefigge di:
- ridurre il divario nei tassi di occupazione e disoccupazione tra uomini e donne
- riconciliare lavoro e vita familiare, aumentando i livelli di accesso ai servizi assistenziali
- facilitare il rientro sul mercato del lavoro
- integrare i disabili nella vita lavorativa, prestando particolare attenzione ai problemi particolari di queste persone.

L'Unione europea e la promozione della parità di opportunità nella prassi

A partire dagli anni Ottanta, sono stati adottati cinque programmi d'azione comunitaria per le pari opportunità per le donne e gli uomini.
I primi tre programmi erano finalizzati alla promozione di azioni positive a favore delle donne.
L'azione positiva comprende tutte le misure miranti ad ovviare agli effetti degli svantaggi del passato, a compensare gli effetti delle discriminazioni esistenti e a promuovere la parità nel campo dell'occupazione. Vi sono diverse forme di azione positiva:
- misure volte ad eliminare le cause del sottoimpiego e delle ridotte opportunità di carriera per entrambi i sessi, intervenendo in particolare nelle fasi in cui vengono effettuate le scelte di carriera e all'atto della formazione professionale;
- misure volte ad istituire un certo equilibrio tra le responsabilità familiari e quelle lavorative ed una più equa distribuzione delle stesse tra i due sessi;
- misure che mirano a compensare gli svantaggi del passato.
Il quarto programma d'azione comunitaria per le pari opportunità 1996-2000, più che alla promozione di azioni positive, è destinato all'integrazione della dimensione delle pari opportunità nell'elaborazione, nell'attuazione e nel monitoraggio di tutte le politiche e azioni dell'Unione europea e degli Stati membri (principio del mainstreaming).
Nella comunicazione della Commissione "Verso una strategia quadro comunitaria per la parità tra donne e uomini 2001-2005", viene definito il nuovo approccio per valorizzare le attività comunitarie in corso a favore della parità tra donne e uomini, garantirne la coerenza generale, ottimizzarne l'efficienza e renderle visibili all'interno e all'esterno della Commissione. Attraverso una strategia quadro globale è inoltre possibile garantire un miglior controllo e divulgazione dei risultati. Obiettivi della strategia sono:
- la promozione della parità nella vita economica;
- la promozione della partecipazione e della rappresentanza in condizioni di parità;
- la promozione della parità di accesso e il pieno godimento dei diritti sociali da parte di uomini e donne
- la promozione della parità nella vita civile;
- la promozione dell'evoluzione dei ruoli e il superamento degli stereotipi.

Oltre ai programmi d'azione vale la pena di sottolineare alcuni strumenti pratici: la guida alla valutazione d'impatto rispetto al sesso ed il codice di condotta per l'applicazione della parità retributiva tra uomini e donne per lavoro di pari valore.
La prima è stata approntata per i servizi della Commissione europea, ma se adattata caso per caso ai bisogni specifici, può essere di utilità per ogni ambito politico. Alla base della guida è la riflessione che decisioni politiche che appaiono neutre rispetto al sesso possono avere un impatto differenziale sulle donne e sugli uomini anche se tale effetto non era né voluto né previsto.
Il codice, invece, si propone di fornire consigli concreti ai datori di lavoro e alle parti sociali a livello di impresa, di settore o a livello intersettoriale per garantire l'applicazione del principio di parità in tutti gli elementi della retribuzione tra uomini e donne che effettuano un lavoro di valore uguale.

Diritti delle donne

L'importanza attribuita al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici ha indotto la Commissione europea a formulare alcune comunicazioni aventi ad oggetto alcuni aspetti della violazione dei diritti umani delle donne, in particolare sulla tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale e sul turismo sessuale che coinvolge anche l'infanzia.
Sono stati adottati due programmi volti a combattere la violazione dei diritti umani delle donne: STOP - Stop the Trafficking of Persons - (1996-2000) per sviluppare iniziative finalizzate a combattere la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini e l'uso nocivo delle telecomunicazioni per perpetrare tali crimini; DAPHNE, inteso a fornire un sostegno alle organizzazioni non governative e di volontariato nella lotta alla violenza contro le donne, i giovani e i bambini e in particolare contro la violenza e lo sfruttamento sessuale.

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