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Giovani e vecchi gioiranno insieme

L'impegno della Caritas per gli anziani
L'allungamento dell'aspettativa di vita - l'Italia è oggi uno dei paesi più longevi al mondo - è il dato più appariscente dei radicali cambiamenti che hanno coinvolto negli ultimi decenni sia i paesi economicamente avanzati che molti paesi in via di sviluppo. Più appariscente, ma non necessariamente il più importante; sono anche mutati i livelli di salute e di autonomia medi della popolazione in età più avanzata. L'anzianità è oggi, molto più di ieri, un'età che può e deve essere vissuta in modo compiuto, risorsa per sé e per l'intera comunità.
Questa dimensione fatica ad essere accolta rispetto all'enfasi attribuita alla sua dimensione problematica - la malattia, i disagi, la non autosufficienza - mentre è diffusa la rimozione di temi cruciali: il senso del limite, il significato del tempo e dei tempi della vita, la comprensione della naturalezza implicita nella morte, la conquista di una sapienza che non nega l'inevitabile ma lo accetta e lo trasfigura alla luce della raggiunta maturità umana e cristiana.
Prevalgono modelli fuorvianti: il giovanilismo esasperato, il culto dell'immagine, il divertimento fine a sé stesso, le eccessive ed irrealistiche speranze attribuite - più sull'onda di ansie e della pressione dei media - a farmaci, esami, trattamenti chirurgici o estetici.

Il compito della comunità cristiana
La comunità cristiana ha, sotto questo aspetto, una grande responsabilità.
Il documento "La dignità dell'anziano e la sua missione nella Chiesa e nel mondo" afferma: "Correggere l'attuale rappresentazione negativa della vecchiaia è un impegno culturale e educativo che deve coinvolgere tutte le generazioni. Esiste una responsabilità verso gli anziani di oggi, che vanno aiutati a cogliere il senso della loro età, apprezzandone le risorse e sconfiggendo la tentazione del rifiuto, dell'auto-isolamento, della rassegnazione a un sentimento di inutilità, della disperazione.
Esiste una responsabilità verso le generazioni future: quella di preparare un contesto umano, sociale e spirituale nel quale ogni persona possa vivere con dignità e pienezza questa tappa della vita.". Questa azione culturale e pastorale - insegnare a invecchiare e aiutare a invecchiare - è oggi indispensabile anche per rilanciare l'impegno e la responsabilità nei confronti dei più deboli. Se la vecchiaia non si esaurisce nella dimensione della malattia e della disabilità, è altrettanto certo che entrambe condizionano fortemente la vita quotidiana delle età estreme. Oltre i 65 anni sono in condizione di fragilità elevata poco meno del 10% degli anziani lombardi, ed una percentuale simile presenta limitazioni significative nelle capacità di gestione della vita quotidiana. Poco più del 5% è affetto da malattie e disabilità di livello tale da richiedere assistenza continua e cure di lunga durata. Queste proporzioni si modificano con il crescere dell'età: oltre gli 85 anni almeno la metà degli anziani mostra livelli di deterioramento cognitivo misurabili fino alla sindrome di demenza, affiancate a disabilità di grado anche avanzato. La qualità di vita di queste persone - a volte la loro stessa sopravvivenza - dipende in gran parte dalla capacità dei propri familiari e delle rispettive comunità di garantire un sostegno adeguato. L'Italia è, sotto questo aspetto, un modello esemplare.
Famiglie, amici e reti naturali di comunità hanno storicamente garantito - e garantiscono tuttora - elevati livelli di aiuto. Censis e Istat ricordano come non meno di due terzi delle famiglie di anziani con gravi problemi di autonomia garantiscono da sole - assumendosi costi umani ed economici elevati e non sempre riconosciuti - ogni esigenza del proprio congiunto.
Il restante terzo ricorre soprattutto all'azione di operatori - professionali e non - direttamente retribuiti. Gli interventi istituzionali - soprattutto i servizi di assistenza domiciliare comunali - sono mediamente poco incisivi, ma assumono una maggiore rilevanza nelle situazioni di fragilità e solitudine.

