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Schede di approfondimento

Promozione Caritas parrocchiali

In questa terza e ultima scheda di approfondimento, dopo che la scorsa volta abbiamo approfondito i primi due verbi (osservare e ascoltare) del metodo pastorale della comunità cristiana, prendiamo in esame l'ultimo verbo e cioè discernere.

Discernere
La carità è operosa e deve concludere in atti di carità. Il bene si può fare in molti modi, ma alla fine se ne deve scegliere uno. Il tema del discernimento ha a che fare con il fatto che si deve fare una scelta, prendere una decisione e giocarsi su quella.
Criterio di verifica sarà l'efficienza del gesto, l'utilità del servizio. Ciò che si fa deve servire; ciò che si sceglie deve essere utile e promuovere il bene della persona umana.
Da questo punto di vista si dovrà considerare che la carità ha una storia e il singolo atto di carità, se è tale, contribuirà a definire un percorso storico che sarà sempre sorprendente, perché opera dello Spirito, ma coerente, perché prolungherà la carità di Gesù in vista del quale era stato pensato il progetto originario della creazione.
La carità riguarda il singolo, ma riguarda, insieme, l'intera comunità umana, anzi riguarda l'intera creazione. La carità fa sintesi della carità del passato e apre vie nuove verso il futuro, in vista della ricapitolazione finale in Cristo del disegno originario creatore. La carità fa discernimento nella consapevolezza dell'unità della storia umana e della stessa creazione.
Attraverso la carità la persona del povero viene riconosciuta e riaccolta nel disegno universale di salvezza: la carità promuove l'unità. Questa è la visione teologica in cui si colloca il discernimento della carità. In questo senso la carità cerca il dialogo con altri progetti presenti nella chiesa e nel mondo, dove pure l'azione dello Spirito si diffonde e dove la bontà originaria non è stata del tutto svigorita dal peccato.
Il discernimento personale diventa discernimento ecclesiale e deve allargarsi il più possibile, in ascolto delle intuizioni positive che vengono da ogni singola persona umana e anche da ogni aggregazione sociale, fino a quelle custodite nelle istituzioni civili. Si parlerà, pertanto, di "opere segno"; la carità ecclesiale deve produrre tali opere che siano "segno per i poveri che Dio è amore, accoglienza e perdono; segno per i cristiani di come essere fedeli al Vangelo; segno per il mondo di che cosa sta a cuore alla Chiesa". La "pastorale d'insieme" non sarà, quindi, solo un accorgimento organizzativo, ma l'inizio della carità che unisce e riconosce il carisma di ciascuno.
Nello stesso modo la carità saprà riconoscere altre opere nate per iniziative altre e che pure hanno la capacità di essere segno di attenzione alla dignità della persona umana. Esse pure andranno benedette e sostenute. Le stesse istituzioni civili saranno promosse e valorizzate nella loro capacità di creare solidarietà, di accrescere il "bene comune" a disposizione di ogni persona che acquisirà così "diritti di cittadinanza" sempre più qualificanti.
Ecco, quindi, l'attenzione alle "politiche sociali" che si estende fino ai temi di "pace, giustizia e salvaguardia del creato": su tutte queste attenzioni si deve fare discernimento e contribuire ad un discernimento comune, perché il singolo gesto della carità deve trovare il suo posto qualificante in questa prospettiva sintetica e universale.
La pace, pertanto, nella sua radice biblica e nella sua valenza civile, rappresenterà il bene sintetico da promuovere e come criterio di discernimento di ogni scelta.
Pace che non si pone come valore contingente, introdotto per le situazioni di conflitto a cui si deve rimediare; esso è progetto e sogno originario; nonostante le insidie quotidiane delle violenze e delle sopraffazioni, ha in sé la forza per riproporsi, fedele al proprio principio, sempre nuovo e insuperabile. Le opere della carità rispondono, quindi, a criteri di utilità e devono potersi descrivere come un servizio, ma prendono forma nella contemplazione del progetto creativo originario e si sviluppano secondo quella gratuità e nella fantasia dello Spirito creatore.

ALTRE NOTE PER APPROFONDIRE
Il sussidio indica alcune espressioni che sintetizzano lo stile di azione e le finalità dell'intervento della Caritas. Le riproponiamo con altri spunti di approfondimento, citando passaggi significativi del documento della Caritas Italiana sulla Caritas parrocchiale "Da questo vi riconosceranno".

