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Pasqua significa
passaggio, passaggio dalla morte alla vita. Noi riviviamo qui il
mistero centrale della nostra fede, che è questa discepolanza con
il Signore Gesù, il quale porta su di sé tutto il male, la violenza
del mondo, il peccato, lui che non era peccato, per portarci questa
grande vittoria sulla morte, su ciò che è male, e lo fa consegnando
anche a noi la logica del perdono, della dedizione della carità.
Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc
23,34): questa Pasqua porta con sé questa grande domanda di riconciliazione,
ci indica un percorso straordinariamente pieno di futuro, che è
il percorso del rinnovamento delle coscienze, della capacità di
vivere nel profondo gesti di pace, orientamenti di costruzione di
quei segni di giustizia, di fraternità e di condivisione.
Ecco perchè ritorna dentro la gioia della Pasqua anche il grande
tema della fraternità, della condivisone, degli stili di vita che
i discepoli devono portare in questo mondo così lacerato, così apparentemente
tragicamente sconfitto, dove i segni di morte si accavallano con
il dramma di vittime innocenti, che pagano la violenza del terrorismo,
della guerra. Il grido del Papa si pone quasi a dare voce alle tante
vittime innocenti del mondo, segnate anche dai drammi dell'ingiustizia.
Pensiamo ai tanti volti dei poveri di questo mondo, a quelli che
incontriamo anche attraverso i piccoli gesti di solidarietà, di
condivisione, di ospitalità che viviamo sul nostro territorio, partendo
dalla vita delle nostre comunità. Ed allora Pasqua porta con sé
anche una grande domanda di essere comunità alternativa, comunità
che cammina nel segno della fraternità, della condivisione: Don
Tonino Bello parla di "Chiesa del grembiule" che si mette
a vivere questo tema della dedizione della gratuità.
Per questo nelle pagine che seguono abbiamo voluto soffermarci su
questo tema. In un momento in cui tutto può diventare fenomeno sociale,
tutto può essere descritto anche dal punto di vista quasi esteriore,
noi riaffermiamo la grande capacità educativa, formativa delle coscienze,
dei gesti di carità, di ospitalità, di condivisione, di perdono
e accogliamo fortemente questo grido che nasce dall'apostolo Paolo:
Vi supplico, lasciatevi riconciliare con Dio (cfr. 2Cor 5,20).
Ecco perché allora anche tutto il nostro cammino che viviamo dopo
la Pasqua, in attesa del dono dello Spirito, deve essere un cammino
pieno di queste attenzioni, di questo spirito nuovo che noi attendiamo
e che la Pasqua già ci fa vedere come alba di un mondo nuovo. Dobbiamo
saper accogliere il richiamo forte che ci viene rivolto nella lettera
dell'Apocalisse alle chiese: Magari tu fossi freddo o caldo ma
poichè sei tiepido, non sei né freddo né caldo, sto per rifiutarti,
sto per vomitarti dalla mia bocca: è il richiamo alla chiesa
di Laodicea (cfr. Apocalisse 3,15-16).
Dobbiamo avvertire che c'è un profondo cambiamento che riguarda
i nostri modi di vivere, i nostri stili di vita, ma riguarda anche
le nostre coscienze, il modo col quale riempiamo anche di concretezza
la vita delle nostre comunità. Vivere come caritas anche questo
cammino nella comunità, con la comunità cristiana, accogliendo la
Parola e celebrando i sacramenti, credo sia molto importante: camminiamo
vigilando e accogliendo il grande dono della PASQUA, che ci pone
in attesa del dono dello Spirito.
don Virginio Colmegna
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