Il volontariato
Molto ridotta è, al contrario, la visibilità del volontariato. Certamente esistono esperienze di assoluta validità, ma questa non è la regola. La tradizionale efficacia dell'azione caritativa e di volontariato organizzato non è riuscita, in questi anni, ad accompagnare la crescita delle esigenze della grande anzianità. I motivi sono molti, primo fra tutti la complessità delle situazioni da affrontare, che incutono un giusto timore e vanno ben oltre i limiti propri dell'azione di volontariato.
Questa difficoltà va di pari passo con la proporzionale riduzione dell'azione di buon vicinato e del sostegno di comunità, più evidente nelle città più grandi, nei nuovi quartieri dormitorio delle metropoli o del loro circondario o nei centri storici, all'interno dei quali gli anziani sono spesso i pochi residenti residui di quartieri affollati da uffici e negozi che hanno sostituito il tradizionale tessuto di storia e relazioni. Non meno critica appare la situazione dei piccoli comuni, soprattutto delle zone montane: essi vedono affiancarsi l'emigrazione forzata dei più giovani alle naturali difficoltà di spostamento e comunicazione. Non si tratta, in ogni caso, solo di introdurre nuovi servizi. Commenta Don Luca Bressan in una sua recente relazione "…."Attenzione a non assumere immediatamente lo schema soggetto-oggetto (fornitore-fruitore, risorsa-bisogno) tipico della logica dei servizi.
Sembra necessario uscire dalla logica della costruzione di una risposta "tecnica" al bisogno singolo, in favore di una sua comprensione più sistemica; leggere il territorio e sviluppare la comprensione delle reti di relazioni che lo animano; e solo all'interno di questa lettura evidenziare poi i singoli, le loro risorse, i loro bisogni". I servizi sono indispensabili ma non possono sostituire una comunità attenta, che arricchisca di senso la sensazione di solitudine e abbandono che molti anziani o loro familiari segnalano. Scrive Fulvio Scaparro "Persone e cose non accolte e non curate diventano terra di nessuno. Nelle città il rischio di moltiplicarsi e estendersi della terra di nessuno è grande e ha responsabilità politiche e collettive. Le nostra città sono centrifughe dal punto di vista delle relazioni e del vivere … l'altro non ci riguarda … e questo avviene sempre più per le persone anziane, sole e spesso alla mercé di chiunque".

L'impegno della Caritas
E' in questa direzione che si sta muovendo l'azione formativa e di promozione della Caritas e del sistema delle cooperative collegate. E' la logica dei servizi di prossimità, che accettano la casa, la comunità, la storia e le relazioni della persona come terreno di intervento privilegiato; per valorizzare e sostenere - non sostituire - le risorse naturali della persona, della sua famiglia, della sua comunità, degli stessi servizi istituzionali, integrandole, se necessario, con interventi mirati e funzionali alla quotidianità.
E' il caso della consegna dei pasti, della spesa, dei farmaci, degli accompagnamenti, o di altre forme di sostegno logistico o di sollievo. Una risposta concreta, ma anche l'occasione per entrare in una casa, e avviare una storia di reciproca ricerca e conoscenza. La formula, il tentativo, è quello di associare in modo organico e progettato l'intervento professionale con quello di volontariato e di buon vicinato: solidità organizzativa e professionalità da un lato, tempo e prossimità dall'altro.
La stessa logica può essere valorizzata nella diffusione e sostegno ai servizi di maggior complessità: i servizi domiciliari e di portierato sociale, le comunità alloggio, i centri diurni integrati, le residenze sanitarie. Modelli aggiornati di intervento ma anche occasioni di rilancio e qualificazione dell'impegno volontaristico e di maturazione delle comunità.
Il compito è alto, come ha avuto modo di rammentare alla coscienza dei milanesi il Cardinale Dionigi Tettamanzi: "Se si smarrisce il senso di Dio, si smarrisce pure il senso dell'uomo, della sua dignità e del valore della sua vita … l'altro è apprezzato non per quello che è, ma per quello che ha, fa e rende e, in tal modo, i primi a farne le spese sono la donna, il bambino, il malato o sofferente, l'anziano. Tutto questo, a livello sociale e culturale … alimenta una vera e propria congiura contro la vita".
Nulla di meglio, allora, che richiamare anche ai più giovani il valore della vecchiaia e riproporre alle comunità parrocchiali un impegno rinnovato e coerente.

Fabrizio Giunco
Area Anziani - Caritas Ambrosiana

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