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Il concetto di cittadinanza è strettamente
collegato a quello di persona e di comunità. Nella dottrina sociale
della Chiesa la persona è un elemento centrale. Ogni essere
umano è persona e quindi soggetto di diritti e doveri che scaturiscono
dalla sua stessa natura. Ogni persona è unica, originale, ha valore
in sé, la sua dignità ha origine nella creazione: l'uomo e la donna
sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1,27).
L'uomo però è tale e si sviluppa in quanto persona solo in relazione
con altri: emerge allora anche la dimensione della socialità, che
non è certo elemento facoltativo. La persona, pur nelle sue caratteristiche,
valori, dignità uniche, non può essere descritta e non può realizzarsi
in maniera indipendente dalla relazione con gli altri. Nella dottrina
sociale della Chiesa la comunità assume un ruolo importante: si
parla di bene comune, di responsabilità sociale, di corresponsabilità,
che diventano criteri di riferimento per l'azione pubblica della
persona e per le sue relazioni nella comunità.
In questo modo il libero sviluppo della persona interagisce con
la comunità, che diviene corresponsabile dello sviluppo stesso della
persona nelle varie dimensioni e relazioni, dalle più semplici della
famiglia a quelle più complesse delle comunità locali, nazionali
ed internazionali. I beni materiali e immateriali, creati e messi
a disposizione di ogni uomo per il suo sviluppo, devono essere usati
con corresponsabilità generale e in relazione non solo al proprio
sviluppo, ma anche al bene comune, cioè allo sviluppo armonico di
tutti.
La Costituzione della Repubblica Italiana all'art. 3 individua
proprio fra i compiti della Repubblica quello di rimuovere gli ostacoli
che impediscono il pieno sviluppo della persona nelle sue differenti
accezioni. E contemporaneamente nell'art. 2 afferma che "la Repubblica
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come
singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità,
e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale".
Questo quadro è stato poi completato dall'attuale art. 118 dove,
riconoscendo il principio di sussidiarietà orizzontale, si afferma
il dovere della Repubblica di favorire l'autonoma iniziativa dei
cittadini singoli e associati finalizzata all'interesse generale.
Anche qui emerge come l'interesse generale sia fondamentale nell'individuare
le azioni dei cittadini che assumono una valenza pubblica in quanto
finalizzati ad un bene comune, ad un interesse di corresponsabilità
sociale. La cittadinanza intende sottolineare il valore di ogni
persona in una comunità, il dovere della comunità di riconoscere
i diritti della persona e promuovere le azioni per rendere questi
diritti esigibili, cioè realizzabili e realizzati, il dovere di
ogni persona a contribuire alla realizzazione della comunità in
un'ottica di responsabilità sociale. Lo sviluppo di ogni persona
è quindi visto, riconosciuto e promosso per il bene di ciascuno
e di tutti.
Il concetto di cittadinanza così inteso riguarda anche l'impegno
della Caritas. Infatti secondo quanto previsto dall'art.
1 dello Statuto, la Caritas ha il compito di promuovere "la testimonianza
della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità
minori, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo
integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare
attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica".
Testimoniare la carità quindi significa anche promuovere cittadinanza.
Tutte le azioni della comunità, non solo quelle rivolte a coloro
che si trovano in difficoltà, dovrebbero essere orientate e guidate
da questa attenzione a promuovere cittadinanza.
Da qualche decennio, infatti, si tende ad affermare che l'intervento
a favore delle persone in difficoltà, sia quello istituzionale sia
quello del non profit e del volontariato, non si esaurisce nel tamponare
ed alleviare gli effetti delle discriminazioni o delle diversità,
né si limita ad offrire pari opportunità iniziali a ciascuno, non
occupandosi delle differenze di partenza tra le persone e delle
situazioni che si vengono a creare. Un intervento solo riparatore
che non si pone il problema di capire le cause, di modificare i
sistemi e i percorsi che portano all'esclusione sociale, di promuovere
tutte le risorse della comunità e della stessa persona, tende a
perpetuare le differenze non promuovendo la persona, la sua dignità,
il suo sviluppo. Allo stesso modo un intervento che non è in grado
di cogliere le differenti condizioni di ogni persona, che non si
preoccupa di seguire ed accompagnare il percorso di inclusione sociale,
dosando gli interventi e mettendo a disposizione della persona le
opportunità necessarie, coinvolgendo e promuovendo le sue risorse,
rischia di non promuovere un raggiungimento reale dell'obiettivo
di inclusione sociale, basandosi su una metodologia falsamente ugualitaria:
misurare l'uguaglianza degli interventi e delle risorse indipendentemente
dalle differenti situazioni rischia di riproporre le disuguaglianze
anziché contrastarle. Una delle caratteristiche principali della
cittadinanza è quella di promuovere una lettura e
analisi dei cambiamenti culturali, sociali ed economici,
a partire dallo studio e approfondimento delle situazioni di esclusione
sociale, evidenziando in particolare i forti nessi strutturali tra
le domande che emergono dai cosiddetti "ultimi" e le domande della
cosiddetta "normalità". Sempre più le analisi e le ricerche sul
disagio sociale evidenziano come siano presenti e significative
le connessioni tra le situazioni di disagio e i grandi cambiamenti
strutturali del sistema sociale, economico, culturale.
