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"VIVERE CON SOBRIETÀ, GIUSTIZIA E PIETÀ IN QUESTO MONDO"

"È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tito 2,11-14).

Nella ricorrenza del Natale del Signore la seconda lettura della Messa del giorno che si propone all'attenzione dei fedeli è tratta dalla lettera dell'apostolo Paolo a Tito. E' un richiamo molto forte e preciso che viene rivolto a tutti coloro che gioiscono per l'avvento del Salvatore.
Questo invito è rivolto anche a noi oggi e dobbiamo prenderlo in seria considerazione. Natale non è la festa dei bambini o una bella festa che almeno per un giorno ci fa dimenticare i problemi quotidiani. Natale è la memoria di Dio che si fa uomo, che si rende a noi visibile nel Suo figlio Gesù. Gesù si fa uomo: ci ha trovati degni del suo amore. La nascita di Gesù dice dunque la dignità della persona umana. Questo fatto che irrompe nella nostra vita non può lasciarci come prima.
Chiede di cambiare la nostra condotta. Paolo ci ricorda che la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per ogni uomo, insegna a rinnegare l'empietà per vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo. Cosa significa vivere nel mondo di oggi esercitando queste virtù? In particolare vorrei soffermarmi sulla sobrietà.
Vivere con sobrietà significa vivere con l'essenziale, usando con moderazione dei beni che ci sono offerti. La sobrietà investe quindi ogni aspetto della vita: chiede di interrogarci su come utilizziamo il nostro tempo, i nostri soldi, le nostre capacità. Essere sobri significa non esagerare, evitando sprechi ed eccessi.
Vivere con sobrietà diventa un modo concreto attraverso il quale esprimiamo la consapevolezza della nostra dignità, che la nascita di Gesù ci comunica. Per questo allora non solo è possibile ma in talune occasioni è necessario prendere le distanze dalle proposte che ci giungono e vanno contro la nostra dignità. Vivere con sobrietà rimanda alla capacità di discernimento e di autocontrollo per un utilizzo sapiente e buono dei beni del mondo. La moderazione nell'uso del cibo, dell'acqua o di tutte le risorse di cui disponiamo ha il suo fondamento nel riconoscere che tutto quanto abbiamo non è dovuto a nostri meriti particolari, ma ci è stato donato.
E' un dono prezioso che non va sprecato ma deve essere custodito, anche per altri. Esercitare la virtù della sobrietà significa poi ricordare concretamente che ci sono altri, vicino o lontano, che camminano con noi. Significa imparare a condividere affinché diminuiscano sempre più le disparità. Sobrietà è anche una forma di nonviolenza: è fare spazio all'altro controllando la propria voracità che vorrebbe tutto.
A questo proposito vale forse la pena di chiarire che anzitutto la pace non va intesa come quiete, ritraducibile col detto "vivi e lascia vivere" e che un conflitto non può essere immediatamente identificato con la violenza. Molto spesso si ritiene che esprimere un conflitto, un disagio, equivalga ad essere violenti, così come si pensa che aggressività e violenza siano la stessa cosa. Non è esattamente così.
Tutto dipende da come viene affrontato il conflitto e da come viene utilizzata la propria aggressività, se in modo distruttivo o costruttivo. Vivere con sobrietà può diventare un modo positivo di esprimere e vivere un disagio: è un modo nonviolento di vivere un conflitto e di manifestarlo, suscitando in qualche modo interesse e anche domande circa il proprio modo di vivere.
Esprimere in questo modo un disagio diventa una modalità positiva in quanto apre alla possibilità di cambiare. In quest'ottica possiamo ricordare quanto ci richiamava Alberto Guariso nel suo intervento "Tensioni emergenti e azioni di pace nel quotidiano" al Convegno diocesano delle Caritas decanali dello scorso mese di settembre "Carità quotidiana - Percorsi antichi e nuovi di prossimità".
Egli, infatti, facendo memoria dei gruppi di azione nonviolenta sottolineava l'importanza dell'apertura al riconoscimento delle ragioni dell'altro, idea questa fondamentale per poter instaurare un dialogo. Essere sobri significa anche non pretendere di avere sempre ragione ma accettare di mettersi in discussione in un atteggiamento positivo di ascolto dell'altro e delle sue ragioni. In un'ottica di sobrietà si inserisce anche quanto nel medesimo intervento veniva successivamente ricordato e cioè l'importanza di scelte di servizio e di tempo offerto gratuitamente per altri.
Non ci fermiamo ora sulle altre virtù richiamate da Paolo nel testo ma è abbastanza evidente come la giustizia e la pietà siano strettamente connesse con quanto sin qui detto. Solo una semplice sottolineatura: vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo chiede la pazienza di agire secondo legalità, nel rispetto delle regole che la comunità civile, a cui apparteniamo, si dà. Si può correre il rischio, infatti, di dimenticare il proprio dovere di concorrere in modo solidale al bene comune, riservandosi il diritto di pensare che ad altri spetta il compito di farsene carico. L'invito che l'apostolo Paolo ha rivolto anche a noi nel giorno del Santo Natale non può rimanere solo un auspicio: deve invece tramutarsi in azioni concrete capaci di testimoniare nel quotidiano il mistero celebrato nella fede. Questo può essere un modo per entrare nello spirito autentico del Natale.

Rosaria Arioldi

Per approfondire: Diocesi di Milano, Vivimondo. Guida ai cammini di solidarietà e ai nuovi stili di vita, Ed. In Dialogo

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