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Promozione Caritas parrocchiali
Tutti i responsabili parrocchiali e decanali dovrebbero ormai essere
in possesso del sussidio "Promozione Caritas parrocchiali".
Il libretto si può sempre chiedere in Caritas Ambrosiana, mentre
il testo si può trovare sul sito www.caritas.it/13. Come abbiamo
già avuto modo di sottolineare è nostra premura che esso diventi
oggetto di discussione: per favorire un confronto abbiamo ritenuto
utile preparare alcune indicazioni di approfondimento. Iniziamo
quindi con questo numero la pubblicazione di alcune schede in relazione
ai capitoli del sussidio.
Documenti Ecclesiali
I documenti ecclesiali riportati in questa parte del sussidio presentano
i compiti della Caritas e costituiscono il riferimento per comprendere
il senso di alcune espressioni che caratterizzano il linguaggio
di uso comune. In particolare si fa riferimento al Sinodo 47° della
Diocesi di Milano, agli Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano
per gli anni 90 "Evangelizzazione e testimonianza della carità",
ai documenti di Caritas Italiana "Lo riconobbero nello spezzare
il pane" e "Da questo vi riconosceranno". Iniziamo a prendere in
esame i primi due documenti.
Il Sinodo
Il Sinodo 47° della diocesi di Milano, che si è svolto nell'anno
1994/95 a conclusione di un percorso precedente di riflessione pastorale,
parla della Caritas riprendendo l'articolo 1 della Statuto della
Caritas Ambrosiana stessa; esso è simile all'articolo 1 della Caritas
italiana:
La Caritas Italiana è l'organismo pastorale costituito dalla Conferenza
Episcopale Italiana al fine di promuovere, anche in collaborazione
con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità
ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in
vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale
e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente
funzione pedagogica. (Statuto della Caritas italiana, art. 1)
Quando si dice promuovere significa che ci sono dei titolari della
carità che devono prendere l'iniziativa: si tratta, nel nostro caso,
delle comunità ecclesiali, diocesane, zonali, decanali e, soprattutto,
parrocchiali.
La Caritas Ambrosiana nei suoi compiti di promozione suscita la
consapevolezza che una comunità è titolare di un compito e mette
a disposizione gli strumenti per svolgerlo; tra questi si segnala
il servizio di coordinamento perché l'azione caritativa, in modo
molto più accentuato di quanto valga per la catechesi o per la liturgia,
ha necessità di superare i confini della parrocchia, cercando risposte
ai bisogni in forme coordinate di intervento.
Il compito di coordinamento diocesano ha una finalità pratica di
non disperdere energie e di mettere a disposizione di tutti competenze
qualificate; ha però anche il senso di favorire l'unione fraterna
nella chiesa, che, come dice lo stesso Sinodo, non è solo questione
organizzativa: mentre si opera, si cercano quelle forme di intervento
che favoriscano l'incontro tra le persone, la condivisione degli
obiettivi e dello stile, in vista della piena comunione ecclesiale.
L'unione fraterna nella chiesa è pensata come l'inizio di una solidarietà
sociale che non si ferma alla sola comunità cristiana, ma chiede
subito di estendersi a tutto il tessuto delle relazioni umane. La
fraternità nella chiesa è vissuta in modo visibile e si propone
come esemplare per tutti; è radicata nel territorio ed è aperta
alle relazioni con tutte le realtà, individuali o sociali, presenti
sul territorio stesso col desiderio dichiarato di contagiarle e
coinvolgerle.
La solidarietà è il nome della carità sociale; essa rimanda alle
dimensioni costitutive della persona umana, la quale è singolare,
ma insieme sociale, cioè è fatta per avere relazioni e vivere in
contesti comunitari.