Il concetto di cittadinanza chiede proprio di connettere queste
dimensioni e di coglierne le interazioni. Un'attenta analisi fa
emergere come queste non siano evidenti e significative nella genesi
del disagio e dell'esclusione sociale: l'esperienza dimostra come
le dimensioni del lavoro, dell'abitare, della formazione, delle
risorse economiche, della capacità di coinvolgere attivamente le
risorse delle persone e di creare un patto forte di corresponsabilità,
siano strumenti importanti e significativi nei percorsi individuali
di inclusione sociale. Queste stesse dimensioni sono anche quelle
che permettono di collegare e rinforzare i percorsi individuali
in interventi più complessivi e strutturali.
L'intervento sociale andrebbe effettuato in un'ottica di cittadinanza
mentre spesso assistiamo ad interventi e prestazioni singole, parcellizzate
e slegate da progetti personalizzati ed integrati. I sistemi che
accentuano la dimensione delle singole prestazioni o che assumono
il mercato come principio guida e regolatore del sistema di lotta
all'esclusione, rischiano di non produrre risposte complessive e
di cambiamento reale. In questi approcci, infatti, il principio
del bene comune, della responsabilità della comunità, sono intesi
solo in senso di regolamentazione asettica che non assume la garanzia
dei diritti e della loro esigibilità.
Il concetto di cittadinanza deve essere fortemente ancorato alla
dimensione locale, ad un territorio, ad una comunità di persone,
alla sua storia e all'interazione con altri territori e comunità.
Diviene quindi importante favorire approcci e percorsi locali rispetto
ai quali una determinata comunità possa individuare le risorse,
materiali e simboliche, per agire su se stessa, cercando di dotarsi
di strumenti per poter condividere le scelte di sviluppo sociale
ed economico.
Da ciò si coglie l'importanza del non profit e delle sue risorse,
non tanto in virtù del principio della libera concorrenza o per
il ruolo di gestore di interventi e prestazioni, ma proprio come
soggetto attraverso cui le persone si associano per partecipare
al raggiungimento del bene comune, attivando risorse ed energie
e promuovendo azioni di cittadinanza attiva. In questo modo il concetto
di cittadinanza non viene vissuto solamente come attesa e rivendicazione
di un diritto, ma come percorso di partecipazione e attivazione
di tutte le risorse disponibili e utili. Un'esperienza di non profit
quindi capace di esaltare la dimensione della comunità locale, del
territorio, delle specificità, della partecipazione, della sussidiarietà
orizzontale e della solidarietà insieme, intese come il vincolo
che aiuta le persone a sentirsi responsabili "in solido" le une
delle altre.
Questo concetto è fortemente presente nella dottrina sociale della
Chiesa, in virtù proprio della visione di persona come figlio di
Dio e fratello. In questo periodo gli enti locali stanno attuando
la legge 328/00 ("Sistema integrato degli interventi e servizi sociali"),
in particolare per quanto riguarda l'elaborazione e l'attuazione
dei Piani di Zona, che rappresentano la programmazione locale
del sistema sociale. Questa è un'opportunità significativa, in cui
tutti gli "attori" di una comunità locale possono, nello spirito
della legge 328/00, partecipare ad un processo di cittadinanza attiva.
L'Area cittadinanza attiva della Caritas Ambrosiana ha elaborato
dei supporti per queste azioni che dovrebbero coinvolgere le Caritas
decanali e parrocchiali, i Centri di ascolto e anche le altre realtà
della Chiesa locale che operano per lo sviluppo integrale della
persona. Ci auguriamo pertanto che questa opportunità non vada sprecata
e rimaniamo a disposizione per ogni informazione e chiarimento:
Segreteria cittadinanza e non profit
Tel. 02/76.037.267
E-mail: nonprofit@caritasambrosiana.it
Marco Granelli
Area cittadinanza attiva e non profit
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