Prevalente funzione pedagogica:
"Presi da mille esigenze si può essere tentati di dimenticare che il compito primario è quello di educare. Un'educazione appassionata, basata sulla comunicazione attenta ai destinatari, che punta ad una formazione attiva e pensa ai contenuti in forte interazione con il metodo della pedagogia dei fatti. Educare è pensare il cammino di crescita della comunità cristiana all'interno di un articolato processo che tenga conto della complessità delle persone, del loro vivere sociale, delle non sempre facili proposte comunitarie. Di qui la necessità di: · uno stile progettuale che aiuta a superare sia la logica dell'emergenza che quella dei programmi a tavolino, pronti per l'uso; · una progettualità che passi attraverso: l'analisi attenta delle realtà; l'intelligente coinvolgimento delle risorse personali, comunitarie e istituzionali (dalla vicina di casa all'assistente sociale, dal catechista al sindaco, dal volontario all'imprenditore…); la costruzione di reti di comunicazione e solidarietà all'interno di un chiaro orizzonte educativo; l'individuazione di luoghi di verifica personali e comunitari." (n. 36)

Pedagogia dei fatti:
"La pedagogia dei fatti è quell'attenzione educativa che si pone come obiettivo la crescita di ogni persona e dell'intera comunità cristiana attraverso esperienze concrete, significative, partecipate. Gesti concreti, impegni personali e familiari, accoglienza e ospitalità nella propria casa o in ambienti gestiti comunitariamente, messa a disposizione gratuita del proprio tempo e delle proprie capacità, presa in carico da parte della parrocchia di un servizio continuativo, legami durevoli nel tempo con una comunità del Sud del mondo, interventi di solidarietà nelle emergenze… possono essere altrettante occasioni per crescere come famiglia dei figli di Dio, per aprirsi ad una fraternità sempre più ampia." (n. 37)

Opere segno:
"Sotto la spinta dei bisogni emergenti cresce la richiesta di interventi e di servizi. I servizi-segno non sono la soluzione ai numerosi problemi di povertà ed esclusione sociale; indicano alla comunità ecclesiale e a quella civile il dovere della presa in carico dei soggetti più deboli (inclusa la responsabilità delle istituzioni); una corretta e partecipata impostazione mette un sempre maggior numero di persone a contatto e in relazione con i poveri. La funzione pedagogica della Caritas non si risolve in un'azione puramente teorica, ma nella pratica coerente e credibile del servizio. La raccomandazione che non sia la Caritas parrocchiale (o al suo livello quella diocesana) ad assumere l'onere della gestione è per evitare un assorbimento tale da limitare molte altre possibilità di azione educativa verso l'intera comunità, o l'individuazione di altre povertà emergenti che chiedono ulteriori ambiti di impegno." (n. 27)

Stile di servizio:
"La funzione pedagogica e di conseguenza l'attenzione educativa sono valido antidoto contro le tentazioni attivistiche e il cosiddetto 'delirio di onnipotenza': la Caritas deve in primo luogo porre dei segni di prossimità là dove maggiore è il bisogno e dove molti si disinteressano, in modo che lo stare dalla parte degli ultimi e degli emarginati sia condivisione effettiva prima che denuncia, e che la comunità si metta in discussione di fronte ai mali del territorio e del mondo. Coloro che si mettono a servizio della comunità attraverso la Caritas parrocchiale dovranno quindi possedere o acquisire lo stile e la mentalità degli animatori, diventare moltiplicatori di attenzione e impegni, coinvolgere sempre più la comunità e ciascuno dei suoi membri nell'accoglienza, nel servizio, nello spirito di gratuità. E' la logica dell'educare facendo e facendo fare." (n. 30)

Spiritualità:
"… la pedagogia diventa appello alla conversione e quindi spiritualità. Portare il discorso sulla spiritualità non dovrebbe avere bisogno di molte giustificazioni, se la spiritualità è la capacità di tradurre l'esperienza cristiana in stili di vita, proposte, impegni, progetti. La spiritualità di cui c'è bisogno per dare un'anima alla testimonianza della carità è capace della tenuta di fronte alle prove e agli insuccessi, accetta la fatica del servizio meno gratificante, vede un cammino di salvezza anche nelle situazioni umane più degradate, mette in crisi l'efficienza paga dei suoi risultati. A chi si impegna a servire, a chi chiede liberazione, a chi ritiene di non potercela fare, a chi sceglie il disimpegno… una spiritualità della carità e della prossimità indica gli orizzonti del Regno: che non è evasione, né salvezza a buon mercato e neppure dichiarazione di inutilità dei progetti umani e sociali, ma passione per la vita e per il bene, purificazione di ogni speranza, nostalgia di un'armonia e di un incontro che riuscirà a trovare finalmente il compimento in Dio-Amore." (n. 38)

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