Al punto che potremmo dire così: la povertà non è solo la sofferenza
per qualche disagio, ma è l'emarginazione dalla vita sociale a causa
di un disagio. Così scrive Papa Giovanni Paolo II nella lettera
apostolica Novo Millennio Ineunte, alla fine dell'anno giubilare
del 2000 (è il capitolo intitolato: "Scommettere sulla carità"):
È l'ora di una nuova " fantasia della carità ", che si dispieghi
non tanto e non solo nell'efficacia dei soccorsi prestati, ma nella
capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto
di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna
condivisione. Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano,
in ogni comunità cristiana, come " a casa loro ". (NMI 49-50)
Perché i poveri possano essere a casa loro nella chiesa, servono
persone capaci di istituire relazioni e di offrire ospitalità e
di rendere ospitale la comunità; persone con questi specifici carismi,
capaci di impegno stabile, che vivano il servizio alla carità ecclesiale
in una forma vocazionale. La titolarità della carità è propria della
comunità cristiana in quanto tale e va da essa rivendicata e responsabilmente
assunta, tanto nei confronti di altre istituzioni ecclesiali che
svolgono servizi caritativi, quanto rispetto alla comunità civile.
La comunità civile ha compiti che sono suoi, ma rispetto al servizio
alla persona la comunità ecclesiale ha responsabilità che sono comunque
sue e riguardano tutto il bene della persona e non solo alcuni aspetti
"settoriali".
Il dialogo avviene allora tra realtà che cercano il bene di ogni
singola persona, sapendo di essere responsabili dirette del suo
bene complessivo. Che la Caritas sia un organismo pastorale dice
allora che è a servizio della carità di cui la comunità in quanto
tale è titolare.
Ci possono essere singoli cristiani che si associano a titolo proprio
per realizzare opere caritative: essi sempre coinvolgono la comunità;
ma c'è un impegno che riguarda direttamente la comunità, che, nelle
relative scelte è direttamente coinvolta: la Caritas, come organismo
pastorale è a servizio anche di questo impegno che compete alla
comunità in quanto tale. La carità va intesa come virtù (fede, speranza
e carità) di ogni cristiano e di ogni comunità cristiana, che esprime
la sua fede e che dà forma ad ogni sua azione e ad ogni relazione
umana; ma noi parliamo anche di una carità come servizio, ministero:
si tratta delle forme concrete delle opere che esprimono la carità
e in particolare la carità verso chi è nel bisogno: il Sinodo la
chiama "cura per il povero".
Queste forme di servizio caritativo si pongono accanto, in modo
complementare, al servizio della catechesi (annuncio) e della liturgia
per costituire le dimensioni essenziali della pastorale. La pastorale
in tutte le sue dimensioni deve suscitare la carità come virtù,
tanto dei singoli che della comunità, ma deve promuovere lo stesso
servizio caritativo verso i poveri, tanto come vocazione dei singoli
che come scelta che dà un volto alla comunità (cf Sinodo 47°): si
vede la comunità da quello che fa; da quello che fa, la comunità
testimonia ciò in cui crede. La Caritas ha il compito di promuovere
la cura per il povero, cioè la carità come servizio, ma, partendo
da questo e in vista di questo, deve animare la carità come virtù
di tutta la comunità. E' così che si parla di pedagogia dei fatti.
Evangelizzazione e testimonianza della carità
Il compito di animazione della comunità e di darle un volto visibile
si sviluppa, quindi, all'interno della comunità cristiana lungo
tre dimensioni privilegiate: la catechesi, la liturgia e la carità.
Ad esse corrispondono figure di servizio e attività specifiche ad
ogni livello di organizzazione ecclesiale. E' chiaro che le tre
istanze ministeriali, catechesi, liturgia e carità, dovranno convergere
(osmosi) negli stessi obiettivi generali per educare la comunità
e per dare unità alla sua missione.
Il tema è trattato dai Vescovi italiani nel documento "Evangelizzazione
e testimonianza della carità" che costituiva la base programmatica
della pastorale degli anni '90. Negli orientamenti pastorali dell'episcopato
italiano per il primo decennio del 2000, intitolato "Comunicare
il vangelo in un modo che cambia", i Vescovi italiani, evidenziano
come sul servizio della carità ci sia forse qualche ritardo: "…
sarebbe bello riprendere anche l'invito del convegno di Palermo
a far sorgere in ogni comunità, accanto agli spazi per il culto
e la catechesi, una struttura di servizio per i poveri" (cfr.
n. 62).
Per il prossimo anno (2004) i Vescovi italiani hanno promosso un
Convegno nazionale sulla parrocchia, curato, appunto, congiuntamente
dagli uffici per la catechesi, la liturgia e la carità (Caritas).
(segue)
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