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Servizio civile

La Caritas Ambrosiana promuove progetti di servizio civile nell'area dell'assistenza alla persona su tutto il territorio diocesano e anche all'estero, sia per gli obiettori di coscienza, sia per le ragazze volontarie e i ragazzi volontari esenti dagli obblighi di leva.
Il servizio civile in Caritas offre numerose opportunità formative, di incontro e di confronto con altri giovani in servizio, compresa la possibilità di sperimentare la vita di comunità per tutto il servizio.
Per i volontari: il piano di lavoro prevede un orario da 25 a 30 ore settimanali per 12 mesi.
E' previsto un rimborso di 430 € mensili, ai quali si aggiunge vitto e alloggio per chi sceglie di usufruirne.
PER CHIEDERE INFORMAZIONI, oppure per PRESENTARE DOMANDA, contattare l'Ufficio Pace della Caritas Ambrosiana
TEL. 02/76037.300 - FAX 02/76021676
E-.mail: pace@caritasambrosiana.it
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 (venerdì ore 16.00)
Ogni giovedì lavorativo alle ore 15.00 è previsto un momento informativo aperto a tutti.
E' comunque preferibile un colloquio personale previo appuntamento telefonico in ogni momento.

Qui di seguito riportiamo la testimonianza molto significativa di Paolo Nebuloni che al termine del suo servizio, svolto presso la Caritas Decanale Villoresi, nel Centro Operativo Caritas Parrocchiale S.Maria Assunta di Canegrate, ha raccolto la sua esperienza per il bollettino parrocchiale.
La proponiamo a tutti nella certezza che le parole che provengono dal vissuto riescono ad essere molto più incisive e pregnanti.


"L'unico orrore è non servire".
È una frase che mi è capitato di leggere recentemente, su un quotidiano; dapprima il desiderio di ultimare la lettura dell'articolo mi ha fatto trascurare quelle poche parole, ma arrivato all'ultima riga mi sono sentito "richiamare" da quel virgolettato…e ho capito! Ho capito che il pensiero breve, asciutto, di una donna nata cento anni or sono traduceva tanti gesti, molte parole, altrettanti comportamenti, che da sempre si ripetono e sui quali ci soffermiamo poco o per nulla, per analizzarli, capirli, farli sempre più nostri. Ho capito che una scrittrice, abituata a sondare l'animo umano, a scavare e scovare i penetrali della coscienza, stava parlando anche a me, anche di me, come ad ognuno. Ho capito che Marguerite Yourcenar, donna, scrittrice laicissima che ha fatto della letteratura la sua religione, ha colto nel segno con la sua affermazione che pare non ammettere repliche. Alla fine del mio servizio nella comunità di Canegrate mi trovo a valutare un'esperienza per taluni aspetti irripetibile - sicuramente in termini di durata e continuità -, per altri indimenticabile e per altri ancora arricchente e illuminante. Non voglio fare qui di seguito un elenco stucchevole di "ho fatto, ho detto, ho visto, …", ma vorrei rendervi partecipi di alcune sensazioni ed emozioni, che ho vissuto in questi dieci mesi di "servizio alla persona".
Inizialmente è stato difficile, forse anche imbarazzante, entrare in contatto con la folta schiera di stranieri e italiani che ogni settimana si rivolgono alla Caritas parrocchiale per avere una soluzione ai problemi più disparati, che vanno dalla ricerca di lavoro a quella di un alloggio, che passano per le comuni esigenze di cibo e vestiti. Da quasi tutti ho avuto netta l'impressione dell'invisibilità: ci sono, sono tanti - più di quanto immaginassi -, ma fuori, nel nostro mondo, non si vedono; sensazione tanto più strana quanto più ho potuto conoscere personalmente alcuni di essi, con i loro carichi di problemi.
È stata una piacevole sorpresa conoscere la variegata umanità che quotidianamente chiede di essere ricevuta dal Parroco: si potrebbe scrivere un trattato di sociologia partendo dall'osservazione di coloro che mi piace chiamare "la clientela di don Mario"! Dalle aspettative delle coppie di promessi sposi alla sofferenza di chi è stato colpito da un lutto, dalla devozione popolare alla gioia per un nuovo nato in famiglia, ho potuto ammirare sui volti di molte persone le espressioni di sentimenti comuni a tutti, ma che talvolta la diffusa omologazione ci nega. Sono stato spesso spiazzato dall'esuberanza dei ragazzi dell'Oratorio, così frenetici da togliere le forze solo a guardarli, tanto pressanti e insistenti da far perdere la lucidità e, talvolta, la pazienza; ma che soddisfazione incontrarli ogni giorno con il sorriso, anche se la volta precedente erano stati rimproverati "a muso duro"; che gioia sapere che l'attenzione data loro ha portato qualche piccolo frutto, quale può essere una maggiore cura del linguaggio e il rispetto di semplici, ma imprescindibili, regole! Ho sentito realmente, fisicamente, l'affetto e la simpatia dei giovani compagni di animazione delle domeniche oratoriane, in cui ho potuto respirare un'aria priva di quelle tossine tipiche di molti circoli chiusi.
Non ho potuto, infine, non provare una certa ammirazione per i vostri preti e le vostre suore, così diversi tra loro per personalità e carattere, ma proprio per tali ragioni complementari e unici, esattamente come unica è ogni persona. Per tutto ciò e molto altro ancora, che una pagina di bollettino non può bastare a contenere, ho solo una parola da rivolgere, a ciascuno: GRAZIE!
Grazie per avermi accolto come uno di voi; grazie per aver reso intensi e belli dieci mesi che, altrimenti, sarebbero stati solo il tempo dell'assolvimento di un obbligo di legge; grazie, da ultimo, per avermi fatto sentire utile. …a questo punto non una replica alla signora Yourcenar, ma una puntualizzazione, fondamentale.
La mia religione non è la letteratura, pure nobilissima e sovente capace di aiutare, ma un Uomo che ha insegnato che, per essere degni di Lui, bisogna mettersi al servizio degli altri, tenendo sempre presente il Suo esempio. È questa, ben inteso, un'aspirazione, ben lungi dall'essere realizzata costantemente; l'esperienza canegratese, tuttavia, mi ha detto molto sulla attuabilità di una fede, che altrimenti rischia di rimanere chiusa in un recinto di belle parole, ma senza seguito.
A tutti, in particolare ai più giovani, mi sento di consigliare una forma di servizio agli altri, partendo dalla propria comunità di appartenenza laddove sia possibile: si scoprirebbe così un'inesauribile fonte di ricchezza, in termini di rapporti umani e per la conoscenza di sé.
A questo punto è ancora più vero che "l'unico orrore è non servire".


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