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E' con questi sentimenti che mi accingo
ad intraprendere il mio servizio presso la Caritas Ambrosiana.
Attraverso queste poche righe desidero salutare quanti hanno a cuore
la Caritas ambrosiana, dai collaboratori ai sostenitori, dai volontari
agli operatori della carità che operano nelle parrocchie della Diocesi.
E' anzitutto con un profondo sentimento di onore che inizio questo
tratto del mio cammino. Sono grato all'Arcivescovo che ha pensato
a me per questa missione, consapevole di inserirmi in una trama
di persone e di strutture che in questi anni sono state capaci di
conquistare la stima e la fiducia anche al di fuori della comunità
cristiana. Mi pare di intuire che la Caritas non sia solo lo strumento
che la Chiesa si è data per tenere viva la cura preferenziale per
i poveri. Essa rappresenta anche il livello massimo di sbilanciamento,
di esposizione nel rapporto con la società civile. Se un'impressione
ho avuto nelle mie fugaci visite agli uffici della Caritas nel mese
di dicembre è stata proprio quella di una alta professionalità dei
collaboratori e degli operatori responsabili dei diversi progetti
di intervento. Su questa professionalità e su questa capacità di
interagire con il mondo esterno alla Chiesa fondo buona parte della
mia serenità nell'affrontare questo nuovo lavoro.
Ma non posso negare che muovo i miei primi passi in Caritas anche
con una buona dose di trepidazione. La complessità del "sistema
caritas", la serietà e l'urgenza dei problemi, la vastità dei campi
di intervento,… penso che farebbero tremare le vene ai polsi a chiunque.
Inoltre, lasciatemi rivolgere un pensiero a don Virginio Colmegna
che ha guidato la Caritas ambrosiana per quasi dodici anni con straordinaria
passione e competenza: mi affido alla sua amicizia e alla sua collaborazione
per poter imparare al più presto a camminare in questo territorio
a me sconosciuto. Mi piacerebbe iniziare a conoscere anzitutto i
miei più stretti collaboratori, i responsabili dei diversi uffici
e delle differenti aree di intervento. Ma mi piacerebbe conoscerli
anche come persone, capire come sono arrivati alla Caritas, quali
scelte li hanno condotti in questo mondo. Successivamente vorrei
investire del tempo a girare per i decanati, per ascoltare direttamente
la "base" delle attività caritative della nostra Diocesi e per rendermi
conto della ricchezza degli interventi che quotidianamente vengono
posti in essere.
Per chiudere queste brevi note vorrei rivolgere un duplice ringraziamento.
Allo scautismo cattolico dell'Agesci, nel quale sono cresciuto dall'età
di 10 anni fino all'ingresso in seminario e presso cui ho svolto
per nove anni il ruolo di Assistente regionale: è allo scautismo
che devo la formazione al "servizio come via alla felicità e come
strumento per lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo
trovato".
Alla amata Parrocchia di santa Maria alla Fontana, presso cui sono
stato Parroco negli ultimi quattro anni: tra i tanti volti mi rimarranno
impressi quelli delle moltissime operatrici dei gruppi caritativi
che mi hanno insegnato la serietà della cura del povero. Una serietà
fatta di fedeltà, discrezione, meticolosità. A loro andrà sempre
il mio ricordo e la mia preghiera.
Don Roberto Davanzo
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